Recensione Lost - Stagione 4

E' finalmente giunta la salvezza per i sopravvissuti del volo 815?

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Perduti e ritrovati

I due principali scrittori di Lost, Damon Lindelof e Carlton Cuse, utilizzavano da anni una metafora: la serie era come un viaggio, di cui si conoscevano luogo di partenza e destinazione ma non quanto ci si sarebbe messo per arrivarci. Nei momenti in cui Lost non svettava, nel pubblico si insinuava sempre il dubbio che la serie potesse essersi persa durante il tragitto, con l’ovvio pericolo di non riuscire magari ad arrivare mai a destinazione.
Tuttavia, con un accordo che non ha pari in tutta la storia della serialità televisiva, Lindelof e Cuse sono riusciti a patteggiare con l’emittente ABC per dare a Lost una data di conclusione e poter dunque iniziare davvero a premere il piede sull’acceleratore, così da arrivare alla tanto attesa conclusione, stabilita per maggio 2010 con il finale della sesta stagione.
Questo accordo ha avuto ottimi risultati già sulla seconda metà della terza stagione, in cui il livello di scrittura ha raggiunto, se non superato, i livelli del primo anno: sono arrivate le prime vere sostanziali risposte e, specialmente, il finale di stagione si è spinto verso nuovi territori, sostituendo gli ormai stucchevoli flashback con un rivoluzionario e inaspettato flashforward, che ha rivelato l’esistenza di un futuro post-isola per alcuni dei sopravvissuti del volo 815.

Dai flashback ai flashforward

La quarta stagione parte proprio dal futuro. I paletti narrativi della serie sono saltati e ora, a differenza del passato, dove i flashback avevano ormai una funzione solo velleitaria, i diversi piani temporali (presente, futuro e passato, quest’ultimo utilizzato ora solo per flashback di effettiva importanza per l’impianto narrativo) hanno tutti pari dignità e spazio narrativo; non mancano puntate in cui addirittura sono i flashforward ad aver maggior spazio scenico rispetto agli eventi isolani.
Tali eventi si concentrano sull’arrivo dei famigerati soccorsi, contattati da Jack Shephard (Matthew Fox) nel finale della precedente stagione e sulle diverse reazioni che questo arrivo genera tra i personaggi: i sopravvissuti si dividono presto in due gruppi, di cui uno tenterà di mettersi in contatto con i nuovi arrivati per potersene andare dall’isola, mentre l’altro seguirà il monito del compianto Charlie (Dominic Monaghan) e deciderà di difendere l’isola dalla potenziale minaccia imminente.
E’ chiaro come la struttura della quarta stagione sia primariamente destinata a coprire i buchi temporali tra tre eventi fondamentali: l’arrivo dei soccorsi sull’isola, il ritorno di alcuni sopravvissuti alla civiltà e il flashforward del finale della terza stagione, in cui un Jack Shephard drogato, alcolizzato e tendente al suicidio reclama la necessità di “tornare indietro”, sulla stessa isola da cui lui stesso aveva fatto di tutto per andarsene.
Non pochi spettatori hanno fatto un paragone con la sfortunata serie “The Nine”, sempre della ABC, in cui un simile meccanismo narrativo stancò presto il pubblico e portò la serie alla cancellazione.
Arrivati ad oltre metà stagione, possiamo assicurarvi che con la quarta stagione di Lost questo non sta succedendo. Gli autori hanno imparato dai loro errori passati e le numerose risposte che arrivano, sommate alla fantastica coesione

Un cast in continua crescita

I nuovi personaggi (interpretati dall’ottimo quartetto di attori rappresentato da Jeremy Davies, Rebecca Mader, Ken Leung e Jeff Fahey) rappresentano un ulteriore passo avanti per la serie, dopo lo scivolone fatto l’anno scorso con l’aggiunta degli infami Nikki e Paulo. Le quattro new-entry vengono subito inserite nella narrazione, con un ottimo episodio che delinea subito le loro personalità, utilizzando il classico artificio dei flashback in una maniera nuova e più efficace.
Parlando dei personaggi, non si può non citare il “cattivo” Benjamin Linus (Michael Emerson), che, sebbene introdotto solo nella seconda stagione con un ruolo inizialmente considerato secondario, ha ormai assunto un’importanza pari e a tratti addirittura maggiore del “vecchio” duo di protagonisti, Jack Shephard e John Locke(Terry O’Quinn, neo-vincitore dell’Emmy proprio per il suo ruolo in Lost).

Lost in translation

Riguardo alla versione italiana, discreto è il doppiaggio del cast originale (anche se gli accenti di Sayid, Jin e Sun sono involontariamente comici), mentre alcuni dei personaggi recentemente introdotti, specialmente Ben e Desmond, vengono snaturati del tutto dal doppiaggio, di per sé buono, ma assolutamente incapace di rendere del tutto la personalità dei personaggi. E’ invece assolutamente positivo il giudizio sul doppiaggio delle new entry della quarta stagione, decisamente di alto livello rispetto allo standard del doppiaggio delle serie televisive.
L’adattamento invece non presenta errori madornali come quelli che gli adattatori infilarono nella seconda stagione, ma il confronto rimane impari: il Lost italiano è un buon prodotto, ma con un livello di scrittura più basso dell’originale.

Nessun uomo è un'isola, ma parte di un continente

Lost sta cambiando? La struttura rimane quella, ma è chiaro ormai da tempo che la storia non è più semplicemente basata sulla vita dei sopravvissuti del volo 815 su un’isola misteriosa, ma si sta muovendo verso tematiche più universali, che trascendono il semplice luogo dell’isola per muoversi verso altri contesti temporali o spaziali.
Questa nuova “mitologia” potrà senza dubbio deludere alcuni vecchi fan, legati ai personaggi e alle vicende classiche della serie, ma per noi quanto visto in questi primi episodi rappresenta qualcosa di assolutamente straordinario non solo per la serie, ma per la serialità in genere. Aspettando il finale di stagione, non ci sentiamo che ringraziare i produttori, capaci una volta tanto di porre la qualità del prodotto di fronte ai profitti monetari. L’ottimo risultato raggiunto dà ragione a questa scelta.

Lost - Stagione 4 Questa quarta stagione mostra una serie giunta alla piena maturità. Tutti i difetti storici sono stati spazzati via dalla nuova struttura narrativa, che non solo ha eliminato gli ormai inutili flashback, ma ha anche introdotto la prospettiva di una conclusione che si staglia all'orizzonte e a cui ci si sta avvicinando nemmeno troppo lentamente. Probabilmente si tratta della miglior stagione delle quattro sinora trasmesse, in attesa degli ultimi due anni di avventura e mistero, che saranno fondamentali per stabilire se Lost sia davvero il capolavoro da tanti proclamato o un semplice fenomeno temporaneo. L'elevatissima qualità di quest'ultima stagione ci fa propendere per la prima ipotesi.