Grey's Anatomy: Recensione della tredicesima stagione

Si conclude anche questa tredicesima stagione di Grey's Anatomy. Ma nonostante i colpi di scena la serie continua ad arrancare

recensione Grey's Anatomy: Recensione della tredicesima stagione
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Grey's Anatomy è la creatura televisiva più simile ad un pugile, di quelli che incassano il colpo, cadono a terra lividi di sangue, sopportano e si rialzano. Senza mollare mai. Continuare a guardarla, dopo così tanto tempo, è diventato quasi un atto di fede contro una triste ma evidente realtà: tenuta in piedi da uno strano meccanismo di coinvolgimento sentimentale a cui va aggiunto il fascino per le relazioni in bilico (ancora vivo trattandosi di un medical drama dove vita, morte e sofferenza vanno a braccetto e si scambiano di posto), la serie di Shonda Rhimes è ad un punto critico della sua esistenza. Volendo tirare le somme al termine di questa lenta e faticosa tredicesima stagione, è come se Grey's Anatomy non avesse niente di nuovo da raccontare se non la ripetizione di schemi narrativi, intrecci e liaison già visti in passato; d'altronde, superato il grande traguardo del decennale, era lecito aspettarsi un cambiamento e invece.

Storyline deboli e intrecci ridondanti: Grey's Anatomy non convince più

A cambiare sono i volti, e nemmeno troppi, degli attori che vanno e vengono. I migliori fuggono inseguendo nuove esperienze (vedi Sandra Oh, Patrick Dempsey, Sarah Ramirez e l'ultima, in ordine cronologico, Jerrika Hinton), e chi rimane è destinato al purgatorio. Un purgatorio poco dantesco ricolmo di personaggi stupidi e insopportabili, eroi col camice, romantici oltre ogni limite.

Grey's Anatomy è questo, e della magia dell'inizio non c'è più nemmeno il ricordo. Il motivo della debacle - che dura da diverse stagioni - è proprio l'effettiva debolezza degli elementi che una volta erano la vera forza dello show: le storyline e i loro perfetti incastri nella vita ospedaliera. Iniziando dall'intoccabile Meredith Grey (Ellen Pompeo), protagonista collaterale che entra ed esce dalla spirale dell'euforia/tristezza e non riesce più a traghettare lo spettatore (almeno da quando le è stata sottratta la metà televisiva del Dottor Stranamore); e che dire di Alex Karev (Justin Chambers), l'altro stoico chirurgo a cui è stato affidato l'intreccio più banale e irrisolto della stagione, cioè il mancato arresto dopo aver picchiato duramente il collega De Luca. Una dozzina di episodi sospesi nel pathos e nell'attesa di scoprire che fine avrebbe fatto Alex la sua carriera schiantati nell'epilogo sciatto e dimenticabile visto durante il finale di midseason.

Lasciando da parte i noiosi percorsi dei veterani (Miranda Bailey, Richard Webber e Arizona Robbins su tutti), tutto il resto è una goffa e ridondante esplorazione di temi e rapporti personali spesso giocati sulla figura della coppia. I neo sposi Owen Hunt (Kevin McKidd) e Amelia Sheperd (Caterina Scorsone) ricadono nelle debolezze del passato, lui con il desiderio/ossessione di genitorialità e lei con la dipendenza da alcool e droga (dopo che il problema era stato ampiamente affrontato e superato nello spin-off Private Practice), e i personaggi ne risentono tanto da sparire e ricomparire verso l'epilogo complice il ritorno della sorella di Owen. Anche April Kepner (Sarah Drew) e Jackson Avery (Jesse Williams), separati ma uniti da una figlia, si comportano come adolescenti impazziti che si prendono e si lasciano, e la ragione della loro separazione appare nel tempo sempre più incomprensibile; tuttavia l'episodio finale "Ring of Fire" lascia intendere a chiare lettere che nascerà presto un interesse, o triangolo chissà, fra Jackson e Maggie Pierce, la sorellastra di Meredith. Un'altra adolescente quando si parla di gestione dei propri sentimenti. Spinta alla deriva della sua creatività (tredici anni sono davvero un traguardo incredibile), Shonda Rhimes si appella al potere delle immagini forti, agli episodi catastrofe e al trascinarsi degli eventi. Ma finché il pubblico sopporterà questo spettacolo da soap travestito da intenso dramma, c'è ancora vita per Grey's Anatomy.

Grey's Anatomy - Stagione 13 Spinta dalla solita ripetizione di schemi narrativi, intrecci e liaison già visti in passato, Grey's Anatomy appare oggi più che mai la brutta copia della serie che abbiamo amato agli inizi. Questa tredicesima stagione ne è la prova lampante

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