Mr. Robot: la recensione della 2° stagione

Il thriller informatico di Sam Esmail chiude il secondo ciclo di episodi in modo interessante ma non del tutto soddisfacente.

recensione Mr. Robot: la recensione della seconda stagione
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La notte di domenica 18 settembre (ora americana) Rami Malek, antieroe di Mr. Robot, ha vinto l'Emmy come miglior attore protagonista di una serie drammatica per la prima stagione, completando un percorso trionfale iniziato lo scorso gennaio alla cerimonia dei Golden Globe, dove la serie creata da Sam Esmail si portò a casa i premi per la miglior serie e per il miglior non protagonista (Christian Slater). Visibilmente emozionato, Malek ha commentato la vittoria in modo squisitamente autoironico, chiedendo alle altre persone presenti in sala se anche loro stessero vedendo la stessa cosa (allusione allo stato mentale non proprio roseo di Elliot Alderson). Una battuta che da un lato riassume perfettamente il successo inatteso di quella che era la più grande scommessa del network USA, tradizionalmente ignorato in sede di premi e noto per serie procedurali dal taglio comico un po' bislacco (vedi alla voce Monk), ma anche un rimando a quello che, dopo essere stato il maggiore punto di forza della serie, potrebbe anche tramutarsi in un difetto di non poco conto, come ha dimostrato in parte la seconda annata dello show (N.B. Si sconsiglia la lettura dell'articolo se non avete visto tutta la prima stagione).

Realtà virtuale

Lo scorso anno Mr. Robot si era congedato dal pubblico in modo inatteso e sconvolgente, svelando una verità scioccante sul rapporto tra Elliot e Mr. Robot (Slater), il quale non è una persona in carne ed ossa, bensì la risposta televisiva al Tyler Durden di Fight Club, ossia una manifestazione della mente malata di Elliot (con un ulteriore sottotesto tragico poiché ha le sembianze del defunto padre del protagonista). Da lì Esmail è riuscito a costruire una prosecuzione del racconto all'insegna della paranoia e dell'incertezza, portando avanti un discorso lucido e molto attuale su una società - non solo americana - dal sapore orwelliano e paragonabile alla nostra in seguito ad eventi come l'avvento di WikiLeaks, la controversa vicenda di Edward Snowden e l'attacco informatico nei confronti della Sony alla fine del 2014 in un contesto surreale e a tratti disperato. Andando oltre il livello puramente tematico, lo stravolgimento della premessa della serie ha anche consentito ad Esmail, che in questa sede è un autore allo stato puro in quanto regista di tutti gli episodi della seconda stagione, di sfruttare in modo inedito e strepitoso l'alchimia personale tra Malek e Slater, regalandoci dei duelli recitativi raramente al di sotto dell'eccelso. Ma c'è un limite a tutto, e Mr. Robot l'ha parzialmente superato con il settimo episodio di questo nuovo ciclo, dove un altro colpo di scena - che non sveliamo qui per venire incontro a chi vuole farsi un'idea generale della stagione senza per forza averla vista per intero - ha ulteriormente rimescolato le carte. Ad infastidire, in questo caso, non è tanto l'apparente ripetitività, dal momento che la rivelazione in questione è coerente con l'andamento narrativo del programma e confezionata in modo impeccabile. Il problema è invece il modo in cui sembra porre le basi per un futuro alla Lost, dove continue sorprese - o presunte tali - e domande senza risposta possono generare frustrazione anziché entusiasmo nello spettatore.

E adesso?

Il paragone con la creatura di Damon Lindelof è applicabile anche al finale di stagione, che rinuncia alla compiutezza della prima annata per seminare indizi riguardo il prossimo ciclo di episodi e saluta il pubblico con un cliffhanger privo del mordente tradizionalmente associato alla serie. Nel caso di Lost, però, la procrastinazione era in parte giustificata dal fatto che, dopo la terza stagione, gli showrunner sapevano esattamente quanti episodi avessero ancora a disposizione e hanno pianificato lo show di conseguenza. Mr. Robot procede invece, per ora, con il sistema del rinnovo graduale, e la terza stagione è stata confermata appena un mese fa, quando il finale della seconda era già stato praticamente completato. Certo, avevamo pochi dubbi sulla realizzazione di almeno un'altra annata dello show, ma dare per scontato il rinnovo è una strategia potenzialmente deleteria nel mercato televisivo di oggi, dove il pubblico predilige la serialità pura e rischia di rimanere con l'amaro in bocca qualora cause di forza maggiore portassero ad una conclusione prematura e incompleta. Il nostro auspicio è quindi che Esmail si avvicini alla terza stagione con maggiore cura, perché il modo in cui ha espanso il mondo del cyberterrorismo quest'anno è comunque affascinante e terrificante (in senso positivo), e sarebbe un peccato vedere tale intelligenza sacrificata in nome di soluzioni narrative più banali e, forse un domani, ripetitive.

Mr. Robot - Stagione 2 La seconda stagione di Mr. Robot inizia mantenendo le promesse della prima, per poi perdersi parzialmente su un percorso a tratti autocompiaciuto. Se la fattura tecnica rimane ineccepibile, e l'alchimia tra i due attori principali inscalfibile, c'è un rischio che, negli anni a venire, la serie diventi un prodotto più ordinario, lontano dalla carica rivoluzionaria che aveva caratterizzato i primi episodi.