Recensione Fleming - Essere James Bond

Max Whitecross riporta in vita un romanzato Ian Fleming, improbabile surrogato del suo 007

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Circa tre ore per raccontare l'avventurosa vita dello storico romanziere Ian Fleming. Peccato che la produzione BBC si prenda sin troppe libertà trasformando la figura del noto creatore di James Bond in una figura caricaturale alla quale è impossibile affezionarsi. Se il primo episodio di Fleming - Essere James Bond già non faceva sperare in bene, quelli successivi ne confermano l'agghiacciante superficialità con la quale è stato trattato il soggetto. Il regista Mat Whitecross, la cui carrierà è andata in un costante calando dopo l'exploit d'esordio del necessario The Road to Guantanamo, fa quel che può e viene in questo aiutato da un protagonista d'eccezione ben incarnato dalla sfacciataggine magnetica di Dominic Cooper, purtroppo ingabbiato in un ragnatela narrativa dalla quale è difficile districarsi. L'idea improbabile di trasformare in parte Fleming in un surrogato del suo 007 si rivela limitante per lo sviluppo di una sceneggiatura che gioca su troppi versanti facendo apparire l'intera operazione come un disomogeneo meltin'pot di generi.

Guerra di donne

Se nella première venivamo a conoscenza della figura del giovane Fleming, nel proseguio vediamo sviluppati alcuni dei fili cardine della storia: l'entrata nel controspionaggio, l'improbabile ménage à trois, il contrastato rapporto con la madre. Ecco così che il protagonista diventa incredibilmente uno dei personaggi principali che si troveranno ad avere un ruolo importante nelle schermaglie spionistiche della seconda guerra mondiale, trovandolo ad agire in Portogallo, in Francia e nella stessa Germania. E le soste nella natia Inghilterra non sono meno "faticose" per Ian, noto sciupafemmine eternamente indeciso tra la bionda fidanzata e le morbose attenzioni dell'affascinante Ann, sposata ad un ricco diplomatico.

The man who would be James Bond

Dramma, erotismo patinato, istinti umoristici, passaggi da film di spionaggio: troppa carne al fuoco e poco cotta per rendere la vicenda appassionante. La pecca maggiore della miniserie è quella di non emozionare, escluso qualche breve sussulto nella puntata di chiusura, facendosi dimenticare in fretta dopo la visione.
Dominic Cooper è bravo (così come il resto del cast) ma è vittima di un personaggio asettico che sembra essere sempre al posto giusto nel momento giusto, togliendo in questo modo ogni aura di verosomiglianza scorrendo inoltre su forzatissimi escamotage logistici e cronologici. Vengono così sprecate le enormi potenzialità di partenza e l'ottimo comparto tecnico che, dalla fotografia alle ambientazioni, dalle musiche alla stessa regia di Whitecross, cercano in più di un'occasione di mascherare i difetti narrativi, non potendo però nasconderne le evidenti lacune.
Lo stesso erotismo soft alla lunga finisce per stancare, con l'improbabile tendenza a un sesso violento che infastidisce e non rende onore alla figura di Fleming, del quale ne esce una caricatura abbozzata e priva del carismo necessario a trainare l'esile plot.

Fleming - Essere James Bond Nonostante un certo apprezzamento da parte del pubblico anglofono, Fleming - Essere James Bond è una miniserie pasticciata incapace di cogliere le sfumature umane dei suoi protagonisti e sin troppo varia nella commistione di generi, fattore che ne fa palesare l'assoluta mancanza di identità. E se tecnicamente la produzione si mantiene su livelli più che discreti, gli improbabili risvolti di sceneggiatura fanno acqua da tutte le parti impedendo allo spettatore di affezionarsi più di tanto al suo protagonista, interpretato comunque con buon mestiere da un bravo Dominic Cooper.

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