Game of Thrones 7x03: Recensione The Queen's Justice

In questo terzo episodio, l'incontro tra Ghiaccio e Fuoco, una vendetta tanto attesa e un'altra battaglia dai risvolti inaspettati...

recensione Game of Thrones 7x03: Recensione The Queen's Justice
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"A Clash of Kings", in italiano "Lo scontro dei re", è il secondo libro della saga che ha ispirato Game of Thrones e coincide con la seconda stagione della serie, nella quale troviamo ben cinque re: Joffrey Baratheon, ufficialmente il legittimo sovrano dei Sette Regni, Stannis Baratheon, autoproclamatosi re perché convinto che Joffrey non sia un Baratheon, ma un Lannister, Renly Baratheon, Robb Stark eletto Re del Nord dai suoi vassalli e, infine, Balon Greyjoy, che vuole l'indipendenza delle Isole di Ferro. Se nelle prime stagioni quindi erano soprattutto re e lord a giocare il Gioco del Trono, adesso la situazione è stata ribaltata: lo scontro è tra due regine, Cersei e Daenerys, e attorno a loro ci sono sì lord e altri sovrani (Jon è pur sempre Re del Nord, dopotutto), ma anche molti personaggi femminili pronti a fare la loro parte. "The Queen's Justice", terza puntata di questa settima stagione, ce lo conferma: da Daenerys a Cersei, da Sansa a Olenna, a farla da padrone in questo episodio è proprio la quota rosa dello show. Attenzione: come sempre, la recensione contiene spoiler sulla 7x03!

L'incontro tra Ghiaccio e Fuoco

Molti spettatori temevano che il tanto atteso incontro tra Jon (Kit Harington) e Daenerys (Emilia Clarke) sarebbe avvenuto soltanto alla fine dell'episodio, lasciandoci a bocca asciutta per un'altra settimana. Non è stato così: la puntata si apre proprio con l'arrivo di Jon e Davos a Roccia del Drago. Guidati da Tyrion e Missandei, i due arrivano al cospetto di Daenerys. "L'incontro tra ghiaccio e fuoco", come l'ha definito Melisandre, è incalzante e fa subito emergere le personalità di entrambi: da un lato c'è Jon, che è pacato ma tenace, certamente umile, e dall'altro Daenerys, che finalmente sbatte contro la realtà: fare Targaryen di cognome non significa che tutto le è dovuto e, se vuole davvero conquistare Westeros ed essere una brava regina, deve scendere a compromessi, pianificare alleanze sulla lunga durata e non concentrarsi unicamente sull'adesso e sul suo orgoglio. Davos e Tyrion fanno da contorno ma risultano essere personaggi più tridimensionali rispetto a Jon e soprattutto a Daenerys, che purtroppo a questo punto risulta essere il personaggio più piatto della serie.

Jaime Lannister, un personaggio che non convince

Se Dany risulta sempre un po' troppo bidimensionale, va però precisato che è un personaggio costante, che magari evolve poco ma comunque lo fa con coerenza rispetto alle esperienze fatte. Lo stesso non si può dire di Jaime Lannister (Nikolaj Coster-Waldau), personaggio che gli sceneggiatori hanno massacrato nella sua caratterizzazione dalla quarta stagione in avanti, relegandolo al ruolo di zerbino di Cersei invece di approfittare della sua menomazione per farlo evolvere e maturare (come accade invece nei libri, dove, ricordiamolo, Jaime per il momento ha abbandonato Cersei, colpevole di averlo tradito con diversi amanti). Come può il cavaliere che ha ammazzato il suo re perché minacciava di radere al suolo la città ora supportare una sovrana così votata allo spargimento di sangue e alla vendetta? La sensazione è quella che neanche gli sceneggiatori sappiano quale ruolo affidare al personaggio (anche se molti spettatori continuano a sperare che si emancipi da Cersei e finisca con l'ucciderla lui stesso).

L'amore per la famiglia secondo Cersei e Sansa

E proprio Cersei torna a mostrare il suo lato umano in questo episodio, dove finalmente la ritroviamo sì folle e crudele, ma ancora piena di amore per i suoi figli. Lena Headey è magistrale nel tratteggiare il personaggio distrutto dal lutto e insieme compiaciuto per la vendetta finalmente messa in atto, e Indira Varma è una controparte perfetta con la sua Ellaria disperata ma ancora piena di dignità anche di fronte alla morte.

E se da una parte abbiamo Daenerys e Cersei impegnate in imprese di conquista, al Nord c'è Sansa (Sophie Turner), che si mostra saggia e prudente nel prepararsi alla guerra e soprattutto al gelido inverno, ma che getta la maschera di regnante seria e austera per gettarsi commossa tra le braccia del fratello Bran, ufficialmente dato per morto.

L'uscita di scena di Olenna Tyrell

La vera regina dell'episodio però è la regina di spine, Olenna Tyrell. Dopo un interessante montaggio che mostra e non mostra la presa di Castel Granito da parte degli Immacolati, che sfruttano un passaggio segreto la cui origine è quantomai comoda, per quanto irrealistica e tutto sommato ridicola, scopriamo che il grosso delle forze Lannister si trova invece ad Alto Giardino. Prima di morire, Olenna - sempre regale, sempre dignitosa, sempre acuta e pungente - parla con Jaime. E Diana Rigg è maestosa nel portare in scena una delle confessioni più attese, che rimescola le carte: Jaime scopre che è stata lei a uccidere Joffrey, che Tyrion e Sansa sono innocenti e che Cersei ha sempre puntato sul cavallo sbagliato, diventando involontariamente artefice della morte di Oberyn e quindi della vendetta di Ellaria, ma anche dell'appoggio di Tyrion alla causa Targaryen. Una rivelazione enorme, che potrebbe portare con sé numerose conseguenze. Così ci lascia la Regina di Spine. Dopo aver punto un'ultima volta.