Recensione Boardwalk Empire - Stagione 1

La prima stagione di uno fra i serial più attesi degli ultimi anni

recensione Boardwalk Empire - Stagione 1
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Dal creatore de “I Soprano” Terence Winter, sbarca anche in Italia - prodotta dalla HBO - una delle serie tv di maggior successo degli ultimi anni, interpretata da un cast di pura eccezione e prodotta da due dei nomi più importanti dell’attuale panorama cinematografico: Martin Scorsese e Mark Wahlberg.
Al sorgere del Proibizionismo, Enouch “Nucky” Thompson, boss mafioso e politico corrotto, gestisce illegalmente il traffico di liquore. Oltre a ciò, si mostra gentile e rispettoso nei confronti degli abitanti della città, fornendo loro protezione e soddisfacendo ragionevoli richieste, così da ottenere il maggior numero possibile di voti alle elezioni. Il tutto cercando di non destare sospetto negli agenti federali in attesa di un suo minimo passo falso.

"AS FAR BACK AS I CAN REMEMBER I JUST WANTED TO BE A GANGSTER..."

Se cerchiamo sul vocabolario la parola “mafioso”, tra le varie accezioni quella che risalta maggiormente all’occhio è senza dubbio la seguente: “persona che agisce con metodi tipicamente mafiosi, intimidatori”.
Negli annali della storia della televisione e del cinema in particolar modo, ci sono stati presentati numerosi, o meglio, infiniti modelli di quella che potrebbe essere la figura del mafioso perfetto.
Una chiara e significativa testimonianza giunge da importantissimi autori come Francis Ford Coppola e Martin Scorsese su tutti, che, con i loro film, hanno inciso nella memoria di noi spettatori immagini potenti e indelebili raffiguranti non solo l’accurata fisionomia del mafioso, ma anche i suoi comportamenti, le sue abitudini, il suo modo di approcciarsi alla vita e le debolezze che lo caratterizzano (e accomunano) alla restante fetta di popolazione.
Alla luce di quanto detto, allora, come ce lo immaginiamo un mafioso?
Il processo è semplice: prendiamo una persona comune, gli affibbiamo delle origini siciliane ma, attenzione! non lo facciamo parlare in italiano o solamente in dialetto. Gli forniamo un lessico misto, con parole inglesi mischiate ad altre di forte impronta tricolore, che prendono vita grazie a una fluida parlantina. Gli diamo una media altezza, certamente non superiore alla media (ricordiamo che si tratta di una persona comune, non deve per forza distinguersi dalle altre), lo vestiamo con abiti raffinati, gli piazziamo in testa un cappello, degli anelli alle dita e il gioco è fatto.
Ma abbiamo dimenticato un aspetto importante: il volto. Che faccia si materializza nelle nostre menti quando pensiamo a un mafioso?
Di certo non ha una faccia raccomandabile, solitamente riporta lineamenti marcati, una carnagione scura (che testimonia la sua provenienza dal meridione italiano), la pelle e i capelli lucidi, quasi unti, il tutto coniugato con un’espressione cupa, distante, sempre in costante allerta e attenta a ciò che succede in quel determinato contesto.
Prima di affrontare le tematiche di “Boardwalk Empire”, però, smettiamo - da qui in poi - di usare la parola "mafioso", sostituendola con “gangster” (letteralmente, “membro di una banda criminale”), un termine di impronta anglosassone ma ormai divenuto di uso comune tra tutti i popoli del mondo.
Analogamente al mafioso, il gangster si mantiene svolgendo attività losche ed è associato a clan malavitosi intenzionati a ottenere il predominio su un certo territorio e annullando ogni potere a tutte le altre gang rivali.

OUT OF STEREOTYPES

Atlantic City, 1920.
E’ da poco terminata la Prima guerra mondiale e inizia il Proibizionismo, un’epoca che ha assistito alla nascita di potenti, astuti fuorilegge e alla lunga e dura battaglia per combattere gli stessi.
Tra i vari Al Capone, Lucky Luciano e Arnold Rothstein - che trovano tutti un’originale ed efficace rappresentazione all’interno di questa serie - si distingue un altro personaggio di natura puramente fittizia. Il suo nome è Enouch Thompson, soprannominato “Nucky”, un (presunto) politicante repubblicano che, all’insaputa dei cittadini e della legge, decide di imbattersi nel traffico illegale di alcool tentando di accumulare ricchezze destinate a lui e ai suoi soci.
Tuttavia, anche se l’apparenza farebbe supporre tutt’altro, non ci troviamo di fronte al tipico gangster di cui, prima, abbiamo elencato le varie ed intrinseche caratteristiche. Anzi, potremmo addirittura spingerci oltre dicendo che, Nucky, un gangster non lo è affatto.
Certo, il suo “mestiere” va contro ogni principio etico e morale, ma è innegabile che l’aspetto del nostro protagonista richiami a qualcosa di ben più rassicurante di un criminale.
A distinguerlo dagli individui con i quali ha a che fare vi sono, infatti, anche le sue gesta di compassione verso il prossimo, mirate, più che altro, ad arruffianarsi clienti e conoscenti cosicché questi esprimano un voto a suo favore durante il periodo delle elezioni.
L’animo benevolo e galante di quest’uomo si materializzerà anche con una donna di nome Margaret Schroeder, madre di due figli e vittima delle prepotenze del marito ubriacone.
E’ chiaro, fin da subito, che “Boardwalk Empire” è una serie del tutto estranea agli stereotipi propinatici da diversi anni a questa parte dall’industria televisiva americana, non solo per via della natura “insolita” del suo protagonista, ma anche, e soprattutto, per il modo tanto inedito quanto audace con cui è realizzata.
Tra i crediti è infatti elencato il nome di Martin Scorsese come produttore esecutivo (insieme all’attore Mark Wahlberg) nonché come regista dell’episodio pilota, presentato, fra l’altro, all’ultima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma.
La sua inconfondibile impronta si sente, e non poco, grazie alla ricostruzione maniacale delle scenografie ed alla ricchezza formale che è solito adottare Scorsese nelle pellicole da lui dirette.
L’uso frequente di inquadrature e riprese virtuosistiche e di una violenza iperrealista apportano un valore aggiunto ad ogni sequenza, tanto che le immagini arrivano quasi ad abbandonare i caratteri televisivi per assumere quelli cinematografici, dando vita, spesso, ad un vero e proprio miscuglio.
Non sempre l’effetto è positivo, difatti lo spettatore arriva al punto di sentirsi “escluso” dall’intera vicenda a causa dell’eccessiva frenesia degli autori di voler mostrare anche il superfluo.

THE PROTAGONISTS

Se un progetto assume corpo e forma grazie a chi sta dietro le quinte, gran parte del merito va, però, anche a chi si trova davanti.
Parliamo, ovviamente, degli attori, che, soprattutto in prodotti come questo, svolgono il difficile compito di rendere la situazione abbastanza credibile affinché il pubblico possa riconoscersi.
Straordinario Steve Buscemi nei panni di Nucky, che tratteggia, come detto, un personaggio del tutto fuori dagli schemi ed in grado di rivoluzionare per sempre le future rappresentazioni cinematografiche o televisive del gangster.
Non è la prima volta, tuttavia, che Buscemi si cimenta nella caratterizzazione di un criminale, dal momento che, in passato, ha già avuto diverse occasioni di interpretare personaggi non necessariamente identici ma comunque similari a Nucky Thomspon. Lo possiamo evincere da film come “Le iene - Reservoir Dogs” di Quentin Tarantino, “Fargo” di Joel ed Ethan Coen e “Con Air” di Simon West, oltre alla serie tv “I Soprano”, di cui ha diretto anche tre episodi.
Un’autentica rivelazione è invece rappresentata da Michael Pitt che interpreta Jimmy Darmody, socio fidato di Nucky, ruolo che rende finalmente giustizia al suo talento, fino ad ora rilegato in una carriera cinematografica (e musicale) dai risultati altalenanti.
Degni di nota anche i non conosciutissimi (almeno da noi) Michael Shannon e Kelly Macdonald, rispettivamente nei ruoli dell’agente federale Nelson Val Alden e della moglie maltrattata Margaret Schroeder.
Shannon si è fatto notare interpretando personaggi secondari in pellicole di successo come “Revolutionary Road”, grazie alla quale ha ottenuto la sua prima nomination all’Oscar, e “My Son, my Son, what have Ye done”.
Kelly Macdonald la ricordiamo principalmente per aver preso parte al pluripremiato film dei fratelli Coen, “Non è un paese per vecchi”.

Boardwalk Empire - Stagione 1 Una delle serie tv più ambiziose - sia per quanto riguarda i temi presi in esame che i costi di produzione - degli ultimi anni, ineccepibile dal punto di vista formale e altrettanto da quello narrativo. Tuttavia, l’impressione finale non è quella di trovarsi di fronte a un vero e proprio “caso” - come sostengono il pubblico e la critica d’oltreoceano - ma soltanto a un prodotto, come detto, ben riuscito in ogni suo aspetto ma, in fondo, non così eclatante come ci si aspettava. Consigliato ad ogni genere di pubblico, in particolar modo agli amanti del genere gangster che potranno riscoprire all’interno di “Boardwalk Empire” diverse tematiche già presenti in molti cimeli appartenenti alla storia del grande e del piccolo schermo. Senza aspettarsi necessariamente un capolavoro...