Recensione Inside No. 9

Torna una delle black comedy più particolari e geniali dello scorso anno, proponendo altri 6 episodi che promettono divertimento, irriverenza e una sana dose di morte che non ci sta mai male.

recensione Inside No. 9
INFORMAZIONI SCHEDA
Articolo a cura di
Nicola Della Pergola Nicola Della Pergola da bambino ricevette in regalo una VHS di Indiana Jones e da allora non ha più abbandonato la passione per i film e per le serie tv. Decide però di dedicarsi anche ad altro e comincia quindi una discreta collezione di scacchiere. Legge, scrive e fa siti web. Si annoia raramente e mai quando è da solo [cit.]. Stalkeratelo su Facebook

Prendete due comici della League of Gentlemen (Reece Shearsmith e Steve Pemberton), aggiungete le loro idee divertenti, surreali e che spesso virano al macabro, mescolateci un bel po' di humor tipicamente british alla Monty Python, lasciate che il tutto si amalgami e avrete ottenuto Inside n° 9, serie britannica della BBC che ha spento la sua seconda candelina riscuotendo un discreto successo in patria ma che invece, come spesso accade, un'accoglienza tiepida al di qua della manica. Eppure gli ingredienti per avere successo ci sono tutti: l'originalità del format (episodi autoconclusivi, legati da loro solo dal numero 9 che dà il titolo alla serie), le sfumature da black comedy che effettivamente piacciono sempre, la buona recitazione del cast, le idee delle singole storie che - tra alti e bassi - di sicuro non annoiano. "Ottimo! Una serie da recuperare quindi!" direte voi. Sì, ma c'è sempre un però. Perché se non ci siamo fatti scrupoli a consigliare la prima stagione, questa seconda ci ha lasciato un po' di dubbi in più. Vediamo perché.

Tante storie, tante trame

Descrivere la trama di Inside n° 9 è ovviamente difficile. Anche questa stagione, come la precedente, è infatti formata da 6 episodi da circa 30 minuti, del tutto slegati tra di loro. Unico elemento comune è la scelta di ambientare le singole storie in location contraddistinte dal numero 9: può trattarsi di un numero civico, della carrozza di un treno, della postazione di un call center e così via. A parte questo, nessun limite alla fantasia degli sceneggiatori che ci porteranno per mano all'interno di uno scomparto letto, dentro una moderna casa borghese delle periferie inglesi, in un villaggio del XVII secolo in cui si terrà un processo a una presunta strega o nel mezzo delle registrazioni di una candid camera. Il tutto sempre e comunque all'insegna di un umorismo irriverente, tinteggiato però con pesanti sfumature di macabro o decadente. Proprio questo ibrido tra divertente e grottesco è una delle caratteristiche che rende la serie davvero unica e la differenzia fortemente dalle comedy a cui siamo abituati.

Gli aspetti negativi

Se si decide di optare per un format così particolare bisogna ovviamente essere molto bravi. In 30 minuti bisogna saper cioè tessere una storia convincente e divertente ma che allo stesso tempo riesca a far venire i brividi (per i motivi più svariati) allo spettatore. E qui i nodi vengono al pettine. È scontato dire che ogni episodio, facendo storia a sé, può risultare più o meno azzeccato. Ciò non toglie che, nel complesso, questa seconda stagione - pur piacevole - risulti meno brillante della precedente e per molti versi più prevedibile. Le idee di base sono sempre buone e la recitazione risulta convincente, ma le battute mancano di audacia e il ricercare a tutti i costi l'effetto sorpresa nel finale di ogni puntata finisce per essere un'arma a doppio taglio che mette lo spettatore nella condizione di immaginarsi da subito quello che accadrà. Anche l'ultima puntata (quella che dovrebbe essere spiccatamente horror) non regge davvero il paragone con quella proposta nella prima stagione, risultando forse l'episodio meno riuscito dell'intera serie, mancando sia di ironia che dell'aspetto inquietante.

Inside No. 9 In un periodo dove dalle serie tv ci si aspettano lunghe e complesse trame orizzontali, Inside n° 9 ha il coraggio, ancora una volta, di proporre qualcosa di diverso, puntando sulla bontà della scrittura e sulla ecletticità dei suoi attori. Gli spunti che hanno dato vita ai diversi episodi sono senza dubbio interessanti ma, dopo una prima stagione così folgorante, era forse necessario fare qualcosa in più per non deludere i fan. Pur rimanendo un prodotto valido e con risvolti geniali, la serie deve riuscire a evolversi per la prossima stagione, per non finire a ripetere e imitare sempre se stessa.