Non Uccidere: Recensione della seconda stagione della serie noir RAI

Torna Non Uccidere, la serie simbolo di una Rai all'inseguimento di qualità e modernità. Un noir crudo sullo sfondo di una cupa Torino...

recensione Non Uccidere: Recensione della seconda stagione della serie noir RAI
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La faccia pallida, le occhiaie in risalto, il giubbotto consunto. C'è qualcosa di malato, di fragile, nello sguardo dell'ispettore Valeria Ferro, perseguitata dallo spettro di un fantasma pesante, quello dell'omicidio del padre. È stata la madre, questo quello che ha sempre pensato; ma qualcosa non torna, la confusione aumenta, i dubbi prendono il sopravvento. Quando il caso sembra ormai archiviato, i segreti scoperti, la pace familiare ristabilita, ecco qualcosa di completamente inaspettato. Quella madre tanto a lungo odiata, ormai libera e innocente, sparisce, viene rapita, e poi ritrovata morta, martoriata, sciolta, dalla stessa figlia che tanto ci aveva messo per riammetterla nella sua vita. È da questo rilancio della travagliata storia familiare della protagonista interpretata da Miriam Leone che riparte Non Uccidere, quella che per la Rai, produttrice della serie, è stata ed è una vera e propria scommessa, il tentativo di smuoversi dall'immobilismo storico e riposizionarsi in un panorama moderno e al passo con i tempi, come già dimostra l'inedito modello di distribuzione con la serie in anteprima su Rai Play per poi passare sui canali tradizionali. Ci riesce riproponendo i punti di forza della stagione d'esordio, andando ad alzare ancora di più l'asticella.

Oscuro è il cuore dell'uomo

È un crime atipico per i nostri schermi, e si discosta notevolmente anche dalle più fortunate e seguite serie poliziesche americane. Non ci sono incredibili sparatorie e rocamboleschi inseguimenti da un lato, così come fortunatamente sono assenti i casi un po' faciloni delle nostre produzioni. È un'investigazione sulla psiche quella di Non Uccidere, in prima battuta quella della sua protagonista. Un personaggio tormentato, abituato tutti i giorni a fare i conti con la meschinità dell'uomo, eppure debole davanti ai suoi drammi. La morte della madre non fa che amplificare il tutto, trasformando Valeria dall'implacabile e intuitivo ispettore della prima stagione in un'impulsiva e autodistruttiva donna che non ha nulla da perdere. Una parabola discendente che fa da filo conduttore ai dodici episodi, senza mai però sovrastare e annullare quelli che potremmo definire i "casi del giorno". In una Torino nebbiosa, dai toni spenti e freddi, va in scena la rappresentazione dell'oscurità dell'animo umano. La trama verticale di ciascun episodio affronta casi inquietanti, non lontani dalla vera cronaca nera italiana come già la prima stagione, nei quali emerge la banalità del male, scaturito da situazioni quotidiane in contesti familiari, lavorativi o di vita comunitaria apparentemente idilliaci, nelle cui viscere più nascoste si nascondono invece mostruosità tali da portare all'omicidio. Rimane quell'impressione da noir nord-europeo, da Broadchurch, passando un po' per Luther, un po' per The Bridge, e perché no, mettendoci anche un po' quell'aurea da Twin Peaks, dove ognuno ha qualche mostro da nascondere.

Per quanto non riesca ad avvicinarsi allo statuto di capolavoro che possono portare le opere citate, Claudio Corbucci è riuscito a rendere questa seconda stagione ancora più elegante, con una narrazione ben gestita, dosata benissimo tra indagini tese, intriganti e credibili, una robustezza resa più semplice dalla riduzione allo standard di 50 minuti ad episodio e trama orizzontale mai invasiva, ma accennata con gusto nel corso di tutta la stagione, senza mai cali di tono.

Cinque sfumature di grigio

Tecnicamente si riconferma un gioiello e una sorpresa. La fotografia è straniante tanto è insolita per una produzione Rai, ci restituisce una palette cromatica piatta, smorta, metallica, che ben si confà con i toni della serie, molto vicina agli standard internazionali e che prepotentemente allontana i sospetti da prodotto italiano nel senso "brutto" del termine. Non è la solita fiction e lo vuole ribadire con forza ad ogni occasione, sotto ogni aspetto. Fotografia che esalta ancora di più Torino, che con la sua austerità, la sua eleganza, la sua geometrica ossessione, si riconferma setting ideale per quest'opera. Ancora una volta tutto il cast si comporta egregiamente, dando vita e voce a personaggi credibili, mai sopra le righe, che mai sfociano nel farsesco da soap ma calano ancora di più nell'atmosfera noir. A margine, nota di merito per Miriam Leone, alla sua prova migliore, confermando ancora una volta come senza abbellimenti, senza paillette, e luci di varietà può donarci interpretazioni che vanno ben oltre Miss Italia. Già annunciata, non ci rimane che aspettare l'autunno per quella che viene considerata la seconda parte di Non Uccidere 2, ma che a tutti gli effetti potrebbe essere considerata una vera e propria terza stagione.

Non Uccidere - Stagione 2 Anche in questa seconda stagione Non Uccidere rappresenta quella volontà della televisione di stato di adeguarsi al panorama internazionale puntando su prodotti di qualità, lasciando per un momento da parte i suoi toni rassicuranti ma allestendo un noir elegante, tecnicamente eccelso e che non ha paura di essere cattivo.

7

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