Love: la recensione della seconda stagione Recensione

Gus e Mickey sono tornati nei nuovi episodi di Love, la serie creata da Judd Apatow e Paul Rust per Netflix: ecco cosa pensiamo della seconda stagione.

recensione Love: la recensione della seconda stagione
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Gus e Mickey, un anno dopo. O meglio, qualche secondo dopo: li riprendiamo esattamente dove erano rimasti, uno di fronte all'altro, nel parcheggio di un Food Mart in attesa di scoprire che strada prenderà la loro complicata, istintiva, tenera relazione. A dodici mesi di distanza dall'esordio, Netflix distribuisce finalmente i nuovi episodi di Love, la serie creata da Judd Apatow, Paul Rust e Leslie Arfin, un blocco narrativo fluido e compatto che prosegue quello studio delle dinamiche sentimentali tra i due protagonisti, interpretati da Rust e Gillian Jacobs, dentro la stessa cornice malin-comica, ormai tratto distintivo delle ultime produzioni di Apatow (vedi Girls). Così, tra le insicurezze di lui, tutor sul set ma scrittore per ambizione, e le dipendenze di lei, ex alcolista, drogata e sex addict, il rapporto continua contro ogni aspettativa, sospeso come un equilibrista che cammina in punta di piedi su un filo. Da lassù il rischio di fallire equivale alla possibilità di successo, e se nella prima stagione avevamo esplorato i personaggi in contesti separati - due linee parallele destinate però a incontrarsi - stavolta osserviamo più da vicino i fenomeni dell'amore di Gus e Mickey, trentenni disordinati che "cercano di non stare insieme" e invece finiscono per soffrire la distanza.

Una seconda stagione di aperture e cambiamenti

L'attrazione, già evidente nei precedenti episodi, scopre le sue carte in questa stagione di aperture e cambiamenti: c'è spazio per alcune digressioni sul passato dei protagonisti, durante le loro lunghe sedute di conoscenza (il ritmo e la qualità dei dialoghi ricordano un po' i lavori di Richard Linklater, soprattutto la trilogia dei Before senza i sottotesti filosofici), trovando l'apice della bontà nell'episodio cinque diretto dalla regista Lynn Shelton (Your sister's sister, Laggies). Si tratta di un raro caso di isolamento, paragonabile forse all'episodio due della prima stagione, con Gus e Mickey completamente staccati dal mondo reale che li circonda; ed è proprio qui che Love raggiunge la sua massima espressione, soltanto affidandosi alla semplicità di gesti e momenti - una normale giornata di svago - e agli attori, vera forza dello show. Contestualizzato poi il luogo, una Los Angeles ben più triste e opaca del classico sogno americano, e il tempo, un'epoca di grande disillusione privata e professionale, la serie ha anche occasione di approfondire quell'universo che gira intorno alla dinamica sentimentale, fatto di amici, colleghi, parenti, ex fidanzati, sconosciuti. Il "dove" e "con chi" diventano parte integrante di un discorso generazionale nel quale possiamo specchiarci e riconoscerci alternando il riso alla commozione.

Torna la scrittura irriverente del mumblecore americano

Per il resto Love conferma quanto di positivo aveva raccontato lo scorso anno: Paul Rust e Gillian Jacobs viaggiano in uno stato di grazia invidiabile, declinando una deliziosa alchimia sullo schermo nelle varie forme recitative; lei, in particolare, sembra dotata di quel fascino eterno che nasconde una grande fragilità, e personaggi femminili del genere, in tv o al cinema, non ne vediamo molti. La scrittura di Apatow, a cui si aggiungono le penne di Rust, Lesley Arfin e tanti altri, è sempre piacevole e ricalca lo stampo irriverente del mumblecore americano; detestabile, se non si ha confidenza con il genere (dove sono inseriti autori come Mark Duplass, Noah Baumbach e Joe Swanberg), ma insospettabilmente catartica. Chi ha superato i vent'anni e si avvia ai trenta può capire.

Non mancano gli episodi fiacchi, quelli di pausa e raccordo, e qualche soluzione narrativa potrà apparire forzata, eppure il valore di Love resta intatto, congelato nella sua strana commistione di tenerezza e malinconia, nel modo di descrivere i desideri e i fallimenti di una generazione ponendosi domande che non trovano quasi mai risposta. Magari l'amore è l'unica risposta, precario, cinico, stralunato. Appuntamento al 2018, con la terza stagione (e noi non vediamo l'ora).

Love - Stagione 2 I nuovi episodi di Love confermano la bontà della serie, già evidente nella prima stagione: la commistione tra tenerezza e malinconia, unita alla scrittura irriverente di Judd Apatow e alla prova dei due attori protagonisti, crea uno spettacolo che raramente vediamo nella serialità contemporanea, trovando nelle dinamiche sentimentali uno spazio per riflettere sulla realtà generazionale di oggi.

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