Recensione Downton Abbey - Stagione 1

Dal Titanic alla prima guerra mondiale, il primo viaggio nella storia tra le stanze della tenuta di Downton.

Articolo a cura di
Serena Catalano Serena Catalano Figura mitologica metà umana e metà pellicola, ha sfidato e battuto record mondiali di film visti, anche se il successo non l'ha minimamente rallentata. Divora cortometraggi, mediometraggi, lungometraggi, film sperimentali, documentari, cartoni animati: è arrivata addirittura fino alla fine della proiezione di E La Chiamano Estate. Sogni nel cassetto? Una chiacchierata con Marion Cotillard ed un posto nei Tenenbaum.

Aprile 1912, Inghilterra: come ogni mattina Downton Abbey, tenuta dello Yorkshire dove vivono il Conte e la Contessa di Grantham, si sveglia ed inizia una sua particolare danza fatta di servitori che accendono i fuochi, sistemano le stanze e silenziosamente preparano il tutto prima che campanelli suonino, ad indicare che qualcuno dei padroni è sveglio. Regole precise che ci portano direttamente ad un’altra epoca non troppo distante da quella in cui viviamo eppure completamente diversificata in modi, usi e costumi - raccontati questa volta in piccoli dettagli: un giornale stirato, la colazione in un vassoio, un telegramma che arriva nelle mani del conte di Grantham che scatena il più classico dei Butterfly Effect confermato da una foto sul giornale. Non è un giorno qualsiasi di quell’aprile 1912, ma è il quindici. Solo poche ore prima, il Titanic si immergeva completamente nelle gelide acque della notte portando con sé anche Patrick Crawley, cugino del conte ed erede della tenuta, impossibile da poter tramandare alle tre figlie femmine (Mary, Edith e Sybil) e quindi momentaneamente priva di successione. Sarà l’arrivo del prossimo erede in linea, il giovane avvocato Matthew - guardacaso, della stessa età della primogenita Mary - tutt’altro che abituato all’aristocrazia che impera a Downton Abbey, a scatenare le nuove dinamiche familiari che trascineranno tutta la prima stagione.

Dall'Inghilterra all'America, raccontando una vita ormai passata

Etichettare Downton Abbey come il classico dramma storico con qualche pennellata di love story scialba e scontata significa fare un grande errore, oltre che fermarsi alla mera superficie. L’opera creata da Julian Fellowes non è diventata la serie drammatica britannica in costume di maggior successo degli ultimi trent’anni, e non è entrata nel 2011 nel Guinness dei primati come show più acclamato dalla critica solo grazie a quella superficie, ma anche e soprattutto per merito dell’incredibile qualità tecnica e all’accuratezza storica della narrazione. Guardare la prima stagione di Downton Abbey significa fare un tuffo nel passato attraverso piani sequenza magistrali, scenografie e costumi curati con minuzia e soprattutto una scrittura che, a dispetto delle apparenze, si dimostra pregna di attenzioni verso ogni minimo dettaglio e racconta prima di tutto della differenza tra classi sociali. Il mondo downstairs, ovvero quello dei servitori, ed il mondo upstairs formato dal Conte e la Contessa di Grantham (Hugh Bonneville ed Elizabeth McGovern), dalle loro tre figlie (Michelle Dockery, Laura Carmichael e Jessica Brown-Findlay) si intersecano continuamente pur rimanendo distanti, e mostrano durante i vari episodi delle somiglianze nelle regole, nei modi di fare e di pensare a volte sorprendenti. Pregiudizi verso il nuovo arrivato, difficoltà ad accettare i cambiamenti e mentalità conservatrice non sembrano essere prerogativa della classe più abbiente, così come non lo sono il dress code o una scala di potere piramidale rigida e dettagliata.

Un successo dai mille volti

E così, mentre il tempo inesorabile traghetta Downton Abbey e tutti i suoi abitanti verso agosto del 1914 ed il primo conflitto mondiale, lo spettatore si incanta di fronte alla moda di quei tempi, alle abitudini, alle spettacolari vedute degli interni e degli esterni della tenuta, trovandosi spesso a scontrarsi assieme a Matthew Crawley con i diversi caratteri delle figlie del conte - l’altezzosa e rigida Mary, la passionale e politica Sybil e la timida e silenziosa Edith, eterna seconda di fronte alla maggiore. Attraverso loro ed attraverso i servitori - il valletto Bates, la cameriera Anna continuamente gentile, la progressista Gwen con il sogno di diventare segretaria ed il malefico duo formato da Thomas e Miss O’Brien - Julian Fellowes riesce ad orchestrare un teatro di caratteri incredibilmente variegato eppure armonico, che trova le sue dinamiche spontaneamente senza tralasciare nessun aspetto di una società sull’orlo di epocali cambiamenti. Al di sopra di tutti, come un vero master of puppets, siede la contessa madre di Grantham interpretata da una meravigliosa Maggie Smith, vero fiore all’occhiello dell’intera serie e probabilmente il personaggio più amato dal pubblico, dipinto con acume ed intelligenza dall’attrice ed aiutato dalla scrittura, che le affida la maggior parte delle battute entrate ormai nella storia della serie.

Downton Abbey - Stagione 1 Affermatosi nel corso degli anni come il dramma storico in costume di maggior successo della televisione (arrivando dall’Inghilterra a conquistare perfino un ormai affezionatissimo pubblico americano), Downton Abbey si presenta come un piacevolissimo studio antropologico sulla società dei primi del novecento e la sua transizione nel mondo moderno, non mancando di appassionare lo spettatore attraverso le storie di amore ed odio dei singoli personaggi, perfettamente intrecciati tra loro senza mai eccedere - nel classico stile inglese. Il vero punto di forza del prodotto sta nella scrittura, acuta ed attenta, che non deluderà gli appassionati di genere, mentre a convincere i più scettici ci penseranno le interpretazioni dei personaggi, prima tra tutti Maggie Smith, che da sola vale indubbiamente la visione.