Recensione Fringe - Stagione 4

"Scommetto che non siete qui per un sandwich...". La quarta stagione di Fringe conferma lo show come uno dei migliori in tv

Articolo a cura di
Nunzio Gaeta Nunzio Gaeta ama scrivere e parlare in maniera trasversale di cinema, serie tv e videogames, nonché di tutto ciò che ruota intorno alla cultura giapponese. Lo potete trovare su Facebook e su Google Plus.

Fin dalla sua prima puntata apparsa nel 2008 (nel bel mezzo del fenomeno Lost), la neo creatura della Bad Robot (casa del buon J.J. Abrams) si è fin da subito distinta per il suo stile particolare ed efficace, a metà tra il sempreverde X-Files e gli stessi prodotti del suo creatore, Alias e Lost. Teorie spionistiche, misteri, casi autoconclusivi che si rifanno a basi scientifiche permeati a volte da un pizzico di horror sono i fondamenti di questo serial di successo. Successo facilitato dal trittico di personaggi che fa da sfondo alle vicende, con attori assolutamente di prim’ordine quali John Noble con il suo leggendario Dott. Walter Bishop, Joshua Jackson e Anna Torv. Grazie alla particolarità di Fringe, che mescola tra di loro innumerevoli situazioni coinvolgendo universi paralleli e offrendo svariate versioni dello stesso personaggio, gli stessi attori che fanno parte della serie riescono a dimostrare la loro bravura in più di una situazione, contribuendo a creare un legame quasi invidiabile con lo spettatore. Pur con alti e bassi, la serie continua ad appassionare e, seppur sul filo del rasoio, raggiunge il suo rinnovo di stagione in stagione.

Fringe - Files

Analizzando Fringe, lo si può senza dubbio accostare più ad X-Files o Alias che allo stesso Lost. Pur avendo una trama principale ben distinta e definita (trama che viene a galla nella sua totalità soltanto dalla seconda stagione in poi), sono principalmente le puntate autoconclusive il nucleo pulsante del serial. Tra una battuta dello stravagante Dott. Bishop e un arrivo sul campo della divisione Fringe, le puntate scorrono mantenendo uno schema predefinito, con tutti i pro e i contro del caso. Molti di questi “casi”, infatti, da sempre si sono rivelati poco più che dei riempitivi o, per usare un gergo quantomeno conosciuto anche tra i nostri lettori, dei “filler”, incapaci di dare la benchè minima svolta negli eventi e dimostrandosi in parte anche noiosi da vedere.
Se provassimo ad eliminare durante ogni stagione (in primis la prima, composta nella sua quasi totalità da episodi separati tra loro) queste puntate, mantenendo comunque le migliori e non toccando quelle che contribuiscono alla trama principale, ne rimarrebbero, di valide, sicuramente meno della metà.
Un problema che si pone quasi sempre in prodotti impostati secondo un determinato canone. Come non citare poi l’episodio inserito a forza durante la seconda stagione, episodio che si svolgeva e si rifaceva palesemente a situazioni avvenute nella prima.
Ma ecco che il genio del buon Abrams fa di tanto in tanto capolino (come suo solito, del resto), ponendoci dinnanzi a puntate dalla sceneggiatura impeccabile, che molto spesso ribaltano le carte in tavola cambiando completamente le situazioni e i punti di vista fino ad allora, o suscitando comunque, grazie all’utilizzo di flashforward ed espedienti già collaudati, un interesse rinnovato nella folta schiera di fan, desiderosi di scoprire gli eventi che porteranno a quelle determinate vicende. Espedienti che probabilmente funzionano anche con la stessa Fox, la quale rinnova a stento, di anno in anno, la produzione, nonostante gli ascolti non proprio entusiasmanti.
La cosa che fa riflettere è che, pur con qualità traballante, il serial si pone su di un livello qualitativo medio/alto e ne va sicuramente consigliata la visione a chi ama il genere.

Recidivi come il Dott. Bishop? No.. peggio.

I nostri sembra non vogliano imparare dai propri errori, ed ecco che ci ripropongono, a malincuore, una quarta stagione con un impostazione quasi del tutto simile alle precedenti. Permane il caos sulla sceneggiatura e il più delle volte si fatica anche ad avere un quadro complessivo ben chiaro della situazione, creando un disordine di fondo per lo stesso spettatore che fatica a riconoscere, ancora una volta, i buoni dai cattivi, e a focalizzarsi sugli obbiettivi della trama. Puntate che sembrano messe li per far numero, le quali risultano a volte qualitativamente sbilanciate tra loro e possono essere saltate senza alcun problema. Ma ecco che, ancora una volta, rivediamo a fine stagione un solo episodio che provvede a riaccendere in noi la fiamma e la passione verso questo serial.
Senza aggiungere altro, mai come questa volta i creatori sono riusciti a modificare sensibilmente i cardini della serie, ponendoci di nuovo dinnanzi ad un flashforward (beninteso che quelli delle precedenti stagioni non sono stati mai rispettati o l'hanno fatto solo in parte) incredibilmente accattivante. E, come da tradizione, dopo questo singolare episodio, ripiomba il tutto nelle attuali vicende dei protagonisti. “Uno sguardo al futuro”, o almeno così è stato definito dagli autori, in vista di un’ipotetica e ultima quinta stagione (ora del tutto confermata).
Eppure, visto anche il finale di questa quarta season, i dubbi su come potrà avvenire ciò che abbiamo intravisto in quei 40 minuti permangono e volendo diventano ancora più forti. Scelte assolutamente forzate e banali unite a scene da puro nonsense sono la punta dell’apice di questo finale di stagione.
Ed è, tutto sommato, un vero peccato che siano state fatte delle scelte a dir poco infelici, visto anche ciò che il serial è riuscito a creare in questi anni (un vero e proprio multiverso con le proprie leggi e i propri personaggi, entrati ormai nell’immaginario collettivo), e visto il potenziale ancora inespresso e appena sfiorato dagli autori.
Non basta una qualche sorta di deus ex machina a ribaltare e riaccendere l’interesse dello spettatore ogni qualvolta se ne senta il bisogno, ma servono prima di tutto idee chiare sullo svolgimento della storia, evitando di buttare nel calderone quante più idee possibili, magari anche sconnesse tra loro.
Detto questo, al di la delle pecche, la stagione riserva ugualmente numerose trovate geniali e affascinanti, ha i suoi bei momenti e risulta come da tradizione "fringiana", interessante e godibile. Speriamo a questo punto in una quinta e ultima manche degna di nota, che mantenga (se non tutte) almeno in parte le ottime premesse intraviste in determinati episodi, e che possa conferire allo show un degno finale.

Fringe - Stagione 4 Abrams, Orci e Kurtzman sembra non siano intenzionati ad imparare dai propri errori. Ciò che offre questa quarta stagione di Fringe va a scontrarsi con le pecche già intraviste nelle annate precedenti: trama poco chiara e a tratti caotica, puntate qualitativamente altalenanti e forti dubbi sul come riusciranno a mantenere determinate promesse. Eppure, nonostante i quesiti, ci troviamo ancora una volta di fronte ad uno degli migliori show attualmente disponibili. Vuoi per gli attori e i loro personaggi, vuoi per il background creato o per tanti altri motivi risulta difficile pensare ad una stagione televisiva senza la presenza di Fringe. Speriamo in un finale con i botti, condito da liquirizie rosse.