Recensione Misfits - Stagione 3

La terza stagione dei disadattati più famosi della tv

recensione Misfits - Stagione 3
Articolo a cura di
Nunzio Gaeta Nunzio Gaeta ama scrivere e parlare in maniera trasversale di cinema, serie tv e videogames, nonché di tutto ciò che ruota intorno alla cultura giapponese. Lo potete trovare su Facebook e su Google Plus.

Chi ha guardato ed apprezzato Misfits in questi 3 anni non si è di certo posto domande su come, quando e perché. Pur mantenendo una coerenza di fondo e un filo logico narrativo lieve ma presente, il serial del network britannico E4 ha posto lo spettatore dinanzi a situazioni assolutamente surreali e goliardiche, sempre pronte a sfiorare lievemente il confine del trash seppur senza mai entrarci pienamente. Ed è questo uno dei punti cardine del programma, ossia l’offrire una visione differente dai soliti eroi buonisti e senza macchia, donando, grazie ad un evento dalle cause ancora ignote, poteri ad un gruppo di ragazzi con ben più di qualche problema comportamentale. E non soltanto a loro, giustificando così anche il presentarsi di antagonisti o coprotagonisti nel corso degli episodi, con medesime capacità speciali. Gran parte del lavoro infatti viene svolto dai singolari personaggi che, nonostante abbiano caratteri diametralmente opposti tra loro, si ritrovano catapultati in una situazione comune presso l’onnipresente centro sociale, in balìa di misteriosi poteri e di eventi inspiegabili.
Kelly, Alisha, Curtis, Simon, Nathan hanno rappresentato, chi più e chi meno, un variegato dipinto di sfaccettature psicologiche che, messe insieme, riescono ad intrattenere il pubblico (e gli ascolti lo hanno indubbiamente dimostrato), con poteri che camminano di pari passo insieme alle stranezze che si perpetuano (indimenticabile la capacità di far eccitare le persone toccandole). Ovviamente non tutto dura in eterno e la serie, vuoi per l’abbandono di uno dei personaggi portanti (Nathan interpretato da Robert Sheehan, che ci abbandona prima dell’inizio della terza stagione con un corto mandato in onda sul web) vuoi per una scontata saturazione di contenuti, lo show sta lentamente subendo una forte battuta d’arresto qualitativa.

Disadattati di nome e di fatto

Come già detto in precedenza, Nathan viene prontamente sostituito da Rudy (Joseph Gilgun), che ripropone, grazie anche al suo potere capace di farlo sdoppiare all’occorrenza, un rimpiazzo a primo impatto altrettanto valido. Dulcis in fundo, la fine della stagione scorsa giustifica una sorta di “reboot” relativo alle speciali capacità dei nostri beniamini, ora completamente differenti rispetto al passato. Ed ecco che vedremo persone capaci di costruire razzi, di cambiare sesso e altro ancora. Se pensavate, quindi, d’aver visto tutto con il tizio capace di controllare il latte e i suoi derivati, vi sbagliavate di grosso. Le stesse situazioni non mancheranno di stupire tra zombie, fantasmi e nazisti. Però, e c’è un però, determinate scelte sono sembrate, ai più, fortemente discutibili. Nonostante il pubblico di Misfits sia oltremodo abituato ad una coerenza così sottile da risultare invisibile e ad un trash riconoscibile ma mai troppo marcato, vedere situazioni come scambi di stati comatosi o parti basse marcite dà ugualmente fastidio. E’ una sorta di linea di demarcazione invisibile, che regola il buonsenso di ognuno di noi. Superandola, tutto va a scadere. Gli episodi sembrano quasi del tutto scollegati tra loro, e seppur ci si debba aspettare di tutto da un serial di questo tipo si fatica a credere che vi siano alle spalle gli stessi sceneggiatori degli anni precedenti. Come se non bastasse, la mancanza di Nathan si fa sentire subito dopo le prime vicende, lasciando intravedere personaggi sempre uguali a se stessi, laddove il nostro riusciva, con la sua presenza tagliente e dirompente, e fare da supporto all’intera squadra. Lo stesso Rudy, chiamato come sostituto, poteva rivelarsi un valido coprimario, ma come per tutti gli altri necessita di un supporto maggiore, che irrimediabilmente non c’è. Non bastano poteri rinnovati a donare spessore e carattere a personaggi come Curtis, e i passi falsi compiuti dalla sceneggiatura non fanno altro che peggiorare le cose.
Il piccolo filo narrativo che collegava la già carente seconda stagione (migliore della terza ma lontana dai fasti della prima) sembra scomparso nella quasi totalità degli episodi, che scorrono magari anche divertendo, ma sembrano quasi buttati sullo schermo soltanto per far numero. In tutto questo marasma ritroviamo le sempre valide interpretazioni di Lauren Socha (Kelly) e Iwan Rheon (Simon), che restano i personaggi chiave intorno ai quali girano gran parte delle vicende. Insomma, una stagione che mostra il fianco a numerose carenze e ad una mancanza d’idee, cercando di sopperire a quest’ultima con scelte e trovate ancora più estranianti ed inverosimili rispetto al passato.

Climax finale

La situazione si riprende nell’ultimo episodio, che farà sicuramente la felicità dei numerosi fan sparsi per il mondo, grazie a singolari ritorni (quasi del tutto graditi) e ad un climax finale ad altissimi livelli. L’intera puntata scorre in maniera frenetica offrendo siparietti simpatici e creando un caos di fondo all’intero background. Finale che si riallaccia alle prime stagioni mettendo a tacere le insistenti voci riguardanti la continuity narrativa accennata in passato, pur se così facendo si creano ancora più dubbi sulla “già sicura” quarta stagione in arrivo. Vengono a mancare, per forza di cose, alcuni membri del cast, e sfortunatamente a restare sono quelli che convincono di meno. Con l’ultima puntata si chiude un ciclo (necessario o meno è un altro discorso), e si spera in una riapertura migliore, anche se questo significa rimodernare un po’ dalle fondamenta un’intera struttura ormai pericolante. Cosa sicuramente non facile.

Misfits - Stagione 3 La terza stagione di Misfits lascia, a visione completa, un senso di amarezza ai fan della serie, causato da un calo qualitativo ben visibile e da situazioni, nonché personaggi, che iniziano a mostrare sintomi di ripetitività. Vengono accentuate le incongruenze della sceneggiatura e si scade spesso in scene dal dubbio gusto, persino per uno show di questo tipo. La mancanza di Nathan alla fine si è fatta sentire e non basta un valido finale (che pone però ancora più dubbi sulla prossima stagione) a risollevare la parabola discendente intrapresa dallo show.