Recensione The Beautiful Lie

La miniserie australiana The Beautiful Lie porta sul piccolo schermo una versione contemporanea della storia di Anna Karenina, scritta da Lev Tolstoj

recensione The Beautiful Lie
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Confrontarsi con un classico della letteratura del calibro di Anna Karenina di Lev Tolstoj è sempre una sfida, soprattutto se si vuole offrirne un approccio contemporaneo che ne rispetti l'atmosfera e le tematiche originali. La miniserie australiana The Beautiful Lie, realizzata nel 2015, riesce nell'impresa attingendo con attenzione dal testo originale per confezionare una versione inedita e ricca di fascino. Un cast di livello e una realizzazione tecnica ben curata e di qualità rendono la visione dei sei episodi un'esperienza coinvolgente e piacevole, grazie anche alla giusta dose di emozioni e di spunti di riflessioni sollevati da quanto accade ad Anna e alla sua famiglia.

Amori e tradimenti

Anna (Sarah Snook) e Xander Irvin (Rodger Corser) sono una coppia di famosi tennisti apparentemente felice e sposata da molto tempo. Quando il matrimonio tra Dolly (Celia Pacquola) e Kingsley Faraday (Daniel Henshall) rischia di andare in pezzi a causa del tradimento dell'uomo con la giovane che fa da baby sitter ai loro figli, Anna, per amore del fratello, torna in anticipo da un viaggio con lo scopo di provare a salvare la situazione. Scendendo dall'aereo, la donna incontra Skeet (Benedict Samuel), senza sapere che si tratta del fidanzato di Kitty (Sophie Lowe). Tra i due si stabilisce subito un feeling immediato e assistere alla morte di una donna, investita da un autobus, fa scattare tra i due una scintilla inspiegabile. Quando Anna e Skeet si incontrano a un party, organizzato per il futuro matrimonio del giovane con Kitty, tra di loro scatta la passione e questo legame clandestino dà il via a una serie di eventi dalle conseguenze inaspettate e drammatiche. Nel frattempo il cuore di Peter (Alexander England) viene spezzato nello scoprire il fidanzamento di Kitty, di cui è innamorato segretamente da anni.

Un adattamento di ottimo livello

La sceneggiatrice Alice Bell (The Slap) ha spostato gli eventi dalla Russia del diciannovesimo secolo all'Australia contemporanea, creando una "nobiltà" legata alla fama e al successo da contrapporre alla vita più onesta e genuina della campagna e al fascino del mondo dell'arte. La formula risulta fin da subito convincente e interessante nel suo approccio all'opera originale di Lev Tolstoj. Le tematiche sempre attuali sono infatti declinate in modo attento e il tradimento di Anna si inserisce alla perfezione nella società moderna. La regia di Glendyn Inn e Peter Salmon dà poi vita a sei parti equilibrate a livello narrativo e ben costruite visivamente, permettendo a ogni membro del cast di offrire delle performance ricche di sfumature perché ogni personaggio ha il giusto spazio e sullo schermo compie un'evoluzione credibile e mai forzata.
La giovane Sophie Lowe, conosciuta dal pubblico internazionale grazie al suo ruolo di Alice in Once Upon a Time in Wonderland, brilla nel ruolo di Kitty: l'attrice porta sullo schermo una ragazza che vive pienamente le sue emozioni, lasciandosi fin troppo andare alle sue passioni e paure, ma non risultando mai eccessivamente costruita e sopra le righe. L'evoluzione del personaggio e la nascita di un sentimento profondo nei confronti di Peter si adattano alla natura inizialmente un po' irresponsabile e frivola di Kitty, di cui si segue la crescita in una donna in grado di capire i veri valori della vita e trovare un compromesso tra i suoi desideri e quelli di chi ama. Benedict Samuel (The Walking Dead) sa poi equilibrare immaturità e spirito artistico, riuscendo così a risultare credibile nel ruolo dell'amante per cui Anna è disposta a mettere la sua intera vita in discussione. Sarah Snook ha inoltre compiuto un lavoro lodevole nella sua versione contemporanea di Anna Karenina grazie a un mix di disillusione e voglia di vivere, disperazione e ossessione.
A smorzare l'atmosfera drammatica della storia è invece la parte della trama dedicata al matrimonio di Kingsley e Dolly che, con le loro disavventure e tentativi di riconciliazione, mostrano un altro lato di una storia d'amore, meno fermo nelle sue convinzioni ma forse più in grado di adattarsi agli ostacoli che la vita pone quotidianamente sul proprio cammino.
Tra gli aspetti meno convincenti di The Beautiful Lie c'è però lo spazio dato a Rodger Corser nel ruolo di Xander che, dopo l'allontanamento di Anna, diventa una figura troppo secondaria per riuscirne a capirne le motivazioni e gli stati d'animo. Non troppo brillante, infine, la rappresentazione del senso materno di Anna: il rapporto con i figli, pur essendo centrale, rimane sulla superficie dei sentimenti, senza mai realmente addentrarsi nel suo significato nella vita della donna.

The Beautiful Lie The Beautiful Lie è un progetto televisivo di ottimo livello che merita una visione sia da parte di chi ama la letteratura sia di chi ama immergersi in un'analisi psicologica e sociale dei rapporti d'amore e tra membri di una famiglia. L'ottimo livello tecnico e artistico, impreziosito dalla bellissima colonna sonora, e il fascino senza tempo della storia di Anna Karenina rendono la miniserie australiana una piacevole scoperta all'interno di un'offerta per il piccolo schermo ricchissima a livello internazionale.