La mafia uccide solo d'estate 1x02: Il tempo delle inchieste

La fiction creata da Pif prosegue nella sua commistione di realtà e toni favolistici, riprendendo la storyline giornalistica del film.

recensione La mafia uccide solo d'estate 1x02: Il tempo delle inchieste
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Nel nostro commento al primo episodio de La mafia uccide solo d'estate - La serie abbiamo espresso qualche perplessità su una struttura narrativa che, per quanto simpatica, sembrava volersi limitare a raccontare la stessa storia della versione cinematografica, cambiando i nomi dei personaggi ma lasciando sostanzialmente inalterato il resto. Questa formula prosegue nella seconda puntata, confermando sia i difetti che i pregi della trasposizione catodica del film di Pif: da un lato, come abbiamo già avuto modo di dire, sembra che il cineasta, supervisore generale dell'adattamento, non voglia esplorare strade narrative nuove rispetto al lungometraggio (ma è possibile che gli episodi conclusivi ci smentiscano); dall'altro, nonostante la ripetitività narrativa, il tono dissacrante del film è rimasto intatto, senza incorrere in edulcorazioni da parte della Rai per quanto concerne il ritratto divertente ma non banale di una Palermo in mano a Cosa Nostra. E così, dopo l'episodio introduttivo sull'innamoramento e la convivenza generale con la realtà mafiosa, ora tocca alla storyline che più di tutte al cinema sapeva coniugare realtà e finzione: il giornalismo.

Segreti e bugie

La figura-chiave di questo episodio è Mario Francese (1926-1979), giornalista antimafia e mentore del piccolo Salvatore, che decide di indagare sulla penuria d'acqua a Palermo. Lo sguardo fanciullesco del protagonista, accompagnato dalla voce narrante di Pif, si interseca quindi con un tragico fatto reale, l'assassinio di Francese la sera del 26 gennaio 1979, collocando la componente più impegnata della fiction - ed è un impegno che non si lascia soffocare da eventuali debolezze tipiche della televisione generalista - in un contesto riconoscibile, forte e ricco di spunti drammaturgici. Ed è lì che finalmente si manifesta il motivo migliore per portare La mafia uccide solo d'estate sul piccolo schermo: la possibilità di espandere storyline come quella legata al giornalismo d'inchiesta, dando a determinate tematiche uno spazio maggiore rispetto all'ora e mezza scarsa del prototipo cinematografico e sfruttando meglio la presenza di personaggi reali, che al cinema erano ridotti a camei e qui possono, fisicamente o meno, avere un impatto di non poco conto sull'intreccio (vedi il segreto di nonno Tore, destinato ad avere ripercussioni). Avremo quindi forse a che fare con una storia non per forza nuova, ma raccontata nel modo giusto.