Medici, terza puntata: un inesorabile declino

Medici lascia fin troppo spazio ad intrighi amorosi e tradimenti, completando la trasformazione della serie in un classico sceneggiato RAI.

recensione Medici, terza puntata: un inesorabile declino
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La forte virata verso temi e motivi cari alle fiction all'italiana era già scritta nei titoli degli episodi 5 e 6 de Medici: in "Tentazione" e "Predominio" a farla da padrone sono infatti intrecci sentimentali e tradimenti. Cosimo e Lorenzo sono in esilio a Venezia, e Albizzi approfitta della loro lontananza per prendere il controllo di Firenze e prolungare l'espulsione dei due fratelli dalla loro città natale. Intanto anche il matrimonio di Cosimo e Contessina è messo a dura prova: la donna incontra un suo vecchio amore, Ezio Contarini, per il quale scopre di provare ancora dei sentimenti; suo marito, invece, inizia una relazione con la schiava Maddalena. Cosimo e Lorenzo tornano a Firenze acclamati come degli eroi dopo aver sventato una congiura ai loro danni a Venezia ed essersi assicurati l'appoggio del Doge. In città trovano Albizzi incarcerato con l'accusa di aver tentato di farsi tiranno: per intercessione del Papa, Cosimo sceglie di risparmiare la vita all'antico nemico concedendogli l'esilio, ma l'uomo morirà in un'imboscata poco fuori dalle mura di Firenze. Intanto aumentano i dubbi su chi possa essere l'assassino di Giovanni: Marco Bello rivela che il colpevole potrebbe essere Lorenzo, ma lo stesso Rinaldo, poco prima di morire, confessa che potrebbe essere stato lui ad uccidere il capofamiglia dei Medici.

Sulle tracce della fiction all'italiana

Al suo terzo appuntamento Medici rinuncia definitivamente alla rincorsa verso la serialità americana di qualità per accostarsi ai ben più conosciuti sceneggiati televisivi, dei quali finisce per abbracciare tematiche e modalità e di messa in scena . La dimensione di "political thriller", più decantata che dimostrata sul campo in verità, viene momentaneamente accantonata in favore di quella sentimentale: la girandola di passioni coinvolge Cosimo, Contessina e Maddalena, Piero e Lucrezia, e perfino Lorenzo, chiamato a trovare una sposa. Insomma, una vera e propria epidemia. Ancor meno convincente la regia che accompagna le scene più cariche di pathos: esasperate da dialoghi affettati e da un uso smodato del sottofondo musicale, non hanno nulla da invidiare a quelle delle più popolari soap opera.

I limiti evidenti di un progetto troppo ambizioso

La serie ha accantonato del tutto la narrazione parallela catalizzando le attenzioni dello spettatore su un unico piano temporale, ma tutto ciò non reca alcun vantaggio alla trama, i cui risvolti e colpi di scena aumentano la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di già visto. Messi in secondo piano gli elementi di maggior appeal che avevano caratterizzato il programma al suo esordio, vale a dire l'esaltazione di un inestimabile patrimonio artistico e di un passato glorioso, risultano ancor più lampanti i limiti in fatto di sceneggiatura de Medici, i cui dialoghi stucchevoli e fintamente drammatici sembrano opera di uno scolaro alle prime armi. La politica dei buoni sentimenti prevale su tutto e tutti, a discapito di scelte che si sarebbero potute rivelare coraggiose se portate avanti fino in fondo, e che avrebbero potuto regalare al pubblico italiano personaggi più sfaccettati ed interessanti di quelli che popolano normalmente il palinsesto televisivo. In definitiva, si fa sempre più evidente l'idiosincrasia tra le iniziali buone intenzioni del progetto e l'effettiva qualità del prodotto: come si suol dire in questi casi, tanto rumore per nulla.