Recensione Sherlock - Stagione 2

Le avventure di Sherlock Holmes riviste in chiave moderna.

Articolo a cura di
Nicola Della Pergola Nicola Della Pergola da bambino ricevette in regalo una VHS di Indiana Jones e da allora non ha più abbandonato la passione per i film e per le serie tv. Decide però di dedicarsi anche ad altro e comincia quindi una discreta collezione di scacchiere. Legge, scrive e fa siti web. Si annoia raramente e mai quando è da solo [cit.]. Stalkeratelo su Facebook

3 episodi dovevano essere e 3 episodi sono stati. Sherlock giunge alla fine della sua seconda stagione riscuotendo un buon successo di pubblico e di critica. Ancora una volta non possiamo che limitarci ad analizzare i lati positivi della serie creata da Steven Moffat e Mark Gatiss!

Un canovaccio vecchio ma sicuro

Come era palese già dalla prima puntata, e come avevamo già sottolineato nel nostro First Look, gli autori di Sherlock hanno deciso di puntare sul sicuro, riproponendo il medesimo stile utilizzato nella prima stagione, sia a livello di regia che come struttura della serie, con pochi episodi (tre in tutto) di 90 minuti. Il dubbio che una simile riproposizione potesse risultare piatta o scontata viene spazzato via da subito: gli intrecci narrativi, la caratterizzazione dei personaggi, i dialoghi brillanti e l’ottima recitazione, fanno sì che lo stile narrativo non risulti mai né banale né pesante, sposandosi invece sempre alla perfezione con lo svolgersi degli avvenimenti.
Ricalcatura dalla prima stagione anche l’aver voluto intervallare l’episodio iniziale e quello finale con uno leggermente meno appassionante, distaccato dalla trama orizzontale. E la trama orizzontale, forse, è l’unico punto poco convincente dell’intera serie: per quanto interessanti e ben caratterizzati (con un plauso particolare a Andrew Scott e alla sua interpretazione di Jim Moriarty), i personaggi secondari ricorrenti sono per lo più piccoli protagonisti della singola avventura, influendo poco sulla trama generale. Lo stesso Moriarty, acerrimo rivale di Holmes anche nei libri di Doyle, ha un ruolo predominante solo nell’ultimo episodio della stagione, rientrando poco o nulla nei due precedenti.

Gli episodi

I tre episodi della seconda stagione sono, come sempre, liberi riadattamenti di tre racconti di Doyle. Il primo -“A scandal in Belgravia” - è un chiaro riferimento al racconto “Scandalo in Bohemia” dove Sherlock Holmes viene convocato dal Re di Boemia per recuperare alcune fotografie compromettenti. Il secondo - "The Hound of Baskerville" - non può che richiamare “Il mastino dei Baskerville” e i misteri della brughiera inglese infestata dal presunto gigantesco animale. L’ultimo episodio - “The Reichenbach Fall” - è un omaggio al racconto “L’ultima avventura”, pubblicato nel 1893 e che, a differenza di quanto visto nella serie, rappresenta anche la prima apparizione del Professor Moriarty.
Come ovvio che sia, data la trasposizione in chiave moderna, negli episodi troveremo più che altro delle citazioni dai diversi racconti, delle analogie a livello di trama e poco altro. Questo però non deve trarre in inganno: il risultato finale non è così lontano dalle opere di Doyle. Davvero bravi sono stati gli sceneggiatori, infatti, a non trasformare Sherlock in una sorta di nuovo CSI, non trascurando mai l’importanza del metodo deduttivo tanto caro agli appassionati dell’investigatore di Baker Street.

Ancora una volta un successo

Che altro dire che non sia già stato detto e ridetto? Ci stupiamo che una serie come Sherlock sia passata tutto sommato in silenzio, nonostante il BAFTA vinto nella prima stagione. Il pubblico italiano inoltre non sembra avergli reso il giusto omaggio, forse “intimorito” dalla possibile storpiatura in chiave moderna di un personaggio classico come Sherlock Holmes. I numeri però parlano da soli e la media di oltre 10 milioni a puntata registrata, ha convinto la BBC a commissionare una terza stagione che, purtroppo, non si sa bene quando andrà in onda (si spera di non dover aspettare un altro anno e mezzo). Non possiamo che essere felici di questa decisione visto la crescente qualità della serie e il grande lavoro fatto a livello psicologico sui diversi personaggi che ci ha lasciato semplicemente con l’acquolina in bocca per una nuova puntata.

Elementary: uno Sherlock USA

Purtroppo anche Sherlock subirà una sorta di remake in versione USA e già il casting ha fatto venire i brividi a molti. La serie, chiamata appunto Elementary, oltre alla discutibilissima scelta di Johnny Lee Miller nel ruolo dell'investigatore, vede anche Lucy Liu nel ruolo di...Watson!

Sherlock - Stagione 2 Sherlock è senza ombra di dubbio una delle serie meglio realizzate che ci sia capitato di vedere. Gli sceneggiatori hanno fatto un grandissimo lavoro sia a livello di adattamento delle trame, che nella scelta dei diversi interpreti. Ottima la fotografia, belle le musiche, incalzante il ritmo dei singoli episodi e - più in generale - dell’intera stagione. Se siete appassionati delle avventure di Sherlock Holmes questa serie non può che entusiasmarvi, nonostante sia solo una trasposizione moderna. Se, al contrario non amate particolarmente l’investigatore privato più famoso al mondo, be’, noi vi consigliamo di dare comunque una possibilità a questa serie. Non farsi coinvolgere è particolarmente dura.