Recensione Game of Thrones - Stagione 6

La serie tratta dai romanzi scritti da George R.R. Martin ha dimostrato l'alto livello tecnico e artistico raggiunto superando il materiale originale

recensione Game of Thrones - Stagione 6
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La sesta stagione di Game of Thrones - Il Trono dei Spade aveva davanti a sé il difficile compito di proseguire la storia ideata da George R.R. Martin senza poter più contare sulla guida dei romanzi. Gli showrunner David Benioff e D.B. Weiss hanno però dimostrato di essere ormai in perfetta sintonia con la lotta per il potere a sfumature fantasy e di avere le idee chiare sulla direzione che dovrà prendere la narrazione prima di arrivare all'atteso epilogo.
Superando ogni possibile aspettativa, gli episodi non solo sono riusciti a rimanere coerenti con lo stile che contraddistingue ormai la serie ma anche ad attribuire maggior compattezza e fluidità alla storia, nonostante il gran numero di personaggi e location da gestire, aumentando sempre di più un livello tecnico e artistico già molto elevato.

Il punto della situazione (senza troppi spoiler)

La sesta stagione di Game of Thrones, fin dalle battute iniziali, è apparsa immediatamente più compatta e coraggiosa, senza alcun timore di dare risposte a quesiti lasciati in sospeso dallo scrittore. Senza troppe sorprese, Jon Snow (Kit Harington) è ritornato in vita grazie a una confusa e insicura Melisandre (Carice Van Houten) e il giovane ha poi potuto riabbracciare Sansa (Sophie Turner), sfuggita a Ramsay Bolton (Iwan Rheon) anche grazie all'intervento di Brienne (Gwendoline Christie). I due Stark hanno quindi dovuto raccogliere le forze per sconfiggere definitivamente lo spietato Ramsay.
Daenerys (Emilia Clarke), dopo aver ottenuto il sostegno dei Dothraki sfruttando a proprio favore la sua capacità di resistere al fuoco, è ritornata a Meereen dove Tyrion (Peter Dinklage) ha gestito, non senza qualche difficoltà, la situazione in sua assenza.
Arya (Maisie Williams) continua il suo addestramento per essere a servizio del Dio dai Mille Volti nella Casa del Bianco e del Nero ma non riesce a dire del tutto addio alla sua identità e al proprio passato, ritrovandosi a dover lottare per la propria vita.
Theon Greyjoy (Alfie Allen) ritorna alle Isole di Ferro dove la sorella Yara vorrebbe governare dopo che Re Balon è stato ucciso dal fratello Euron, giunto per conquistare il potere.
Bran Stark (Isaac Hempstead-Wright) viene istruito dal Corvo a tre occhi (Max von Sydow) e nelle sue visioni scopre come il primo Estraneo sia stato creato dai Figli della Foresta per proteggersi dagli uomini, oltre ad assistere in parte a quanto accaduto alla Torre della Gioia. Il Re della Notte individua il luogo in cui si trovano il Corvo e Bran e lancia il suo esercito all'attacco. Meera e Bran riescono a fuggire, mentre Hodor si sacrifica per salvarli.
Ad Approdo del Re, l'Alto Passero convince Tommen a convertirsi, mentre Margaery (Natalie Dormer) trova un accordo con il religioso. Jaime (Nikolaj Coster Waldau) viene inviato a riconquistare Delta delle Acque, e Cersei (Lena Headey) si prepara al processo e medita vendetta.
Samwell spera di poter mettere al sicuro Gilly dalla sua famiglia, ma l'incontro non va come sperato e i due ripartono, arrivando poi alla Cittadella.
Sandor Clegane è inoltre sopravvissuto grazie all'aiuto del gruppo dei pacifisti guidato da Fratello Ray, scoprendo però che provare a iniziare una nuova vita è più difficile di quanto previsto.
A Dorne, infine, c'è stato un cambio al potere e si stringono nuovi interessanti accordi strategici.

Passi in avanti con maggior libertà

La stagione è apparsa particolarmente compatta fin dalle prime puntate e gli showrunner, non dovendo più seguire un percorso già segnato tra le pagine, hanno potuto accelerare il ritmo diminuendo lo spazio dati ai passaggi narrativi necessari esclusivamente a gettare le basi per gli eventi successivi e concentrandosi maggiormente sull'azione. Pochi, seppur non del tutto eliminati, i momenti in cui i protagonisti rimangono in attesa di ulteriori sviluppi, studiando le mosse da compiere e quelle degli avversari. Il team di autori ha infatti reso più snella la struttura, dedicandosi il più possibile sui momenti strettamente necessari a far avanzare la storia, mettendo in secondo piano i lunghi dialoghi che hanno spesso contraddistinto gli episodi e allontanandosi dalla verbosità che contraddistingue i romanzi di Martin. La serie ha così portato rapidamente i suoi spettatori verso una situazione in cui il destino di tutti i personaggi sembra sia finalmente destinato a intrecciarsi in modo significativo. Questa scelta non ha tuttavia privato i fan di epiche battaglie mostrate con dovizia di particolari e la giusta enfasi, concedendo ai momenti più importanti della storia di avere uno spazio adeguato e necessario a suscitare le giuste reazioni emotive.
David Benioff e D.B. Weiss hanno preso la giusta decisione di utilizzare tutti gli elementi introdotti in precedenza e di iniziare a chiudere le questioni rimaste in sospeso in vista dell'ormai annunciato epilogo che dovrebbe avvenire tra meno di venti puntate. La stagione ha così permesso di scoprire segreti come l'origine del Re della Notte o il drammatico passato di Hodor, storia che ha causato la commozione di milioni di spettatori in tutto il mondo, per poi mostrare quanto accaduto alla Torre della Gioia proprio prima di salutare i propri spettatori, lasciandoli con un quadro della situazione ormai chiaro e geograficamente sempre più ristretto.
Sicuramente questa necessità di snellire la struttura ha dato dei benefici, tuttavia gli eventi ambientati a Dorne e Braavos avrebbero meritato forse più spiegazioni prima di scrivere (per ora) la parola fine a realtà come la Casa del Bianco e del Nero o non mostrare le conseguenze politiche dell'uccisione del sovrano. Fin troppo affrettate, inoltre, le uscite di scena del Corvo a tre occhi e di Fratello Ray, la cui presenza accanto al Mastino poteva far emergerne il lato più umano, soprattutto considerando come nelle prime stagioni ci fosse un ampio spazio anche per i personaggi secondari.

Una serie sempre più al femminile

Uno degli elementi più interessanti dei dieci episodi la cui messa in onda si è conclusa pochi giorni fa è senza alcun dubbio la rappresentazione delle donne, non più imbrigliate in convenzioni dagli evidenti richiami medievali e ora sempre più indipendenti e determinate. Se da Cersei ci si può attendere di tutto fin dai primi capitoli della storia narrata sul piccolo schermo, a rappresentare delle sorprese in positivo sono le presenze più giovani ormai inserite nella lotta al potere. Sansa Stark si è ormai lasciata alle spalle l'immagine di giovane innocente e fin troppa frivola che sognava una vita da principessa e ha appreso da Ditocorto quanto sia utile la diplomazia e gli accordi da sfruttare a proprio favore. Sua sorella Arya, invece, ha definitivamente detto addio alla sua parte più innocente, quella con cui abbracciava Jon Snow per salutarlo nel secondo episodio della serie, dimostrandosi pronta a uccidere senza provare apparentemente alcun rimorso e, al contrario, provando soddisfazione. Daenerys, introdotta inizialmente come una ragazza sottomessa e incapace di ribellarsi al proprio destino, possiede ormai le doti, gli appoggi e le conoscenze che le permettono di essere una sovrana temuta e rispettata, senza dimenticare ovviamente l'utilità di poter contare su tre draghi al proprio comando. E poi ancora Brienne di nuovo in azione, Margaery, che fino all'ultimo episodio ha saputo interpretare le dinamiche politiche esistenti nel regno, e Olenna Tyrell che in futuro avrà tutti i motivi per cercare una vendetta su chi ha ferito la sua famiglia.
A Dorne le donne hanno subito dimostrato di essere particolarmente indipendenti e determinate, ma anche un personaggio come Gilly ha dimostrato di poter tenere a testa a chi le manca di rispetto come accaduto con il padre di Sam, e alle Isole di Ferro Yara avrebbe potuto regnare con merito e avrà sicuramente un ruolo chiave nei futuri sviluppi.
Tra i nuovi arrivi nel mondo di Game of Thrones ha poi sicuramente lasciato il segno il debutto di Lyanna Mormont, ruolo affidato alla giovanissima Bella Ramsey, personaggio la cui incredibile determinazione permette di difendere il valore della lealtà e del rispetto e al tempo stesso di far capire quanto sia gravoso il peso che grava sulle spalle di una bambina che ha dovuto crescere fin troppo in fretta.
Nel mostrare questa evoluzione si è rivelato determinante anche il miglioramento della recitazione del cast femminile, soprattutto delle protagoniste più giovani come Sophie Turner (basta pensare al suo ultimo confronto con Ramsay) e Maisie Williams, la cui crescita professionale appare evidente.
Tra i personaggi femminili, invece, sarebbe forse stato interessante mostrare con più attenzione le conseguenze del ritorno in vita di Jon Snow su Melisandre, la cui vulnerabilità ha sorpreso nella première.

Episodi da premiare

Uno dei grandi meriti della serie è senza alcun dubbio quello di aver alzato significativamente il livello tecnico dei progetti destinati al piccolo schermo. La qualità della regia degli episodi è ormai quasi impeccabile e in occasione di puntate come The Door e Battle of the Bastards, non si può che rimanere affascinati dal lavoro compiuto dalla produzione e dal modo in cui sequenze incredibilmente elaborate riescano ad apparire realistiche tra creature ed eserciti realizzati grazie al sapiente utilizzo della tecnologia e allo studio preparatorio per ideare le inquadrature perfette.
Difficile capire come sia possibile negare un Emmy al regista Miguel Sapochnik dopo il lavoro compiuto con Battle of the Bastards e The Winds of Winter: sequenze come quelle dalla battaglia contro Ramsay o gli affascinanti minuti iniziali con cui si apre il season finale non sfigurerebbero accanto a produzioni per il grande schermo dall'elevato budget, grazie anche al contributo delle meravigliose composizioni di Ramin Djawadi.

Game of Thrones - Stagione 6 La sesta stagione di Game of Thrones non è sicuramente priva di difetti, tuttavia l'adattamento televisivo dei romanzi di George R.R. Martin ha raggiunto un livello difficile da raggiungere e, attualmente, quasi impossibile da superare. Il progetto si è migliorato anno dopo anno e la HBO non può che essere orgogliosa di un risultato che segna sicuramente uno dei capitoli più brillanti della storia del piccolo schermo. La settima stagione, a prescindere dal minor numero di episodi previsiti, si preannuncia come uno degli appuntamenti da non perdere nel 2017.