Recensione Preacher - Stagione 1

È terminata la prima stagione di Preacher, che con questi primi episodi ci ha regalato una sorta di storia delle origini dell'omonimo fumetto.

recensione Preacher - Stagione 1
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Con il primo capitolo della serie, il network televisivo statunitense AMC ha ripresentato al suo pubblico un altro adattamento di una cruda serie horror-soprannaturale a fumetti, dopo il grande successo dell'ormai celebre The Walking Dead. Con questo nuovo show, tuttavia, la rete ha dovuto fare i conti con un insieme di ricezioni alquanto contrastanti. Se da una parte, infatti, Preacher non ha soddisfatto pienamente i fan desiderosi di assistere ad un adattamento televisivo che fosse il più fedele possibile alle pagine illustrate, dall'altra gran parte della critica, del pubblico che non conosceva il materiale di partenza e di un'altra fazione di fan affezionati ha apprezzato l'approccio adottato dagli sceneggiatori, che ha consentito al pubblico di osservare la storia di Jesse Custer e dei co-protagonisti a partire da un punto di vista inedito.

Ritorno al passato

Le prime dieci puntate della serie creata da Evan Goldberg, Seth Rogen e Sam Catlin ci presentano una sorta di prequel alle vicende narrate nelle pagine illustrate di Preacher. Dal punto di vista artistico gli episodi riescono a mettere in scena una struttura sufficientemente solida, supportata da una colonna sonora piacevolmente azzeccata, da un'accurata fotografia e da una regia dinamica, evocativa e distintiva, che riesce a conferire ad ogni personaggio la sua propria e forte caratterizzazione. A questo proposito, l'unica pecca è costituita dal ritmo non sempre coerente e costante della narrazione. Se, infatti, con i primi episodi e con quelli di chiusura si percepisce una cadenza vivace e priva di punti morti, nella parte centrale della stagione uno spettatore poco paziente potrebbe lamentare il peso di un'eccessiva lentezza e staticità. A compensare questa mancanza interviene, però, l'indole generale delle puntate che riescono a mantenere integra, se non la narrazione, almeno l'anima graffiante e aggressiva propria del fumetto.


Più che semplici personaggi

Senza la pretesa di esaurire il tema dell'esistenza e della credenza in Dio e di una coscienza morale consequenziale o meno a tale credenza, Preacher fornisce un approccio moderno a questa eterna questione, configurandosi come un punto di vista spregiudicato e irriverente che, anche con il suo umorismo un po' blasfemo, riesce a dare conto delle linee di pensiero maggiormente seguite storicamente dall'uomo. A presentarsi come simboli di queste differenti fazioni sono proprio i suoi personaggi che, in modo diverso, si fanno portavoce di una precisa posizione. Se da una parte abbiamo il sadico Signor Quinncannon il cui odio verso Dio si spinge, se possibile, quasi oltre il più sfrenato ateismo, dall'altra abbiamo il tenero animo dello sfortunato Eugene che, nonostante le sue atroci disavventure, non sembra vacillare nella sua fede vissuta in modo sincero. Nel mezzo, abbiamo una Ruth Negga che ci presenta sapientemente l'atteggiamento sferzante di una Tulip disillusa, ma ancora fedele a retti ideali quali giustizia e lealtà; troviamo poi un Dominic Cooper che, nell'abito talare di Jesse Custer, affronta una prima evoluzione spirituale, passando da un'adesione formale alla fede cristiana motivata da futili motivi, alla ricerca di ciò che è veramente giusto, per poi arrivare ad una vera e propria ricerca di Dio.

Ma, a spiccare su tutti, è sicuramente il Cassidy di Joe Gilgun che, se da una parte svolge alla perfezione il compito di controbilanciare i toni drammatici di alcune sequenze con il suo umorismo nero, rappresenta allo stesso tempo un ‘grillo parlante' per il nostro Jesse Custer, nonché uno dei personaggi che spingono maggiormente lo spettatore alla riflessione. Tutti questi aspetti, senza dimenticare l'aderenza al suo alter ego del fumetto, lo rendono uno dei personaggi più a tutto tondo e, anche per questo, più riusciti della prima stagione. Interessante è la scelta degli sceneggiatori di non approfondire l'individualità dei personaggi secondari: da una parte questo elemento può essere interpretato come una mancanza, che porta all'emergere di eccessive linee narrative a sé stanti e prive di utilità nell'economia della trama. Dall'altra è anche vero che, in questo modo, si assiste alla rappresentazione di una moltitudine di ‘persone qualunque', perfette per rendere conto della stereotipata ipocrisia del bigottismo cristiano.

Preacher - Stagione 1 La prima stagione di Preacher può essere considerata, nonostante alcuni difetti, come un esperimento riuscito, soprattutto se la si considera come un preambolo al fumetto, il cui adattamento vero e proprio inizierà a partire dal secondo capitolo della serie. L'espediente della storia delle origini da collocare cronologicamente prima rispetto alla linea narrativa che troviamo nel fumetto, fornisce alla serie una propria identità che, nel contempo, riesce a mantenere un collegamento con il materiale di partenza pur evitando un'eccessiva dipendenza e subordinazione ad esso. A colpire maggiormente sono, però, le caratterizzazioni dei personaggi, la cui profondità riesce nel contempo a divertire, coinvolgere e far riflettere gli spettatori, dando il giusto risalto ai temi centrali toccati nel corso della narrazione.