Recensione I Simpson - Stagione 20

La famiglia più gialla d'america festeggia 20 anni in grande stile

recensione I Simpson - Stagione 20
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Ventanni in giallo

Parappaparapappa! - I Simpson festeggiano il ventennio con una nuova sigla. La famiglia più gialla d'america tocca quota 20 stagioni operando il restyling della sigla che l'ha resa famosa in tutto il mondo. La theme song e l'introduzione ai personaggi rimane invariata ma sono i dettagli a fare la differenza: il corvo tri-occhiuto che svolazza nel cielo di Springfield, l'invadenza dei riferimenti alla tecnologia digitale, l'evidenza di nuovi personaggi e Homer che viene "finalmente" investito dalla macchina di Marge. Con questo nuovo incipit, il creatore Matt Groening annuncia che I Simpson cambiano ma rimarrano sempre fedeli a quella verve creativa che ha rivoluzionato il concetto di cartoon televisivo.

Cosa cambia

Da quel famoso 24 Dicembre 1991, in cui andò in onda la prima puntata italiana de I Simpson, pare essere trascorsa una vita. Siamo cresciuti, abbiamo iniziato a confrontarci col mondo del lavoro o abbiamo iniziato a perdere i capelli come Homer. Gli anni '90, quelli di Berverly Hills 90210, sono roba vecchia e le marachelle di Bart sembrano assai innocenti rispetto alle storie di cronaca adolescenziale che leggiamo sui giornali. Gli sceneggiatori de I Simpson se ne sono accorti e, incalzati dalla concorrenza di South Park e I Griffin, hanno deciso di azzardare qualcosa in più. Infatti, se al genio di Matt Groening si attribuisce la paternità del cartoon "politically incorrect", che ha segnato più di una generazione, è altrettanto evidente che da circa un decennio I Simpson non conservano più questa esclusiva. Le serie sopra citate a cui si aggiunge anche il fenomeno anime, hanno spinto i contenuti dei cartoni d'animazione sempre più oltre il muro della censura, accelerando l'attualità e la profondità delle provocazioni. A differenza degli altri serial, I Simpson si mantengono sempre sotto al muro della censura, defilandosi dai moralismi e dalle volgarità, offrono un prodotto finemente irriverente ma fruibile da un vasto bacino di spettatori.

Sintomi di rivoluzione

Il primo "sintomo" della rivoluzione simpsoniana è il cambio di scenario in virtù del ventennio passato. Così, i giorni del fidanzamento fra Homer e Marge non sono più i rivouzionari anni '60 bensì gli spensierati '90. Nella quinta puntata scopriamo il tentato tradimento dei due futuri coniugi, attraverso una serie di gag dell'equivoco ambientate in un set alla John Carpenter. Nel corso degli anni ci eravamo già abituati ad una Marge fuori dai canoni della perfetta housewife: ha il vizio del gioco d'azzardo, fantastica su altre "icone" maschili ed è disposta a rifarsi il seno. Fin dalla prima puntata ("Sesso, pasticcerie e video-taglie") la vedremo sfruttare il suo talento culinario per la creazione di torte osè. Su Homer invece ne abbiamo viste di tutti i colori e agli sceneggiatori non rimane altro che sfottere il suo modus operandi. Nella sesta puntata, Homer scommette contro Lisa alla finale del campionato di parole crociate poichè: "Fallisce sempre l'obiettivo nel momento più importante"e , difatti, così accade. Altra nota che conferma ulteriormente il cambio di tendenza è il bacio saffico fra Marge e una sua amica da thè. Sebbene il tema dell'omosessualità sia stato ampiamente affrontato nel corso delle annate, è la prima volta che si rappresenta esplicitamente un bacio fra due donne (ai baci maschili eravamo invece già ampiamente abituati). Che la famiglia Simpson si sia data al libertinaggio? Non preoccupatevi, non è quello che sembra.

Ridere e piangere

Lo spirito degli anni 2000 è certamente racchiuso dalle sue icone. Una di esse è l'Ipod, sostituto del vecchio walkman, nel corso degli ultimi anni è diventato un vero e proprio status symbol giovanile. Anche Lisa cade nella "trappola" della Mapple (così è parodizzato il nome dell'azienda produttrice del "Mypod"), in una puntata tutta incentrata sul tema, che porterà la nostra protagonista nel cuore sottomarino del colosso informatico, criticandone il metodo affabulatorio e la dipendenza degli afecionados. Dieci puntate dopo la rivediamo stranamente usare un pc che ha tutte le caratteristiche di un iMac: contraddizione? Forse semplicemente la volontà di non stigmatizzare nessuno. Oltre alle citazioni al sistema mediatico (cui segnaliamo il divertente incontro fra Homer e l'assassino psicopatico de "Non è un paese per vecchi"), I Simpson si occupano della scomparsa planetaria della api ("Come nascono i Burns e come nascono le api") o del sistema assicurativo americano ("La conquista del test").
Non basta però cambiare gli argomenti di riflessione, che per forza di cose sono dettati dal mutare dei tempi. I personaggi e le situazioni invetabilmente sfioriscono. Con vent'anni di tradizione, tuttavia, I Simpson riescono talvolta a chiudere l'episodio con una risata commovente, vivida e poetica, paragonabile solo ad un primo piano di Charlie Chaplin.

I Simpson - Stagione 20 Fra un'homerata e l'altra, I Simpson compiono vent'anni ma sembrano ringiovanire. Traghettati da una nuova sigla, guadagnano punti sulla concorrenza di South Park e Griffin, mantenendo il profilo basso ma evitando le volgarità. Troveremo Marge e Homer in situazioni sempre più piccanti, mentre i Simpson kids saranno alle prese con l'accelerazione delle comunicazioni e delle esperienze sociali. I Simpson si confermano ancora irriverenti al punto giusto, digeribili per un pubblico di grandi e piccoli.