Recensione Love - Stagione 1

La nuova serie originale Netflix aveva piacevolmente sorpreso nelle sue primissime puntate. Sarà riuscita a mantenere un livello di qualità così alto?

recensione Love - Stagione 1
Articolo a cura di
Nicola Della Pergola Nicola Della Pergola da bambino ricevette in regalo una VHS di Indiana Jones e da allora non ha più abbandonato la passione per i film e per le serie tv. Decide però di dedicarsi anche ad altro e comincia quindi una discreta collezione di scacchiere. Legge, scrive e fa siti web. Si annoia raramente e mai quando è da solo [cit.]. Stalkeratelo su Facebook

La nuova serie originale Netflix, che vede tra i suoi sceneggiatori anche Judd Apatow, regista di 40 anni vergine e Molto incinta, aveva ben impressionato nelle sue prime puntate (qui il nostro first look), pur lasciando qualche incognita sul suo prosieguo.
Scopriamo se effettivamente Love è riuscita a mantenere il livello proposto nella premiere o se si è persa un po' strada facendo con il racconto dei problemi quotidiani dei suoi protagonisti, alle prese con lavoro e vicissitudini sentimentali.

Gus e Mickey

La serie gira attorno alle vite di Gus e Mickey. Il primo - interpretato da Paul Rust - è il tutor di un piccola classe di giovani attori che recitano in una serie tv di successo. Insicuro, spesso fuori luogo e con uno stile di vita agli antipodi rispetto a quello sfavillante della Hollywood cinematografica, Gus si ritroverà a dover rimettere insieme i cocci di una vita che sembrava aver preso la giusta direzione ma che si è invece infranta in mille pezzi. Mickey (Gillian Jacobs) è una ragazza che sta attraversando una fase complicata della propria esistenza ed è costretta a svicolare tra ex problematici, un capo che la corteggia e il pericoloso rischio di ricadere nell'alcolismo. Le loro strade sono destinate a incrociarsi ma, come spesso succede nelle commedie, i problemi, gli equivoci e gli ostacoli da superare saranno molti.

Una serie particolare

Love è un prodotto sui generis per molti aspetti, a partire dal suo format che vede puntate di durata variabile tra i 30 e i 40 minuti, cosa piuttosto rara per una comedy. Piuttosto banale nella sua trama, riesce tuttavia a trovare spunti interessanti e a giocare con un tipo di comicità diverso rispetto a quello a cui altre serie ci hanno abituato, sfruttando a pieno il contrasto tra il realismo della vita vera e il mondo ricco di eccessi di Hollywood, e andando così a creare realtà paradossali e stridenti. Non sono tanto le battute a far ridere, quindi, quanto l'assurdità di alcune situazioni in cui i protagonisti, loro malgrado, si ritrovano. In questo va dato atto a Paul Rust di riuscire a incarnare perfettamente il prototipo di "persona fuori luogo", giocando anche con la propria fisicità, così poco conforme allo stereotipo cinematografico americano. Un altro aspetto da sottolineare di questa nuova produzione Netflix è l'attenzione ai dettagli: dalla scenografia ai costumi, dalle musiche ai personaggi secondari, Love è farcito di piccoli particolari che contribuiscono a creare un puzzle sfaccettato e complesso che però funziona.

I difetti

Nonostante nel complesso sia una serie godibile, Love non è esente da difetti, alcuni marginali, altri decisamente più significativi. La prima cosa da evidenziare, ad esempio, è che nelle puntate si ride poco: si sorride, ci si diverte, ma mancano attimi di comicità pura. Manca la battuta da lacrime agli occhi, per intenderci. Questo non è un difetto in senso assoluto: è solo una comicità diversa da altre che ci vengono proposte su grande e piccolo schermo. Di sicuro, però, è una scelta che può penalizzare, perché non è scontato che il pubblico decida di seguire una comedy da 30 minuti a puntata che fa "solo" sorridere.
Qualcosa in più si poteva fare anche nell'approfondimento dei personaggi, il cui presente è molto chiaro ma di cui si conosce abbastanza poco del passato. È possibile che gli sceneggiatori si siano voluti tenere alcune porte aperte per la seconda stagione (già commissionata dalla rete), ma qualche particolare in più si poteva forse dare.
La cosa che più stona in questa prima stagione è però l'evoluzione eccessivamente rapida di un personaggio come quello di Gus. L'intera serie sembra strizzare l'occhio a un pubblico stanco di attori bellissimi e perfetti; sembra quasi voler sussurrare "ehi, guarda, lui è come te ma vedrai che riuscirà a far innamorare una ragazza bellissima!". La cosa in un primo momento funziona; comincia invece a traballare quando, nel giro di poche puntate, Gus passa da reietto a oggetto del contendere. Il gioco di equilibri si rompe del tutto poi, con l'arrivo di Heidi, interpretata dalla bellissima Briga Heelan, già conosciuta in Groud Floor. L'evoluzione del protagonista ha fatto storcere il naso a molti che si erano invece immaginati uno svolgimento più graduale e problematico: l'aver trasformato un personaggio come quello di Gus, in un ragazzo che si deve destreggiare tra sesso e scenate di gelosia, rischia di compromettere la natura stessa della serie.

Love - Stagione 1 Dopo un inizio promettente, Love si perde un po’ per strada: partendo da un’idea di base singolare, sembra aver tradito se stessa. Il prodotto, nel suo insieme, rimane piacevole per l’intera stagione e offre un’ironia particolare, sicuramente non per tutti, ma che può lasciare il segno. È importante però che non scompaia ulteriormente lo smalto che avevano le prime puntate, cercando di ritornare su quei binari che sembravano essere già tracciati ma che invece hanno avuto bruschi cambi di direzione.