Recensione Deadline Gallipoli

Sam Worthington, Hugh Dancy e Charles Dance sono tra i protagonisti di Deadline Gallipoli, miniserie tv in due puntate che celebra il 100esimo anniversario della disastrosa campagna bellica della prima guerra mondiale.

recensione Deadline Gallipoli
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La battaglia di Gallipoli è passata alla storia come una delle più disastrose campagne della prima guerra mondiale: pianificata da Francia e Regno Unito, costò la morte o il ferimento di oltre 250.000 uomini, costringendo gli alleati ad una disonorevole e ritardata evacuazione. A questa tragica, lunga e sanguinosa debacle parteciparono in veste di corrispondenti quattro uomini, molto diversi tra di loro. Briton Ellis, ben conosciuto nell'alta società britannica, il collega giornalista Keith Murdoch, l'inviato australiano Charles Bean e il fotografo Phillip Schuler vissero in prima persona, pur senza combattere, le atrocità del conflitto, cercando di far arrivare in patria la verità su quanto realmente accaduto. Le gerarchie militari però, timorose del responso dell'opinione pubblica, decisero di insabbiare la realtà sacrificando, solo per ragion di stato, le vite di migliaia di ragazzi, perlopiù volontari, destinati a cadere , sia per inferiorità numerica che per errori logistici, sotto i colpi e i bombardamenti nemici.

We were soldiers

Nel 2015 è stato celebrato il centenario della battaglia di Gallipoli, evento tra i più tragici della prima guerra mondiale, già raccontato in diversi occasioni sul grande e piccolo schermo: tra i titoli più famosi impossibile dimenticare Gli anni spezzati (1981) di Peter Weir, con protagonista un allora giovane Mel Gibson. Per celebrare la ricorrenza l'Australia, luogo di origine della stragrande maggioranza delle vittime, ha realizzato lo scorso anno ben due miniserie televisive, trasmesse a poche settimane di distanza: Gallipoli, in sette episodi, e Deadline Gallipoli, in due e qui oggetto di analisi. L'operazione, diretta dal Martin Rymer de La regina dei dannati (2002), si avvale di un grande cast che vede, nei panni dei personaggi principali, attori di prima grandezza come Hugh Dancy, Sam Worthington, Joel Jackson e Charles Dance, impegnati in un racconto corale che, nelle oltre tre ore di visione, ci mette a contatto con la crudezza di una vicenda che si rifà ai classici topoi del cinema bellico proponendo un'accurata indagine introspettiva sulla psiche e le emozioni dei soldati, vera e propria carne da macello sacrificata senza alcuna pietà dalle logiche di potere.
La scelta di offrire inizialmente tre diversi punti di vista permette uno sguardo più ampio sulle diverse ramificazioni del personale impegnato, dagli elementi in prima linea sino al prezioso e più invisibile lavoro delle infermiere, trovando col procedere della narrazione una linea di pensiero comune. I giornalisti infatti, nonostante screzi e differenze d'opinione, vengono ben presti risucchiati dalle condizioni estreme di un dramma umano che sembra lasciare indifferente chi comanda, trovandosi a lottare fianco a fianco, ma con scarsi risultati, affinché la verità venga a galla cancellando la fitta rete di menzogne e omissioni. Emerge così con una certa forza il distacco tra i salotti londinesi, nei quali i ricchi omaggiano con frasi fatte il coraggio dei loro connazionali / alleati sul campo, e la scia di morte che devasta le trincee, con una violenza cruda e istintiva che, pur non scadendo mai nel gratuito, non lesina nel mostrare le brutali ferite e uccisioni dovute a proiettili ed esplosioni.
La sceneggiatura, curata con equilibrio, riesce a gestire al meglio le due anime della vicenda, evitando tempi morti di sorta e concentrandosi sull'essenziale, ed è ben sfruttata da una messa in scena di egregia fattura, con un assai copioso numero di comparse ad agire in ambientazioni estese che danno vita a sequenze di grande impatto spettacolare, prima su tutte quella dello sbarco, versione ridotta nel minutaggio ma non nell'intensità di scene similari viste più e più volte nel filone bellico.

Deadline Gallipoli Che la guerra sia per gran parte motivo di interessi e logiche di potere non è certo una novità, e Deadline Gallipoli ci offre proprio uno sguardo politico e critico sull'omonima battaglia che, durante la prima guerra mondiale, costò la vita a decine di migliaia di uomini, perlopiù di nazionalità australiana. Due episodi, per oltre tre ore di durata complessiva, che ci trascinano nella strenua lotta di quattro coraggiosi corrispondenti di guerra pronti a tutto pur di raccontare la verità di una campagna fallimentare ma costretti a scontrarsi con minacce e intrighi dei piani alti militari, restii a far circolare in patria la cruda verità dei fatti. Sobria e al contempo spettacolare dal punto di vista prettamente di genere e attenta nell'analizzare la varie dinamiche emozionali ed interpersonali, l'operazione si può dire certamente vinta grazie anche ad una regia stilisticamente efficace e alle ottime performance di un cast di tutto rispetto.