Recensione Gossip Girl - Stagione 1

La vita dei privilegiati dell'Upper East Side su ItaliaUno

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Uptown girls

Se ci soffermassimo a ragionare un poco, non faremmo fatica a notare come la maggior parte delle serie tv sia riconducibile ad una serie di stereotipi, o per dirla diversamente ad inquietanti similitudini. D’altronde le vie del teen drama non sono infine e perseverare, almeno in questo caso, non pare così diabolico. Gossip girl non si allontana dai canoni del genere cui appartiene seppur la messa in scena possa offrire qualcosa di parzialmente nuovo: l’Upper East Side di Manhattan suona come un pugno all’altezza dello stomaco se paragonato alla grande mela raffigurata da serie di succeso come Law&Order. New York consente così allo spettatore di passare disinvoltamente dai due volti della giustizia a quelli di una città che, nelle sue estreme contraddizioni (si pensi a Wall Street contrapposta ad Harlem per restare a Manhattan), suscita sempre interesse nello spettatore, ironico. Basato sulla collana di romanzi di Cecily von Ziegesar, Gossip Girl gioca la carta del colore nel vano tentativo di darsi un’anima, risultato che raggiungerà solo in maniera accidentale attraverso un impiego faraonico di abiti colorati, e della commedia, cercando di adempiere il proprio compitino sulla falsariga fiabesca di un’ipotetica neo cenerentola, la cui prospettiva è questa volta ribaltata e le parti invertite. Come dire...i giovani sono cambiati.

Il Diavolo veste (anche) Prada

Nella vita può capitare a tutti di commettere un errore, il fatto stesso di ammetterlo è un buon punto di partenza ma in certi casi fuggire sembra l’unica alternativa. Inoltre lo sparire è un’arte nell’Upper East Side, tuttavia non si può certo negare che questo sia piuttosto facile quando nelle proprie disponibilità rientrano un autista personale, un ricco conto bancario ed un aereo privato. A volte la vita si dimostra davvero crudele con questi poveri “privilegiati”.

Serena Van Der Woodsen non poteva di sicuro sottrarsi a questo infausto destino, così un anno fa si è lasciata tutto e tutti alle spalle, anche l’amica del cuore Blair, ed è partita senza dire nulla. Oggi giungono voci che sia tornata e francamente, se lo dice Gossip girl, dovremo crederci davvero. Questa misteriosa figura è una leggenda tra i giovani dell’Upper East Side, chiunque essa sia è sempre a conoscenza dei più reconditi segreti della gente del luogo, ma ciò che più conta è il fatto che sia disposta a spiattellarli in rete. Con un’accurata dimostrazione della potenza di internet tutti sapranno sempre tutto di tutti, in tempo reale. Sadico. Ma torniamo a Serena; è da poco in città ed ha già un problema: Blair, l’ex migliore amica. L’amicizia tra donne deve proprio essere dura e le due non si vogliono propriamente bene, anche se Serena è cambiata(almeno così dice) e Nate, il ragazzo di Blair, non è più un problema; voi le credereste?. Giusto perché la situazione sia sufficientemente complicata abbiamo anche Dan e Jenny Humphrey, il primo da tempo segretamente innamorato di Serena, la seconda smaniosa di entrare a far parte della cerchia di Blair, vera e propria regina (di Carrolliana memoria) del posto. Ma i fratelli Humphrey non fanno parte di questo mondo e nonostante Dan ne sia conscio, Jenny fantastica una vita che non potrà mai avere causando non poche sofferenze al padre, Rufus, ex rock star sul viale del tramonto. Il quadro parrebbe fosco ma un’opportunità, in tv, non la si nega a nessuno, così Dan fa la conoscenza di Serena e Jenny sembra entrare nelle grazie di Blair, mentre Rufus rincontra una vecchia fiamma: Lily Van Der Woodsen (si, la madre di Serena). Non occorre soffermarsi sulle implicazioni di questi intrecci, alcuni piuttosto divertenti, per capire che anche a Manhattan le cose (così come i gufi) non sono quello che sembrano.

Questione di stile

Nel guardare Gossip Girl alcuni aspetti saltano all’occhio, lo stile quasi estraniante, nonché la rapidità con cui lo spettatore viene letteralmente catapultato in universo che ha tutti i crismi del barocco, avvicinano il serial al pregevole “Ugly Betty“ o a produzioni cinematografiche quali “Il Diavolo veste Prada“, pur tuttavia non riuscendone ad eguagliare lo spirito umoristico, nel primo caso, o l’accurata descrizione di fenomeni solo in apparenza grotteschi e banali (occorre rilevare come la trasposizione cinematografica del bestseller di Lauren Weisberger attenui fortemente gli aspetti più drammatici dell’originale) nel secondo. Ne deriva una sostanziale mancanza di verve se si escludono i momenti in cui l’attenzione si sposta sui tentativi di scalata sociale da parte di Jenny, mentre l’atmosfera decadente appare oramai una costante di questo tipo di produzioni (si veda The O.C.), in una sorta di pallida allusione a quel mito senza tempo che è stata e sempre sarà “La dolce vita“. Quello che ci preme di dire è che sovente l’intento di rappresentare una società tecnocentrica (al riguardo si noti il numero di apparizioni del celebre smartfone sidekick), dinamica, alla moda, sostanzialemente una società dell’informazione, finisca con l’ottenebrare l’aspetto più propriamente narrativo.
In sostanza, molto rumore per nulla.

The Eastern (Side) Premises

Originariamente trasmesso in patria dal canale The CW Television Network, nato dalla fusione di UPN e The WB, e già autori di serie quali Smallville, Supernatural e One Tree Hill, Gossip Girl arriva in Italia come parte integrante dell’offerta Mediaset sul nuovo canale digitale terrestre Mya, indirizzato prevalentemente al pubblico femminile. A distanza di un anno la serie viene riproposta su Italia Uno alle ore 21 a partire da mercoledì 7 di gennaio. Aspetto assai rilevante ed intorno al quale verte l’intera vicenda è costituito dall’enorme diffusione delle tecnologie telematiche, l’importanza che assume l’informazione, vera o falsa che sia, nelle nostre odierne società “di rete”. La diffusione del concetto di “Social Network” così come il pressante bisogno di comunicazione (unilaterale) che presiede alla logica del blog, costituisce dunque la premessa di questo Gossip Girl, in cui la sovra-informazione si sposa al mito dell’apparenza quale criterio per l’appartenenza e il riconoscimento sociale. Non sembra difficile riconoscere nel quadro così delineato una produzione destinata ad uso e consumo di un pubblico estremamente giovane, aspetto peraltro suggerito da un altrettanto giovane (e sconosciuto) cast, se si esclude Leighton Meester gia apparsa, in ruoli minori, in serie di successo quali “24”, Veronica Mars e Dr House. Da segnalare come la paternità dell’opera spetti a Stephanie Savage e Josh Schwartz, già autore di The O.C.

Gossip Girl - Stagione 1 A questo punto più che un vero e proprio giudizio è nostro interesse fare una riflessione. Se si prende in considerazione la fascia di riferimento per il network The CW, compresa tra i 18 ed i 34, l’enfasi posta sulle nuove tecnologie specie nella forma di modaioli smartfone, il cast, le situazioni proposte e la colonna sonora (misto di musica commerciale e band indipendenti), appare evidente come l’intento dei suoi creatori, tra cui Josh Schwartz, fosse quello di rivolgersi ad un pubblico di adolescenti. La scelta da parte di Mediaset di trasmetterlo prima su Mya (come già detto pensato per un pubblico femminile) e ora Italia Uno, non fa altro che confermare quanto detto. In sostanza piacerà (molto) ai giovanissimi, gli altri (leggasi gli adulti) ne stiano sapientemente alla larga. Come si suol dire, uomo (o donna) avvisato mezzo salvato.