Fargo: Recensione della terza stagione

Noah Hawley torna a declinare su FX una nuova e assurda storia di provincia, tra personaggi sopra le righe, momenti incredibili e tanta riflessione morale

recensione Fargo: Recensione della terza stagione
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Giugno è un periodo di chiusura, durante il quale alcune delle migliori serie dell'anno concludono il loro ritorno stagionale e iniziano a lasciare spazio alle proposte estive. Better Call Saul è infatti giunta al termine di un'annata sorprendente con una terza stagione intimissima e densa di contenuti, American Gods si è imposta con un ipertrofia artistica senza pari negli ultimi anni e così è adesso anche giunto il momento di tirare le somme sulla terza e articolata stagione di Fargo, creatura antologica firmata dal geniale Noah Hawley e basata sulle tonalità dramedy-noir dell'omonimo capolavoro cinematografico dei fratelli Coen. La serie FX è un prodotto capace di mutare pelle a seconda della storia narrata, ma ci sono degli stilemi autoriali assolutamente riconoscibili, specie nella volontà di declinare in un ambiente quasi asettico come quello del Minnesota dei racconti carichi di assurdità; un susseguirsi di eventi che a ritmo cadenzato conducono a un escalation implacabile di follia. E Hawley ha un talento naturale nella scrittura di personaggi sopra le righe, che si lasciano trasportare dall'assurdità di un mondo in perpetuo declino morale per rivelare il loro vero io, convinti di essere guidati dal destino ma in realtà in completa e paradossale balia del caso.

Gemelli diversi

In questa nuova "fiaba realistica" facciamo così la conoscenza di nuovi, insoliti protagonisti nella contea di St.Cloud, Minnesota. La storia vede al centro dell'azione due fratelli gemelli, mai più diversi: Emmit e Ray Stussy, il primo Re dei Parcheggi a pagamento, con un'azienda immobiliare dall'ottimo fatturato avviata assieme al collega e amico Sy Feltz, mentre il secondo vive ai margini della società, grasso e stanco agente di custodia. Un bravissimo Ewan McGregor presta il suo volto appositamente truccato a entrambi i personaggi, riuscendo a donare a ognuno sfumature interessanti sia a livello caratteriale che fisico, oltretutto recitando in un perfetto accento americano (l'attore è inglese), ben modulato e diversificato a seconda che si tratti di Emmit o Ray. Tutto comincia da un semplice screzio: Ray è convinto ormai da anni che il fratello abbia raggiunto il successo lavorativo grazie a un inganno perpetrato ai suoi danni in giovane età, convincendolo alla morte del padre ad accettare una rossa e fiammante Corvette in cambio di una collezione di francobolli, che Emmit sapeva essere di valore. Vuole in sostanza l'ultimo pezzo della collezione in modo da poter sposare la sua nuova ragazza, Nikki Swango (Elizabeth Winstead) e sistemarsi a dovere, ma il fatto è che il socio di Emmit, Feltz (un monumentale Michael Stuhlbarg) odia Ray e soprattutto il senso di colpa del socio nei confronti del fratello, fattore che negli anni lo ha convinto a sborsare una decina di migliaia di dollari per aiutare Ray. Ma il Re dei Parcheggi adesso è stanco, così rifiuta di dare soldi al fratello innescando una serie di eventi che questa volta affondano le loro insane e forti radici nella coincidenza viziata dal malinteso. E ovviamente non sarebbe Fargo se non ci fosse un bell'omicidio in chiusura della première, se vogliamo il vero mcguffin dell'intera serie.

L'apparenza inganna

Come sottolineato, il motore della stagione è il malinteso, lo scambio di identità. Non a caso il primo episodio si apre con un racconto apparentemente slegato dal resto della storia che assumerà molto presto una sua rilevanza, soprattutto al palesarsi del villain della situazione, V.M. Varga, un omuncolo slanciato e sciatto che nasconde dietro apparenze di basso profilo un'intelligenza raffinatissima e una cultura inimmaginabile; un personaggio dalla parlata logorroica e dai ragionamenti perifrastici di un fascino incredibile, con un'appeal sul pubblico che rimane invariato per l'intero arco narrativo dei 10 episodi, grazie soprattutto a un impareggiabile David Thewlis dallo sguardo atarassico, tutto favole e amicizia quando in realtà ogni sua sillaba annuncia disastri. Varga è un formidabile stratega

che ha compreso come in un mondo capitalista sia effettivamente l'abito a fare il monaco, sfruttando però il paradigma a suo favore grazie ai vizi intrinseci dello stesso, mostrandosi perciò con lungimirante visione un semplice uomo medio e venendo per questo giudicato tale. Geniale poi il ribaltamento della bulimia, più un mezzo che una malattia, perché la gola è un vizio per ricchi, e lui non deve sembrarlo. La sua story-line si intreccerà prepotentemente con quella di tutti gli altri protagonisti, fagocitando pian piano i loro piccoli problemi da stolti provinciali in una spirale di sangue e crimini iperbolica, fino ad arrivare a un finale spiazzante ma intellettualmente onesto, pregio al quale Hawley ci ha abituati fin troppo bene.

Invisibile

Tutto nella terza stagione di Fargo è messo in scena per creare conflitto e destabilizzazione della normalità, creando un effetto di straniante disturbo specie osservando l'agente Gloria Burgle, la buona della situazione interpretata dalla talentuosa Carrie Coon (vista quest'anno anche in The Leftovers 3). Lei è un purissimo emblema di semplicità, dalla mente culturalmente candida ma con una spiccata perspicacia per l'investigazione. Il suo matrimonio è fallito a causa dell'omosessualità repressa del marito, non ha molti amici e la sua vita sembra non avere più nulla in serbo per lei; si sente invisibile e per questo così viene percepita, nonostante poi tenti di mantenere un atteggiamento rispettoso e in parte austero, venendo costantemente ignorata anche quando ha delle supposizioni corrette. È l'esatto opposto di Varga: vuole "esistere" per quello

che è ma non viene minimamente presa in considerazione, almeno in un ambiente totalmente maschilista, tanto che per una svolta importante bisognerà attendere l'arrivo di un'altra donna poliziotta, unica in grado di comprendere il malessere dell'altra e trovare una soluzione. Non a caso il confronto finale, quello sulla verità incontrovertibile, è tra Gloria e Varga. E ancora, uno degli episodi migliori della stagione è proprio quello che vede la sola Carrie Coon protagonista, "The Law of Non-Contradiction", un'intera indagine sul passato del patrigno scrittore di romanzi sci-fi dove la morale sbuca in superficie colpendo allo stomaco: è inutile voler essere d'aiuto quando poi non si può aiutare. Una lezione che la protagonista terrà bene a mente, comprendendo controvoglia il suo posto nel mondo, lo stesso dove criminali internazionali di alto profilo vengono ignorati perché trasandati, dove due fratelli che si vogliono sinceramente bene cominciano a odiarsi per un fraintendimento e nel quale "i Mongoli sono sempre alla porta".

Fargo - Stagione 3 Forte di un cast di primordine e della brillante e sofisticata scrittura di Noah Hawley, la terza stagione di Fargo ci regala un profondo e sosfisticato racconto sul malinteso e sull'apparenza, condito dall'assurdità che da sempre contraddistingue la serie FX. L'introspezione ineccepibile dei personaggi ha mostrato però il fianco a una narrazione dall'incedere lento e dalle digressioni dispersive, lasciando maturare la storia tardivamente rispetto alle precedenti annate. Un prodotto che si dimostra comunque di altissima qualità in ogni suo aspetto tecnico-artistico, con trovate mirabolanti nella regia e una fotografia eccezionale, lasciandoci con il desiderio di tornare ancora una volta in questo asettico e stupefacente universo antologico senza eguali, fatto di sangue, neve e follia.

8.5