Recensione Street Fighter: Assassin's Fist

Dal fan movie all'ufficialità: la web serie dedicata alla mitica saga Capcom, Street Fighter: Assassin's Fist, conquista la rete e arriva in televisione e su Netflix, in attesa dei due meritati sequel.

recensione Street Fighter: Assassin's Fist
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Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Le arti marziali vengono tramandate, da tempo immemore, in una molteplicità di stili. Alle più comuni vanno accomunate, tuttavia, anche quelle cosiddette "segrete" lontane dal clamore delle scuole prestigiose e dalle competizioni, tramandate dai grandi Maestri a sparuti gruppi di allievi. Una di queste è l'Ansatsuken, l'arte del colpo assassino, tecnica giapponese il cui ultimo maestro in vita è il saggio Gouken. Reduce da una gioventù non facile e dedita al cammino del guerriero insieme al fratello Gouki sotto la guida del ferreo Gotetsu, Gouken accoglie sotto la sua ala protettrice prima il volenteroso orfano Ryu e successivamente anche l'irruente figlio di un caro amico, Ken, e nel corso degli anni fra i due ragazzi si sviluppa una profonda amicizia. Street Fighter: Assassin's Fist è la storia di come ha avuto inizio la leggenda dei World Warrior di casa Capcom, e di come la ricerca del potere supremo possa corrompere anche l'animo di un giusto.

(Re)Birth of a legend

Di produzioni filmiche legate a Street Fighter ne abbiamo viste a iosa, da vent'anni a questa parte: dal bellissimo film d'animazione del 1994 alla simpatica serie animata revisionista Street Fighter Victory, passando per bizzarri OAV, il controverso lungometraggio con protagonista Jean-Claude Van Damme e il misconosciuto live action con Kristin Kreuk nei panni di Chun Li. Al contempo, negli ultimi anni i fan movie hanno conosciuto sempre maggiore popolarità e la qualità media degli stessi si è alzata tantissimo, tanto che sono anche diventati un trampolino di lancio per i cineasti amatoriali più bravi. Ed è quello che è successo a Joey Ansah e Christian Howard, che nel 2010 hanno pubblicato il bel cortometraggio Street Fighter: Legacy, che vedeva protagonisti Ryu, Ken e Gouki, e al quale è seguito poi questo Street Fighter: Assassin's Fist, "reboot" in forma di web series in dodici puntate, rimontate in sei per andare su Netflix e per lo sfruttamento televisivo più esteso. Un progetto, dunque, ufficializzato tramite Capcom e Machinima: la software house, anzi, è rimasta talmente soddisfatta dal progetto da sostenere la realizzazione di un sequel e di uno spin-off: il primo, World Warrior, vedrà il debutto di personaggi come Chun Li e M. Bison/Vega, mentre il secondo, Street Fighter: Resurrection, si legherà a doppio filo con l'imminente Street Fighter V, narrando le gesta di Charlie Nash.
Ma, al di là dell'endorsement da parte dei canali ufficiali, cos'ha di speciale Street Fighter: Assassin's Fist, tanto da ricevere ampia distribuzione ed essere addirittura doppiato in altre lingue? Innanzitutto - e non è scontato quando si parla di adattamenti da videogiochi - è rispettoso della fonte di ispirazione originaria. Non sono presenti, infatti, quelle fantasiose rivisitazioni che spesso rovinano questo tipo di prodotti, restando anzi abbastanza fedeli al canone originario, seppur con qualche minima reinterpretazione (ma certo sempre più gradevoli e interessanti a quelle di altri prodotti "ancor più ufficiali"). La storia è abbastanza ben scritta e appassionante e fa luce sul rapporto tra Gouken, Gouki e Goutetsu, oltre a presentare bene Ryu e Ken nei loro anni giovanili. Altro punto a favore sono le coreografie dei combattimenti, non frequentissimi ma assai ben orchestrati nelle movenze, spettacolari al punto giusto e molto fedeli nello stile a quelle dei videogiochi. Inoltre, bisogna riconoscere anche il notevole impegno nel curare ogni aspetto della produzione, dai costumi al trucco alle scenografie, passando per le ottime musiche e la fotografia ben studiata. Ansah e Howard, infine, sono anche attori più che discreti, che riprendono i rispettivi ruoli di Gouki e Ken. Bravo anche il "nuovo" Ryu, Mike Moh, e menzione speciale per gli interpreti di Gouken e Gotetsu, Akira Koieyama e Togo Igawa.
A proposito del cast multietnico (che comprende anche la dolce Sayaka di Hyunri e il bizzarro Senzo di Hal Yamonouchi) una nota di colore è data dall'ottimo bilinguismo della serie in versione originale: l'alternanza tra lingua giapponese e inglese, purtroppo, viene a perdersi nel (comunque più che buono) doppiaggio italiano, che appiattisce questo aspetto.

Street Fighter: Assassin's Fist Street Fighter: Assassin's Fist si è rivelato ben più che il classico fan movie con alti e bassi: pur non essendo un prodotto perfetto, per i mezzi a sua disposizione si dimostra un ottimo titolo, divertente, con punte di ironia e citazionismo interessanti ma attento anche a una certa drammaticità, che ben si sposa con l'atmosfera epica della serie. Ve lo consigliamo, in attesa di vedere come si evolverà la produzione con i due seguiti. La serie andrà in onda giovedì 5 febbraio, in prima visione free su RAI 4 a partire dalle 22:45, e in replica sabato 13 febbraio dalle 11:20 e domenica 14 febbraio dalle 13:10, oltre ad essere visionabile, anche in lingua originale, su Netflix.

7.5