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Sense8: Recensione della seconda stagione

Gli otto sensate sono tornati. Ecco la nostra recensione della seconda stagione della serie Netflix diretta da Lana Wachowski.

recensione Sense8: Recensione della seconda stagione
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Ci sono voluti quasi due anni per avere la seconda stagione di Sense8, ma basta guardare un episodio per comprendere il perché di tanta attesa: le riprese vengono effettuate in diverse parti del mondo, dal Messico alla Corea, da Amsterdam all'Africa, dagli Stati Uniti a Berlino. E anche il processo di post-produzione non dev'essere rapido, perché bisogna mescolare sapientemente le scene "in solitaria" e quelle con tutti i sensate presenti con il giusto equilibrio per riuscire a trasmettere allo spettatore la sensazione che i protagonisti della serie siano realisticamente soli e al tempo stesso mai davvero soli. Ma è una lunga attesa che viene ripagata, perché Lana Wachoski dimostra di farcela anche da sola dopo che la sorella Lilly ha lasciato la regia e la produzione della serie: questa seconda stagione non solo amplia e approfondisce le trame dei singoli protagonisti e insieme quella orizzontale legata alla BPO, ma risponde anche ad alcuni dubbi sull'organizzazione stessa e sulla "scienza" dei sensate.

Le trame singole si fanno più intriganti

Se la prima stagione è servita più che altro a presentare i personaggi, con storyline a volte poco incisive (come quella di Kala, ad esempio), questa seconda stagione alza l'asticella e fa un salto in avanti per quanto riguarda la narrazione: se da un lato la Bpo e Whispers restano il cardine della trama orizzontale che coinvolge gli otto sensate come gruppo, dall'altro ogni personaggio subisce un'ulteriore evoluzione. Prendiamo Capheus (che non è più interpretato da Aml Ameen ma da Toby Omwumere): nella prima stagione la sua storyline era di portata molto inferiore rispetto a quella di altri personaggi e lo vedeva affrontare la criminalità di Nairobi sul suo autobus. In questi nuovi episodi il suo ottimismo e il suo senso di giustizia diventano quel "la" che lo convince a candidarsi in politica. Anche Kala (Tina Desai) fa il salto di qualità: da un lato scopre il marcio nell'azienda farmaceutica del marito, dall'altro diventa essenziale per la trama principale, perché è lei l'unica tra i sensate in grado di ricreare i bloccanti chimici essenziali per tenere Whispers - e qualunque altro sensate - fuori dalla propria mente. Wolfgang (Max Riemelt) continua ad essere alle prese con la criminalità organizzata di Berlino, e in questo modo fa la conoscenza di Lila (l'italiana Valeria Bilello), un'altra sensate che in ultimo si ricollegherà a sua volta alla trama principale, a Whispers e alla Bpo. Trama principale e trame singole si intrecciano e si uniscono, legando gli otto protagonisti più che mai, al punto che tutti crollano e annaspano in cerca d'aria se uno di loro rischia il soffocamento.

Whispers e la Bpo: una stagione che risponde ad alcune domande

La trama principale diventa sempre più definita, con dubbi che vengono risolti e altri che invece nascono dalle nuove scoperte. Apprendiamo qualcosa di più su Whispers (Terrence Mann) ma anche su Jonas (Naveen Andrews), Angelica (Daryl Hannah) e il loro cluster, ma soprattutto incontriamo altri sensate, scoprendo che l'unico modo per sfuggire alla Bpo è collaborare con essa. Se la prima stagione finiva con i sensate - Will e Riley in particolare - in fuga da Whispers, in questa stagione si passa dalla paura alla reazione, dalla difesa all'attacco, perché vivere nel terrore significa non vivere affatto. E quindi ben venga il concerto improvvisato da Riley (Tuppence Middleton) per incontrare altri sensate, ben vengano le indagini e i tentativi di far affondare Whispers. Il finale (un cliffhanger che ci lascia con tante domande, soprattutto su Wolfgang e le sue condizioni) crea un parallelismo e insieme un contrasto con quello della prima stagione: i sensate su un mezzo di trasporto, per la prima volta vicini anche fisicamente, Whispers con loro e la promessa di una guerra che sta per iniziare.

Un ritmo che amplifica l'introspezione

Gli episodi - che in alcuni momenti strizzano l'occhio ai fan, rievocando le scene più memorabili della prima stagione - procedono con lo stile ormai tipico dello show: in dieci puntate succede molto ma con un ritmo spesso lento e misurato, votato più all'introspezione e alla scoperta dell'identità dei protagonisti che non agli eventi nudi e crudi. Sense8 non rincorre lo shock dello spettatore, non cerca a tutti i costi una reazione esagerata come fanno altre serie di questi tempi: Sense8 è uno show sull'empatia che cerca l'empatia anche nello spettatore per mantenerlo sullo stesso piano emotivo dei personaggi. E ci riesce, regalando un'esperienza che va oltre quella visiva e si appella alle emozioni, coinvolgendo a facendo vivere un po' anche a noi quella sensazione di condivisione umana che ci fa commuovere quando il padre di Nomi (Jamie Clayton) accetta per la prima volta il suo essere donna e non più uomo e che subito dopo ci fa stringere il cuore alla morte del padre di Will (Brian J. Smith).

La componente d'azione sempre più rilevante

Ma questa seconda stagione non è solo fatta di introspezione condita da una sapiente regia e da una fotografia memorabile, perché Lana Wachowski prende l'analisi dell'identità di ogni protagonista e la condisce con una componente d'azione che si rivela molto più corposa rispetto alla prima stagione: tra combattimenti, evasioni e fughe per la città, appare evidente come lo show voglia alternare un proseguire lento degli eventi con scene intense sia dal punto di vista registico che "coreografico": ed ecco che lo scontro tra Wolfgang e Lila diventa uno scontro tra due "bande" di sensate, in quello che è forse il momento più alto della stagione per la combinazione quasi perfetta di coralità e azione, ritmo travolgente e introspezione empatica.

Uno show necessario

E, come abbiamo già detto in un recente speciale, Sense8 non è solo una serie sci-fi bella e intrigante da vedere, con personaggi e trame accattivanti: è uno show necessario in questo periodo storico in cui si parla tanto di odio, di divisione, di differenze insormontabili tra culture e religioni. Sense8 è la dimostrazione che invece oggi più che mai l'unione fa la forza e che le differenze possono diventare una risorsa. Questa seconda stagione celebra la diversità - anche sessuale, come ben dimostra la scena del gay pride - e invita ad abbracciarla, senza perdere di vista la trama e il senso della narrazione, mescolando sci-fi e realismo, azione e introspezione con equilibrio e maestria. Ancora non si sa se Netflix rinnoverà lo show per una terza stagione, ma se lo farà dovremo prepararci a un'altra lunga e logorante attesa. Se però il risultato sarà all'altezza, allora ne sarà valsa la pena.

Sense 8 - Stagione 2 Sense8 non rincorre lo shock dello spettatore, non cerca a tutti i costi una reazione esagerata come fanno altre serie di questi tempi: Sense8 è uno show sull'empatia che cerca l'empatia anche nello spettatore per mantenerlo sullo stesso piano emotivo dei personaggi. E ci riesce, regalando un'esperienza che va oltre quella visiva e si appella alle emozioni, senza tralasciare la componente d'azione, più rilevante rispetto alla scorsa stagione. Questa seconda stagione celebra più che mai la diversità - anche sessuale, come ben dimostra la scena del gay pride - e invita ad abbracciarla, senza perdere di vista la trama e il senso della narrazione, mescolando sci-fi e realismo, azione e introspezione con equilibrio e maestria.

8.5