From Dusk Till Dawn: La recensione della stagione 3

La serie creata da Robert Rodriguez continua ad esplorare nuovi territori, con risultati intriganti e spesso sorprendenti.

recensione From Dusk Till Dawn: La recensione della stagione 3
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Due anni fa, quando andò in onda la prima stagione di From Dusk Till Dawn, era lecito nutrire qualche dubbio sul potenziale a lungo termine di una serie che, sulla carta, era solo la fotocopia di un film di culto non privo di problemi (in primis il passaggio un po' improvviso da un genere all'altro). Ma in mano a Robert Rodriguez, regista del lungometraggio e supervisore principale dell'adattamento catodico, le disavventure dei fratelli Gecko sono diventate un'esplorazione interessante e truculenta della mitologia mesoamericana, appena accennata sul grande schermo (i due sequel, usciti direttamente in home video, riciclavano pigramente situazioni e personaggi del capostipite). Già nella prima annata, che ha integrato con maggiore coerenza la componente horror nella violenta storia on the road dei due fratelli criminali, ci furono delle deviazioni di non poco conto dalla fonte, su tutte la sopravvivenza in forma vampiresca di Richie Gecko. La seconda è poi andata per la propria strada, dimostrando di voler letteralmente tagliare i ponti con il passato tramite la distruzione del Titty Twister, il locale dove si consuma lo scontro tra umani e vampiri.

Lotte intestine

Esplorando sempre di più la complessità morale di questo universo sporco e sanguinolento rendendo anche Seth Gecko un alleato dei vampiri, la terza stagione è anche quella che sposa maggiormente un'eredità del film originale - evocato anche a livello di casting con la presenza di Tom Savini, l'interprete originale di Sex Machine - spesso sottovalutata: l'elemento western. Riesumata in chiave grottesca nel primo episodio, dove il cattivo di turno se ne sta appartato nel deserto, emerge con forza soprattutto nelle due puntate conclusive, ambientate in una classica città fantasma con l'aggiunta dell'ingrediente horror ispanico. I due episodi di commiato danno anche alla giovane Madison Davenport, promossa ad antagonista dominante della stagione e presenza femminile principale mentre Eiza González (Santanico Pandemonium) si prende una pausa, l'occasione di brillare in un ambiente tipicamente maschile e mettere in mostra nuove sfumature recitative laddove i colleghi sono ormai a loro agio in ruoli archetipici che non hanno veramente bisogno di ulteriori approfondimenti.

Mondo Tarantino

E poi, sempre nella parte finale, già ricca di spunti visivi e tematici che pongono le basi per storie dal potenziale interessante (in particolare un nuovo probabile antagonista con le fattezze di Robert Knepper) una rivelazione che apre infinite porte sul piano narrativo per stagioni future: anche nella versione televisiva esiste l'ospedale che ben conosce chi ha visto il film Planet Terror, così come l'anestesista Dakota Block, figlia del defunto Earl McGraw. Possiamo quindi forse aspettarci, in futuro, un'armata di zombie da sconfiggere? O forse anche qualche altro personaggio dell'universo condiviso nato dalla fantasia di Rodriguez e Quentin Tarantino? Del resto l'inquadratura conclusiva - esclusa la scena aggiuntiva durante i titoli di coda - fa pensare un po' ai primi film di quest'ultimo...

From Dusk Till Dawn - Stagione 3 La terza stagione di From Dusk Till Dawn rimane un appuntamento fondamentale per gli amanti dell'horror vampiresco, attingendo ad elementi diversi per restare fedele allo spirito generale della serie e al contempo esplorare strade nuove in vista di sviluppi futuri. Un misto di familiare e nuovo che non lascerà indifferenti.

8

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