Recensione Hell on Wheels - Stagione 1

La serie western che strizza l'occhio a Red Dead Redemption

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Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Senza troppo clamore Hell on Wheels ha galoppato fino alla conclusione con la decima puntata ed è riuscito pure a strappare un rinnovo, atteso verso fine 2012. Il western di AMC, che spartisce il palinsesto domenicale con The Walking Dead, non ha raggiunto gli ascolti dell'apocalisse zombie, ma ha saputo proporre una visione della corsa all'Ovest poco battuta da letteratura e cinematografia di genere, in cui le scazzottate e sparatorie lasciano (perlopiù) posto alla ricostruzione storica e la celebrazione degli ideali.
Seguendo un filone molto florido negli ultimi decenni, gli sceneggiatori si sono accostati ad un mondo marcio, in cui gli aliti di libertà e progresso puzzano di cadaveri e lotte fratricide (siamo a pochi anni dalla conclusione della Guerra Civile), in una parola "crepuscolare". Aldilà delle coordinate temporali sono molte le somiglianze con l'eccellente videogioco Red Dead Redemption uscito nel 2010; Hell on Wheels ritaglia un'eroe come Cullen Bohannon dai tratti pericolosamente simili a John Marston, ci ricama sopra una storia di vendetta (altro odio? Altro sangue?), lo infarcisce di personaggi borderline e brani cantati (gran parte provenienti dalla tradizione country americana) dalle sonorità già udite nel capolavoro Rockstar.
L'immenso successo commerciale da dieci milioni di copie ha indirizzato la via e molte opere western di qui a breve vi si ispireranno: Hell on Wheels è la prima e per questo ci interessa così tanto.

Coast to coast

Il primo episodio ci aveva introdotto nel mondo di Hell on Wheels, tra magnati in cerca di appoggio politico per costruire una monumentale ferrovia da costa a costa, ex schiavi in bilico tra libertà e sfruttamento, topografi assaliti dagli indiani ed ex confederati in cerca di vendetta e redenzione. Quest'ultimo figuro, Cullen Bohannon, ci sembrava il protagonista assoluto della serie, sfaccettato com'era il suo passato pregiudicato dalla militanza secessionista a fianco delle Giubbe Grigie, privato della moglie, del figlio e della plenty wife (la schiava di colore che fu la sua governante e forse anche la "concubina" del padre) dai soldati fedeli al Presidente Lincoln. Durante l'episodio pilota conosce uno dei capoccia al cantiere ferroviario, tal Daniel Johnson, che conosce il nome dell'assassino della moglie: l'uccisione di quest'ultimo da parte di Elam, un lavoratore di colore, blocca le speranze di pronta vendetta di Bohannon. Non blocca,però, la sommaria giustizia del cantiere ferroviario, assegnata al signor Gundersen, che tutti chiamano lo Svedese anche se è d'origine norvegese: condannato in primis a morte e in un secondo momento ottenuta la grazia dall'mprenditore Thomas Durant è costretto ad adoperarsi nella costruzione dell'opera, nella speranza di trovare qualche appunto o diceria su Johnson che lo conduca all'assassino della sua famiglia.
Di fatto la vicenda umana focalizzata sul cowboy protagonista termina con il secondo episodio, perché dal terzo in avanti il suo desiderio di vendetta è sempre meno trattato, mentre trovano spazio tanti altri personaggi, a onor del vero di gran lunga meglio caratterizzati di Bohannon. Sarà parte attiva di gran parte delle vicende, eppure più che personaggio principale lo inquadriamo come deus ex machina, alla stregua della divinità o eroe della tragedia greca che intervenivano senza pretesti narrativi con lo scopo di modificare improvvisamente la situazione.
Dicevamo: i restanti membri del cast risultano di gran lunga più interessanti dal punto di vista caratteriale e psicologico, ben incarnando i tipici "poveri" del West. Delle loro motivazioni e tematiche parleremo nel paragrafo successivo, mentre la struttura della serie accoglie diverse storie e le dipana nel corso delle puntate. Ognuna delle 10 descrive grossomodo un giorno di lavoro (con annessi svaghi notturni) ad Hell on Wheels, il cantiere itinerante che segue i lavori della prima ferrovia transcontinentale dalle originarie 13 colonie sull'Atlantico all'inesplorata costa pacifica: per quanto tutti i personaggi (storicamente esistiti, come accertato da mini-biografie sul sito ufficiale) siano valevoli, lo sviluppo "giornaliero" del serial sminuisce gli eventuali colpi di scena che dovrebbero destare l'attenzione dello spettatore e rende più complicata la sceneggiatura che deve sapere ben incastrare situazioni ed avvenimenti ora tranquilli ora indiavolati.

This train is bound for glory

La letteratura western e poi la cinematografia popolare hanno costantemente sottolineato l'arrivo della ferrovia come un evento sconvolgente per la società anarchica e violenta dell'Ovest. La Ferrovia Transcontinentale, costruita all'indomani della Guerra Civile, è la leva su cui Washington fece perno per scardinare in un sol colpo le rivendicazioni territoriali indiane e la giustizia fai-da-te dei pionieri. I pellerossa sono i primi ad ostacolare l'impresa, spinti da un pugnace giovane condottiero; il capo dei Cheyenne tenterà fino all'ultimo di risolvere pacificamente la questione, ma una quanto mai simbolica gara di velocità tra locomotiva e cavallo farà cadere questi sforzi diplomatici. La guerra diventa l'unica opzione...
In mezzo a questo inferno c'è la figura di Thomas Durant (Colm Meaney), magnate spinto dal genuino spirito capitalista cantato da Weber: la "sua" ferrovia dovrebbe ridurre un viaggio in diligenza lungo sei mesi a soli sette giorni, ma il progetto non basta e il governo comincerà a finanziare l'opera non appena avrà raggiunto le 40 miglia di binari. Tale obiettivo è al centro dell'intera prima stagione di Hell on Wheels...
Durant si è fatto da solo, partendo dal nulla e scalando l'economia americana di fine Ottocento: il suo primo penny lo vinse scommettendo con due borghesucci che avrebbe mangiato una mela marcia divenuta ormai casa per i vermi. Da quel momento, tra astuzia e raggiri, è riuscito a mettere in moto uno dei progetti più ambiziosi mai tentati dall'uomo di quel tempo. I fratelli McGinnes (Ben Esler e Phil Burke) si dichiarano estimatori del talento commerciale di Durant sin dal giorno in cui il piroscafo li ha depositati al porto di New York, provenienti dalla verde Irlanda: hanno scelto il fango di Hell on Wheels piuttosto che i sicuri posti di lavoro nelle grandi metropoli affascinati dal "mangiacarbone" fumante che conduceva a Dublino.
Lo Svedese è il braccio destro di Durant, colui che in mancanza di un'autorità specifica si è autoappuntato la stella da sceriffo e mantiene l'ordine impiccando un ladro di polli dietro l'altro. Fortemente invidioso di Bohannon, favorisce di nascosto quanti desiderano sabotare l'opera ferroviaria: sebbene sia l'unico personaggio dal chiaro ascendente negativo, non abbiamo capito esattamente le sue ambizioni dal momento che talvolta è disposto ad assecondare le "bravate" di Bohannon in nome di un superiore principio di sicurezza.
Non mancano le donzelle nel serial AMC, anche se sono tutt'altro che leggiadre principesse: la dura realtà delle terre selvagge ha condizionato inesorabilmente tanto Eva (Robin McLeavy) quanto Lily Bell (Dominique McElligott). La prima fu catturata dagli indiani in gioventù, violentata e tenuta prigioniera, quando fu liberata non trovò altra sistemazione che il bordello di Hell on Wheels: il tatuaggio tribale disegnato sotto il suo mento, però, la rende una emarginata in quanto vittima della superstizione popolare. Il suo carattere forte la porta ad innamorarsi di un altro dimenticato, Elam (il rapper Common), un lavoratore di colore. Quest'ultimo si relaziona continuamente con Bohannon, coinvolgendolo in diverse sventure quando si scontra con la squadra degli irlandesi capitanata da mr. Toole (Duncan Ollerenshaw). La spunterà, ma le sue ambizioni metteranno in crisi il fidanzamento con Eva...
Ancora più drammatica la vicenda della seconda donna: Lily Bell, moglie di Robert Bell, il topografo al soldo di Durant incaricato di tracciare una via sicura tra quelle terre inesplorate e che fronteggerà uno sparuto gruppo di indiani contrari alla penetrazione dell' "uomo bianco". In questa imboscata troverà la morte lo stesso marito e da quel momento dovrà cavarsela da sola, tra le mille difficoltà della vita lontana dai palazzi vittoriani: respinte le avances di Thomas Durant, deciderà di sostenere la ferrovia tanto cara al defunto consorte a patto di vivere al fianco degli altri operai, piantando la tenda nel terreno fangoso. Miss Bell ha anch'essa un carattere forte, ma talvolta la sua ostinazione la porta ad agire d'impulso e rifiutare il sincero aiuto altrui. Forse è infatuata da Bohannon o forse no...
Chiude la rassegna dei personaggi secondari, ma quanto mai centrali, il Reverendo Cole (Tom Noonan). Anch'egli ha un passato insanguinato dalla guerra civile, alla quale ha preso parte abbandonando la moglie e la figlia Ruth. Fallimentare come figura paterna, si è riciclato come padre spirituale, predicando pace e accoglienza tra bianchi e indiani. E mentre la figlia torna profondamente delusa dal padre, quest'ultimo ha preso con sé un Cheyenne battezzato, il quale a sua volta ha abbandonato la propria tribù e i propri costumi. Il triangolo che viene a formarsi all'ombra del crocefisso è interessante, con conseguenze di non poco conto sull'intera cittadina lungo la ferrovia in costruzione.

Hell on Wheels - Stagione 1 Hell on Wheels non aveva debuttato felicemente: il primo episodio era molto complesso a livello di sceneggiatura con svariate sottotrame e numerosi personaggi. Con il passare degli appuntamenti settimanali il serial si è costruito una sua identità raccontando molte storie dal chiaro sapore western, spesso intrecciate tra loro. Senza eccellere nel mondo dei serial, la proposta di AMC dichiaratamente ispirata al videogioco Red Dead Redemption, riesce ad intrattenere lo spettatore con tematiche serie e variegate piuttosto che con una scansione euforica di colpi di scena. Dalla terza puntata in poi il protagonista, Cullen Bohannon, viene sacrificato a ruolo marginale, la sua sete di vendetta nei confronti degli assassini della sua famiglia praticamente dimenticata; speriamo che con la seconda stagione, già annunciata, gli sceneggiatori siano in grado di valorizzare maggiormente questo cowboy dall’ottima mira!