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Marvel's The Defenders: recensione della miniserie crossover in onda su Netflix

Abbiamo terminato il nostro binge-watching della miniserie crossover su Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist. Ecco il verdetto.

recensione Marvel's The Defenders: recensione della miniserie crossover in onda su Netflix
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Il nostro binge-watching di Marvel's The Defenders è giunto al termine e siamo pronti a tirare le somme nel giudizio finale della miniserie crossover in collaborazione tra Marvel e Netflix, che ha riunito in un unico show i quattro eroi di strada di New York: Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist. L'attesa del pubblico p questa sorta di Avengers del piccolo schermo era piuttosto alta e i primi quattro episodi, come abbiamo già avuto modo di esporvi, hanno lasciato intravedere qualcosa di interessante che potesse scacciare i demoni del noioso Iron Fist, riscattare le prove a tratti incolori (ma comunque di buon livello) di Luke Cage e Jessica Jones e si attestasse perlomeno sugli standard qualitativi di Daredevil.
Gli ultimi quattro episodi (lo ricordiamo, la miniserie conta "solo" 8 puntate, contro le 13 canoniche delle produzioni Netflix), purtroppo, ci hanno suscitato emozioni contrastanti, che posizionano Marvel's The Defenders in linea con quanto visto negli ultimi due anni post-Daredevil: insomma, c'eravamo quasi.

Supereroi, non certo amici

Avevamo già detto che l'atteso team up tra i quattro protagonisti sarebbe avvenuto in un secondo momento rispetto all'esordio della serie: i primi quattro episodi di Marvel's The Defenders si sono districati tra storyline dapprima singole, per presentare il nuovo status quo dei personaggi, poi intrecciate: parliamo dell'inedito ma intrigante duo composto da Matt Murdock e Jessica Jones e il suggestivo incontro tra Danny Rand e Luke Cage, due eroi la cui linea editoriale è destinata a incontrarsi per non lasciarsi mai più. La reunion dei Difensori avverrà soltanto alla fine del terzo episodio ma, come suggerisce il trailer di lancio della serie, "non chiamateli Team": complice una caratterizzazione molto diversa e motivazioni spesso opposte, dal supergruppo trasparirà tutto fuorché la parola "uniti". Per gran parte degli episodi si assiste, più che altro, alla costruzione di un rapporto e poi al suo successivo demolimento: se, da un lato, i futuri "Eroi in Vendita" lasciano intravedere spiragli di amicizia, dall'altro emergono anche le diversità del proprio modus operandi; e se, ancora, Matt e Jessica dimostrano di essere due facce della stessa medaglia, due eroi disillusi e segnati dai tragici eventi a cui hanno assistito e dalle perdite che hanno subito, l'altruismo di Daredevil si contrappone alla solitudine della superdonna interpretata da Krysten Ritter, ma anche i rispettivi segreti costituiranno un motivo tanto di scontro quanto di legame.

Poi però le posizioni si scambiano, e assistiamo a interessanti dialoghi tra Jessica e Luke, destinati (almeno da canone cartaceo) ad amarsi e a metter su famiglia ma che hanno ancora tanto da scoprire e da risolvere dopo addii scomodi e frasi non dette, così come le esperienze di Matt e quelle di Danny costituiranno un'importante arma conoscitiva contro un nemico che entrambi hanno già affrontato: la Mano. Da tutto questo si evince quanto Marvel's The Defenders sia anche una sorta di racconto di formazione, una nuova rinascita per ciascuno dei quattro eroi che pone la serie - come abbiamo già ampiamente spiegato nel first look - come un importante prodotto di continuity, al pari dei film corali sugli Avengers che determinano possibili cambiamenti etici e morali nei protagonisti del Marvel Cinematic Universe.

Grandi cattivi, grandi storie

Marvel's The Defenders offre, dunque, una scrittura convincente soprattutto nelle storyline singole o nelle singole interazioni tra un personaggio e un altro. Ma è quando la trama ha bisogno di decollare e di regalare i momenti alti che ci si aspetta da un team up a là Avengers che emergono i primi limiti. Il ritmo della narrazione della miniserie è eccessivamente altalenante, mischiando elementi di scarso interesse o addirittura incoerenza con altri visivamente e narrativamente interessanti. Le esperienze televisive targate Marvel/Netflix insegnano che una grande storia la fanno soprattutto i grandi cattivi: Vincent D'Onofrio ha regalato al pubblico un Wilson Fisk da antologia, mentre David Tennant e Mahershala Ali (rispettivamente Killgrave e Cottonmouth) hanno per certi versi tenuto in piedi anche i momenti più fragili dei rispettivi show solitari. In Daredevil 2 la cattiva gestione proprio del clan della Mano è stata salvata da un incredibile Jon Bernthal nei panni del Punisher (seppur si tratti non propriamente di un antagonista), mentre in Marvel's Iron Fist abbiamo assistito all'ennesimo sprecone delle potenzialità di cattivi come la Mano e Harold Meachum.

Purtroppo, dopo averne elogiata la performance nei primi episodi, dobbiamo ricrederci su Alexandra, la villain interpretata dall'ottima Sigourney Weaver: dopo le prime apparizioni il personaggio rimane piatto e monotono e anche la buona performance recitativa della Weaver non salva un'antagonista che non riesce proprio a lasciare il segno. La gestione di Alexandra rispecchia tutto il parco di cattivi della produzione, che ha scelto di rendere (giustamente) il clan della Mano la minaccia finale da affrontare dopo cinque stagioni di standalone - un po' al pari di Loki o Thanos - ma la resa su schermo dell'oscura organizzazione ninja non è riuscita a rendere veramente giustizia ai fumetti di riferimento. Un paio di colpi di scena rendono il personaggio di Elektra più interessante del previsto, ma nell'intera sceneggiatura permane una cura a tratti grossolana di un personaggio che avrebbe meritato tutt'altro spessore - seppur il finale tenti, in qualche modo, di darglielo.

Bello a vedersi, ma...

Marvel's The Defenders è un buon prodotto dal punto di vista tecnico, con regia e fotografia che non presentano particolari sbavature e un buon parco di coreografie nelle scene d'azione - sicuramente migliori di Marvel's Iron Fist, nelle quali Finn Jones sembrava proprio non essere portato per le arti marziali. Restano apprezzabili, seppur ampiamente criticate, le scelte di "color code": a molti fan non è andata giù la scelta cromatica che, nei primi episodi in cui le storyline erano ancora solitarie, tingeva la scenografia dei colori tipici dell'eroe in questione - quindi il rosso per Daredevil, il blu per Jessica Jones, i colori caldi come l'arancione e il giallo per Luke Cage e il verde zen per Iron Fist. Non dobbiamo dimenticare che ci troviamo di fronte a un prodotto audiovisivo, che fa del fumetto la sua principale fonte di ispirazione, e che probabilmente una scelta cromatica del genere in un albo a fumetti non avrebbe per nulla sfigurato: più che criticarla, dunque, ci sentiamo di apprezzare e provare a comprendere una decisione che cerca di "sperimentare" una soluzione visiva che regali atmosfere suggestive e fedeli alle rispettive controparti su vignetta. Ciò che davvero andrebbe criticato, nonostante il tentativo di dare un tocco cromatico originale, è che la fotografia in The Defenders, al pari di quella in Iron Fist, non regala particolari emozioni com'è stato con le serie precedenti: Se Daredevil è stato un vero capolavoro di recitazione, sceneggiatura, fotografia e regia e il duo Luke Cage/Jessica Jones ha trovato in questi ultimi due elementi una sorta di compensazione agli altri due, Marvel's The Defenders resta abbastanza anonimo dal punto di vista visivo - non fosse, appunto, per il tanto discusso color code, complice anche un sonoro che, salvando la pace del buon tema della opening iniziale, sembra esser stato completamente dimenticato dalla produzione.

Chiudiamo con un commento sugli interpreti: fatta eccezione per Alexandra, il parco di personaggi di Marvel's The Defenders conta volti già ampiamente noti dell'universo Netflix, a partire dai quattro protagonisti fino a ogni singolo comprimario: un fattore, questo, che mette ulteriormente alla prova il cast, dando agli attori l'ennesimo banco di prova per calarsi nei panni del rispettivo personaggio. E se Mike Colter ci convince sempre di più nei panni di Luke, così come Charlie Cox sembra essere nato per interpretare Matt Murdock, gli interpreti di Danny e Jessica (Finn Jones e Krysten Ritter) ancora non riescono a convincere pienamente: c'è da dire che, in larga parte, i loro personaggi risultano bloccati da una scrittura monotona e prevedibile, ma servirà ancora del lavoro per fornire al pubblico un Iron Fist e una Jessica Jones che si rispettino e che, soprattutto, rendano giustizia alle loro amate controparti fumettistiche. Figura centrale, tanto in questa miniserie quanto negli sviluppi futuri, resta tuttavia il Daredevil di Cox: vero e proprio deus ex machina del racconto di The Defenders, il Diavolo di Hell's Kitchen regala i momenti più interessanti e, anche negli istanti finali dell'ultimo episodio, ha da dire qualcosa in più rispetto agli altri.

Marvel's The Defenders - Stagione 1 Se, da un lato, siamo lieti che Marvel's The Defenders abbia riscattato una prova assolutamente incolore dello scialbo Iron Fist, dall'altro terminiamo il nostro binge-watching della miniserie Netflix con un pizzico di amarezza. La reunion di Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist ha tirato le fila della cosiddetta Fase Uno dell'universo televisivo in collaborazione tra Marvel e Netflix, ma il colosso di streaming digitale non è mai riuscito a ripetere il successo straripante del primo Daredevil neanche con la miniserie crossover. The Defenders fa vedere cose buone soprattutto nella prima parte di stagione, esplorando i singoli rapporti tra i quattro protagonisti, ma è quando che la trama necessita di uno scossone verso il confronto finale che tutto - dal team up dei Difensori alle mosse del clan della Mano, passando per la gestione dei villain - scivola lentamente in un'altalena di monotonia e momenti esaltanti, conditi da una buona dose di azione. Ci troviamo di fronte un prodotto che, in una gerarchia che vede al primo posto un imbattibile Daredevil 1 e all'ultimo un deludente Iron Fist, si piazza leggermente al di sotto di Luke Cage e Jessica Jones, i quali perlomeno trovano nell'uso del sonoro e della fotografia un elemento salvifico da una trama a tratti inconsistente - qualcosa in cui The Defenders proprio non riesce. C'eravamo quasi, ma a risollevare ulteriormente le sorti dell'universo Netflix/Marvel - a questo punto - attendiamo al varco Daredevil 3 ma soprattutto The Punisher, chiamato a confermare il lavoro eccelso svolto da Jon Bernthal in Daredevil 2.

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