Recensione Fargo - Stagione 2

La seconda stagione di Fargo, serie antologica targata FX, si conclude in modo convincente grazie a una qualità tecnica e artistica di ottimo livello e dei personaggi in grado di non risultare banali o stereotipati

recensione Fargo - Stagione 2
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Si è conclusa anche la seconda stagione di una serie divenuta nel tempo ormai un cult, quasi come il film al quale è ispirata. Fargo chiude i battenti del secondo ciclo di episodi, dando appuntamento probabilmente all'autunno 2017 per il terzo tempo delle vicende ambientate nelle gelide lande del Minnesota.
Protagonista di questa seconda stagione appena conclusa è l'agente Lou Solverson (Patrick Wilson), affiancato dallo sceriffo Hank Larsson (Ted Danson), nell'indagine che vuole far luce sul Massacro di Sioux Falls.
Una miccia che una volta accesa ha scatenato un'autentica faida tra la malavita locale rappresentata dalla famiglia Gerhardt e la mafia di Kansas City.
Una stagione che aveva il difficile compito di mantenere il livello superbo della prima e che non ha deluso, regalandoci un finale pienamente convincente.

La violenta quiete dopo Sioux Falls

Difficile mantenere lo stesso climax percepito con calibrata omogeneità nella prima stagione, ma Noah Hawley ce l'ha fatta: con l'evolversi della trama il fulcro narrativo si è spostato sempre più sui coniugi Ed e Peggy Blomquist, una coppia anonima di provincia gettata in un vortice di sangue, casualità e follia gratuita. Ed e Peggy si sono rivelati senza dubbio i personaggi più "coeniani" dell'intera stagione e nonostante gli avvertimenti di Lou e dello sceriffo, si sono infilati in una lunga discesa verso gli inferi sanguinolenti di una guerra di potere. Si sono trovati in mezzo e solo apparentemente hanno recitato il ruolo di vittime sacrificali.
Il personaggio di Peggy in particolare ha evidenziato caratteristiche affascinanti, ambigue e disturbanti. Una mina vagante che a tratti ha mostrato una violenza necessaria e antitetica al senso di giustizia del marito, costantemente trascinato dalla moglie in una spirale di decisioni necessarie al cambiamento della loro vita. Un cambiamento al quale Ed non è mai stato propenso. Proprio questa visione del futuro così mal calibrata nella coppia ha reso ancora più interessante il loro saldo legame. Ed e Peggy si sono rivelati due personaggi con un disincanto di fondo lacerante e grottesco, due perni fondamentali per lo sviluppo della stagione.
Una seconda stagione che rispetto alla prima ha elevato a paladino di giustizia un personaggio maschile, Lou Solverson, rispetto al primo ciclo di episodi, dove la figlia, Molly Solverson (Alison Tollman), rappresentava il personaggio caparbio, determinato e integerrimo da poter contrapporre alla malvagità delle azioni amorali provocate da Lorne Malvo (Billy Bob Thornton).
Tuttavia il finale di stagione ha riservato un'inaspettata resa dei conti: Hawley ha saputo spiazzare lo spettatore non concedendo una via d'uscita canonica o una resa dei conti impetuosa e irruente ma una conclusione ragionata e proiettata al futuro, con dei flashforwards sul futuro dei Solverson che introducono a storie a noi già raccontate.

Fargo - Stagione 2 Fargo chiude il secondo ciclo di episodi in modo soddisfacente e convincente grazie a una regia sorniona e capace di cambiare registro in modo repentino, passando da sequenze nelle quali la macchina da presa accompagna con fermezza l’azione ad altre più riflessive, nelle quali si gioca in sottrazione e le inquadrature sono al servizio dei personaggi; e un cast di attori calibrato e talentuoso con Kirsten Dunst che imprime una svolta qualitativa interessante alla sua carriera e una sceneggiatura che rende merito all’universo coeniano di Fargo, senza snaturare il cult cinematografico degli anni ’90 e concedendo ampio respiro a sviluppi narrativi che finora non si sono mai rivelati forzati. La terza stagione dovrebbe essere pronta per il 2017 e secondo indiscrezioni dovrebbe svolgersi temporalmente alcuni anni dopo le vicende del 2006.