Recensione Oz - Stagione 1

Scontri tra detenuti all’interno di un carcere di massima sicurezza.

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Oz: una vita difficile

Oz è una serie televisiva senza peli sulla lingua, dipinge un microcosmo estremamente crudo e realistico, rappresentando la vita carceraria senza accomodamenti o censure di sorta. Le vicende si svolgono nell’arco di sei stagioni (tutte di otto episodi, fatta eccezione per la quarta che ne conta il doppio), di cui in Italia si sono viste solo le prime quattro (le stagioni numero cinque e sei rimarranno verosimilmente inedite). Questo perché Oz è un serial che definire coraggioso è dire poco, evidentemente troppo audace per essere pienamente commercializzabile, pensato e realizzato in funzione di un pubblico maturo. Su suolo americano è stato trasmesso dall’HBO, rete via cavo nota per la sua lungimiranza, oltre che per la qualità che ne contraddistingue i prodotti. Italia1 ha trasmesso le prime due stagioni, per la prima volta in chiaro, ereditandole dalla defunta Tele+. Il serial ha conquistato la programmazione italiana con colpevole ritardo (nato nel 1997, giunge su Italia1 solo nel 2005), penalizzato tra l’altro da un palinsesto limitante (va in onda a tarda notte col sussidio di un’attività promozionale volutamente scarsa). Oz è stato in seguito trasferito su Fox, dove al momento è fermo alla quarta stagione.

Oswald State Penitentiary

Penitenziario di massima sicurezza Oswald, noto ai più con il nome di Oz. Al suo interno un vasto campionario di individui costretti all’allontanamento forzato dalla società: stupratori, assassini, ladri, terroristi, mafiosi, criminali di ogni sorta e specie. Tim McManus, convinto fautore della riabilitazione, gestisce il cosiddetto “Paradiso” (Emerald City in originale): un braccio speciale destinato alla sperimentazione di nuovi metodi rieducativi. L’audace progetto di McManus è quello di incentivare la convivenza e la collaborazione tra i detenuti, mettendo alla prova la loro capacità di interagire in comunità. Il tutto è monitorato e tenuto sotto controllo, tuttavia tramite misure meno restrittive rispetto a quelle di una prigione intesa in senso tradizionale. All’interno del Paradiso infatti i reclusi godono di maggiore libertà ed autonomia: le classiche celle a sbarre d’acciaio sono sostituite dagli “acquari” (piccole stanze per due persone, circondate da spesse pareti in plexiglas), durante il giorno i detenuti possono circolare tranquillamente all’interno del braccio, dove godono di libero accesso a telefoni e tv. L’idealismo di McManus è però destinato a scontrarsi sia con la brutalità dei carcerati che con lo scetticismo delle autorità. Gestire il Paradiso si rivelerà compito arduo quanto pericoloso.
Lo spettatore fa il suo ingresso ad Oz in compagnia di un intimorito Tobias Beecher, ex avvocato alcolizzato sulla cui coscienza grava la morte di una bambina. Il nuovo arrivato, sradicato dalle proprie certezze borghesi, si scontra con una realtà sconvolgente a lui del tutto estranea. Beecher impara a sue spese le dure regole della vita carceraria, iniziando un calvario di angherie ad opera del sadico Schillinger, subdolo compagno di cella nazista che ama abusare della debolezza altrui. Perno di buona parte degli avvenimenti è invece l’irlandese Ryan O’ Reily, astuto quanto cinico doppiogiochista, abilissimo nel volgere a proprio favore le rivalità che serpeggiano all’interno del penitenziario (nel caso in questione la faida che vede scontrarsi la mafia italoamericana e la comunità nera). Le travagliate vicende umane che attraversano Oz sono introdotte e commentate da Augustus Hill, ironica e disillusa voce narrante che accompagna lo spettatore attraverso ognuno degli otto episodi che compongono la prima stagione (nonché presenza fissa di tutte le cinque stagioni a venire). Quelli elencati finora non sono che alcuni dei memorabili personaggi che orbitano nell’universo di Oz. Il serial è infatti sorretto da un’articolata trama di legami, alleanze e tradimenti, da una serie di incontri e scontri che, nella maggior parte dei casi, non riescono a scampare l’esito violento. Oz è popolato da un variopinto serraglio umano, dove la violenza quotidiana non è altro che una componente necessaria alla sopravvivenza.

Homo homini lupus

Sotto molti aspetti la vita in Paradiso si differenzia di poco rispetto alla quotidianità di qualsiasi altro carcere: per poter tirare avanti è necessario aggregarsi, entrare a fare parte di una banda dai caratteri ben definiti, una scalcinata “associazione a sopravvivere” che, benché unita da equilibri precari e di natura puramente utilitaristica, offra al soggetto una minima possibilità di difesa. Ecco dunque profilarsi una nutrita serie di fazioni in perpetua lotta per il potere, dove a dettare legge sono sempre e comunque i conflitti razziali. Gli scontri tra ariani, afroamericani, musulmani, ispanici e italiani, uniti alle guerre intestine che periodicamente lacerano i medesimi gruppi, elevano Oz a tripudio dell’homo homini lupus. Impera una feroce legge di natura, in grado di soffocare anche quegli sporadici barlumi di sincero altruismo che, di tanto in tanto, riescono ad affiorare persino in una prigione di massima sicurezza. La vita carceraria procede scandita dai morti e dalla violenza (fisica come psicologica), in un complesso intrecciarsi di amicizie e tradimenti, lealtà e doppi giochi. Entrare ad Oswald significa fare i conti in prima persona con l’atavica lotta per la sopravvivenza.

HBO sinonimo di qualità

Nonostante le atrocità e le situazioni spesso disturbanti messe in campo, Oz rimane un prodotto completo e di altissimo livello. La violenza non è mai fine a se stessa, i conflitti (spesso cruenti, mai consolatori) che animano gli episodi sono sempre frutto di psicologie approfondite e complete. La serie, creata da Tom Fontana e prodotta da Barry Levinson, lascia ampiamente presagire l’alta qualità cui l’HBO ci abituerà in seguito. Cifra stilistica dell’emittente via cavo americana è fin da subito la cura certosina riservata alla definizione psicologica dei propri personaggi. I protagonisti delle vicende sono esseri umani a tutto tondo, il cui spessore psicologico viene approfondito di episodio in episodio. L’umanità dei personaggi risulta evidente nella loro meschinità e debolezza quanto nei loro pregi. L’elevata qualità delle sceneggiature facilita il lavoro di tutti gli attori che, perfettamente in parte, concorrono all’ottima riuscita della produzione. Non per nulla la serie di Tom Fontana si rivelerà un’inesauribile fucina di attori, talenti in prova che verranno ampiamente sfruttati dai serial successivi.

Oz - Stagione 1 Oz è una serie appassionante, innovativa ed estremamente coraggiosa, che ha finito col pagare l’inevitabile scotto della propria sfrontatezza. Benché meno celebrata di quanto meriterebbe, rimane indubbiamente una delle produzioni televisive più meritevoli degli ultimi anni dieci anni.

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