Recensione The Enfield Haunting

Sky Living realizza un'interessante miniserie drama-horror in tre puntate ispirata ad un caso di presunto poltergeist che avrebbe avuto luogo a Londra alla fine degli anni settanta.

recensione The Enfield Haunting
Articolo a cura di

I poltergeist sono ormai un archetipo classico del genere horror, tornati alla ribalta al cinema negli ultimi anni grazie al successo della discussa serie di Paranormal Activity. E siccome il sovrannaturale mantiene il suo fascino intatto anche sul piccolo schermo, Sky Living ha deciso di produrre una miniserie a tema in tre episodi, andata in onda in Gran Bretagna soltanto poche settimane fa. The Enfield Haunting è diretta da Kristoffer Nyholm, regista dell'acclamata serie danese The Killing, ed è tratta dal romanzo This House Is Haunted scritto da Guy Lyon Playfair, basato a sua volta sull'esperienza reale vissuta dall'autore. Il Poltergeist di Enfield è infatti uno dei casi più famosi ad oggi documentati, presumibilmente avvenuto tra l'agosto 1977 e il settembre 1978 nell'omonima cittadina a nord di Londra.

Ghost Hunters

In una casa popolare al 284 di Green Street, nel quale vive una madre con i suoi tre bambini (Margaret, Janet e Pete) cominciano ad accadere strani fenomeni paranormali. Vengono così inviati sul posto due membri della Society for Psychical Research: Maurice Grosse, ancora scosso dalla recente morte della figlia, e il giornalista Guy Lyon Playfair. I due uomini, dapprima scettici, sono costretti a ricredersi quando assistono a veri propri poltergeist e possessioni che vedono come veicolo scaturente proprio la piccola Janet; inoltre, durante le frequenti occasioni in cui la bambina viene posseduta, la figlia scomparsa di Grosse cerca di comunicare con il padre attraverso di lei.

English Style

Elegante e raffinato, The Enfield Haunting è un horror drama non privo di istinti leggeri che riesce a distinguersi con disinvoltura nel marasma contemporaneo di produzioni fotocopia. Perché se è vero che qualche spavento non manca (sempre però ottenuto grazie ad atmosfere inquiete e mai grazie a facili espedienti) le due ore abbondanti di visione si reggono su una solida sceneggiatura che riesce a districare nel migliore dei modi sia le classiche componenti di genere che un'intensità emotiva non indifferente.
Nyholm è bravo nel gestire l'evoluzione degli eventi, prendendosi i giusti tempi e concedendo lo giusto spazio a tutti i personaggi. Impresa resa più facile dall'ottimo e affiatato cast che, oltre a due ottimi Timothy Spall e Matthew MacFayden, può contare sull'energica interpretazione della piccola Eleanor Worthington-Cox (già vista in Maleficent), credibile anche nelle scene di possessione, realizzate con tutti i crismi del filone, così come gli ottimi effetti speciali, di marca rigorosamente artigianale e perciò più realistici.
Un horror introspettivo, che sfrutta la narrazione per raccontarci il percorso catartico di un uomo alle prese con il peggiore dei demoni.

The Enfield Haunting L'Inghilterra mantiene il suo stile anche in generi più genuinamente grezzi come l'horror: a darcene l'ennesima dimostrazione è proprio The Enfield Haunting, elegante miniserie in tre episodi ispirata ad un caso di poltergeist realmente documentato. Pur non disdegnando di provocare qualche salto dalla sedia, il regista Nyholm riesce a combinare perfettamente la componente sovrannaturale con quella prettamente umana, giocando col dramma introspettivo e piccoli tocchi di british humour, trovando la perfetta alchimia che ne giustifica ampiamente la visione.