Recensione H+ - The Digital Series

Il progetto destinato alla rete prodotto da Bryan Singer si rivela in grado di non sfigurare nei confronti degli show tradizionali destinati al piccolo schermo, offrendo un'interessante e originale storia sci-fi

recensione H+ - The Digital Series
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Prodotta da un nome prestigioso in campo cinematografico come quello del regista Bryan Singer (realizzatore dei film della saga di X-Men e attualmente sul set di X-Men: Apocalypse), diretta da Stewart Hendler, e scritta da John Cabrera e Cosimo De Tommaso, H+ - The Digital Series è una piccola webserie dalle grandi ambizioni. La prima stagione è costituita da ben quarantotto episodi (ciascuno della breve durata di tre minuti circa) e alcuni video speciali, e si è conclusa su YouTube quasi due anni fa. E' un vero peccato che l'utenza italiana che non sia stata ancora autorizzata alla visione sul sito di streaming online per eccellenza e sia necessario faticare un po' per accedere alle puntate realizzate in collaborazione con la Warner Bros, visto che il successo internazionale di questo interessante progetto a sfumature fantascientifiche è stato tale che una seconda stagione è già in cantiere e dovrebbe approdare a breve sul canale dedicato.

Un computer per migliorare la qualità della vita

H+ è l' abbreviazione usata per la parola Transumanesimo: ovvero tutto ciò che si intende per quelle tecnologie atte a migliorare le capacità umane, come ad esempio aumentare la forza fisica, potenziare la vista e l'udito, prevenire l'invecchiamento e molto altro ancora. Ma H+ nella visione distopica di Cabrera e De Tommaso è anche il nome di un microcomputer che viene impiantato alla base del collo negli esseri umani. Grazie a questo dispositivo vengono integrate tutte le opzioni di un futuristico smartphone permettendo all'utente di navigare in internet, eseguire chiamate e accedere a svariate applicazioni grazie alla stimolazione diretta della corteccia cerebrale. Le sue funzioni sono talmente avanzate da essere divenuto uno strumento indispensabile anche in campo medico potendo monitorare costantemente lo stato di salute di chi lo usa e permettendo ai chirurghi di operare con maggior precisione.
Nel futuro narrato da questa serie tv, H+ non è quindi un semplice dispositivo che migliora la qualità della vita, ma uno strumento meccanico che è divenuto parte integrante dell'evoluzione umana tanto che chi non lo possiede rischia di rimanere tagliato fuori dalla società moderna.
Ma se qualche personaggio senza scrupoli lo usasse per causare una catastrofe di immani proporzioni immettendo un micidiale virus nella rete, cosa succederebbe? Infatti è proprio qui che la storia di questa affascinante webserie comincia, costellata da una serie di episodi che seguono le vicende di diversi personaggi sparsi nel globo prima e dopo il tragico avvenimento, ma solo verso il culmine della stagione queste storie andranno ad intrecciarsi con un filo logico ben sostenuto, come tessere di un intricato mosaico che tornano da sole al loro posto.

Ciò che fa la differenza

Nonostante H+ sia una serie prodotta per il web, non ha nulla a che invidiare con le più recenti produzioni che vanno in onda al giorno d'oggi, a cominciare dalla recitazione portata avanti da un carosello di attori professionisti, alcuni dei quali non sono estranei al mondo del cinema o delle serie tv. Tra questi troviamo Alexis Denisof (noto agli spettatori sopratutto per il suo ruolo nel cast delle serie Buffy e Angel), Caitriona Balfe (star di Outlander) e lo statunitense James Urbaniak che vanta un'esperienza decennale nella tv, cinema e teatro. Danno prova di un'eccellente recitazione anche volti semisconosciuti al mondo del piccolo schermo, come David Clayton Rogers che riveste i panni di un ambiguo programmatore o la tedesca Hannah Herzsprung che interpreta il ruolo di una hacker finlandese tormentata dai sensi di colpa, e anche il nostro paese ha dato il suo contributo e infatti tra i membri principali del cast troviamo Francesca Fanti, nella difficile parte di una madre che preferisce affidarsi alla fede piuttosto che alla tecnologia, e Francesco Martino negli scomodi panni di un sacerdote italiano che ha rinunciato ai suoi voti.
Ciò che differenzia H+ dagli altri progetti amatoriali e non, presenti sulla rete, si nasconde sicuramente in un budget che ha permesso una realizzazione professionale sotto tutti i punti di vista, non ne è solo la prova un cast di livello e una sceneggiatura davvero ben costruita, ma anche la realizzazione di set ed effetti speciali di taratura hollywoodiana, basti solo pensare che le riprese sono avvenute in cinquantasei differenti location, tra cui troviamo anche un rurale paese italiano di nome San Vito.
Tuttavia ciò che ci ha stupito di più di questa web series è la sapiente ideazione di Cabrera e De Tommaso che in episodi da tre minuti l'uno sono riusciti a narrare un intreccio di storie, vicende e personaggi portando avanti le sottotrame che tessono passo dopo passo quella principale sino al culmine della season finale senza mai calare la tensione della suspence.

H+ - The Digital Series E' davvero un peccato che H+: The digital series non sia ancora disponibile per il pubblico italiano: la recitazione, i set e l'ottima regia fanno di questa serie un prodotto che non ha nulla di che invidiare con quello televisivo d'oltreoceano. Oltretutto è interessante anche il fatto che questo progetto potrebbe aprire le porte ad un nuovo modo per le produzioni televisive di irrompere sul mercato internazionale senza più dipendere dai network televisi. A parte questo siamo in trepidante attesa per l'imminente seconda stagione, nel frattempo tenete i vostri H+ sintonizzati su EveryEye per i futuri aggiornamenti.