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Luke Cage, la recensione della prima stagione

La serie Netflix / Marvel Luke Cage riesce a unire intrattenimento di genere supereroico e rappresentazione della cultura afroamericana

recensione Luke Cage, la recensione della prima stagione
Articolo a cura di
Sara Sagrati Sara Sagrati ha dna marchigiano ma nasce in Brianza. Nonostante l’ambiente non veda di buon occhio la sua passione, il richiamo del grande e piccolo schermo è troppo forte e la cinefilia, la malattia genetica con cui è nata, oltre 40 anni dopo è ancora lì ad accompagnarla

Luke Cage spacca. Viene davvero voglia di rubare la battura a Hulk al termine delle 13 puntate della nuova serie Marvel / Netflix, disponibile in tutto il mondo dal 30 settembre, che adatta le avventure del terzo personaggio che si unirà a i Defenders, insieme a Daredevil, Jessica Jones e Iron Fist. Luke Cage spacca non solo per la sua forza sovrumana, l'essere a prova di proiettile o per il fascino di Mike Colter, ma proprio per la potenza della serie. Un'occasione sfruttata appieno dallo showrunner Cheo Hodari Coker che utilizza il colore del personaggio per fornire un'ampia gamma di sfumature di nero. Luke Cage, primo eroe black della Marvel ad avere una sua serie di fumetti, si trasforma in un mezzo per raccontare la storia di una comunità. Da una parte gli elementi classici del genere supereroico - origini, cattivi, città, costume, chi controlla i controllori - dall'altra i temi della cultura afroamericana - ghetto, paura, rivalsa, polizia, strada - toccando anche stereotipi come acconciature, basket e musica. Soprattutto la musica, personaggio principale che sviluppa il racconto parallelo sulla black culture.

Vieni a giocare alla guerra

Davvero impressionante il lavoro di cesellatura per far incastrare tutti questi elementi, pur mantenendo la serie dentro standard di intrattenimento puro, adatto a tutti, tipico dei prodotti Marvel / Netflix. La struttura è studiata al fotogramma: due puntate di introduzione, entrata in azione dell'eroe, risposta del villain, un mid season di svolta e episodi finali al fulmicotone fino all'assaggio del prossimo Iron Fist, con tipico easter egg di casa Marvel. Poi i personaggi, tutti centrati alla perfezione, scritti con molta attenzione e interpretati da attori con la faccia giusta, i tempi giusti, i movimenti giusti. Su tutti Mike Colter, già apprezzato nel ruolo in Jessica Jones, che dimostra di essere il solo e unico Power Man, capace di rubare la scena anche ai cattivi. Un'impresa solitamente ardua nei cinecomic, che si dimostra ancora più ardua al fianco di Mahershala Ali - il suo Cottonmouth ha la tragicità di un eroe shakesperiano -, Alfre Woodard - la consigliera Mariah Dillard ha la forza crescente di un rullo compressore -, e Theo Rossi - cattivo di contorno il suo Shades, ma dal ruolo centrale. Alla fine il meno convincente risulta Erik LaRay Harvey il cui Diamondback è il contraltare perfetto di Luke Cage, ma al limite del caricaturale, nonostante la gustosa citazione da I guerrieri della notte.

Once you try black you can go back

Attenzione Spoiler per chi non ha visto Jessica Jones e Luke Cage!

Luke riesce anche a dare una grande profondità alle sue donne. Dopo averlo visto in azione tra le lenzuola con Jessica Jones, riesce a conquistare anche Misty Knight (Simone Missick) e Claire Temple (il personaggio che unisce tutte le serie Netflix / Marvel interpretato da Rosario Dawson). Già fin dalla prima puntata la sua fascinazione per l'universo femminile (nella casta rappresentazione di una scena di sesso esplicita ma senza mostrare nessun cm di pelle di troppo) è messa bene i risalto. Luke non cerca ragazze facili, ma donne con la D maiuscola: risolute, complicate, realizzate. Generalmente i supereroi sono monogami nelle proprie avventure, ma Luke riesce anche nel miracoloso intento di rappresentare la realtà anche sul lato sentimentale: si può cambiare idea.

Un cappuccio per costume

La prima stagione di Daredevil aveva come gran finale l'apparizione del costume del diavolo di Hell's Kitchen. Lui è unico, riconoscibile e si trasforma in un simbolo. Per Luke Cage è diverso in quanto sceglie di non indossare una maschera. Ma questo elemento tipico dei supereroi viene comunque sfruttato grazie a un'invenzione degna di nota. Non è Cage a indossare un costume, ma è la gente di Harlem a farlo per nascondere il suo eroe alla polizia. Un vero ribaltamento di prospettiva che non solo permette il divertente e ben giocato cameo del rapper Method Man, ma anche di ribadire la propria doppia natura: intrattenimento di genere e celebrazione della cultura afroamericana. Liberazione significa pretendere la verità, che oggigiorno è spesso nascosta in bella vista. Così il filmato ripreso dalla volante della polizia, il raduno all'Harlem's Paradise, i rapporti tra politica e criminalità che appaiono nella serie, non ribadiscono lo stereotipo della paura dell'uomo nero, ma lo ribaltano. Questa la potenza di Luke Cage, sostenuta dalla musica black ( personaggio aggiunto che spazia dal jazz al rap), ma anche dai riferimenti agli eroi della comunità afroamericana e dalla simbolica foto di Biggie con la corona il cui significato viene distorto continuamente, e alla fine, non a caso, sostituita.

Le serie ai tempi del Binge Watching

Cosa resta alla fine? Voglia di averne ancora. Se davvero la serialità s sta dividendo tra nostalgici dell'una puntata alla settimana con cliffhanger "pesanti", e compulsivi divoratori di binge watching, Luke Cage si rivolge sicuramente ai secondi, tanto che un malfunzionamento della piattaforma che ha messo ko il sito per qualche ora sabato 1° ottobre, ha mandato in tilt tutti i canali social Netflix. Il finale aperto ci lascia appagati, ma anche in attesa di conoscere Iron Fist (prima stagione dal 17 marzo 2017), rivedere Jessica Jones (seconda stagione in produzione l'anno prossimo), Daredevil (la terza stagione stata confermata), nonché goderci la reunion The Defenders e lo spin off The Punisher. Ben fatto Netflix, che il binge watching perenne abbia inizio. L'importante è mantenere questa qualità.

Marvel's Luke Cage - Stagione 1 Luke Cage spacca. Viene davvero voglia di rubare la battura a Hulk al termine delle 13 puntate della nuova serie Marvel / Netflix. Una serie potente che riesce a unire il godimento da intrattenimento di genere supereroico alla misurata e simbolica rappresentazione della cultura afroamericana, in un mix misurato ed efficace.

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