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The Expanse: Recensione della seconda stagione

La recensione della seconda stagione di The Expanse, una delle space-opera più interessanti degli ultimi anni...

recensione The Expanse: Recensione della seconda stagione
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Il 17 Aprile 2011 esordisce sul canale americano HBO quella che potremmo definire la serie più influente degli anni recenti. Chiaramente stiamo parlando di sua maestà Game of Thrones, e chi altri sennò. L'opera di David Benioff e D.B. Weiss all'uscita creò immediatamente scalpore per un motivo ben preciso: il suo menefreghismo e stravolgimento di un genere di per sé molto ben strutturato canonicamente, il fantasy. Ovvio, la grande rivoluzione portata da GoT non è da attribuire agli sceneggiatori dello show, quanto al vero e unico padre, il Martin nazionale. Fatto sta che rompeva con il dogma, e metteva in scena un finissimo dramma politico, fatto di intrighi, colpi di scena, pugni nello stomaco allo spettatore, estremamente crudo e realistico, tutto in salsa fantasy con cavalieri, draghi e omini morti con gli occhi blu.
Una serie diversa da tutte le altre, e per questo amata alla follia; ma si sa, l'amore quando è troppo forte diventa ossessione, e l'ossessione diventa controllo. Ecco che la contemporanea dipartita televisiva di Martin, che temporeggia per la sua vera versione del gioco del trono, e l'esorbitante successo hanno spinto i paladini dei tv-maniaci a scegliere la via più facile, quella che potevano gestire meglio, e con il miglior utile possibile. E venne la settima stagione, che era tutto il contrario del GoT originale; dove la complessità era stata appiattita; dove i rapporti tra fantasy e realismo politico erano stati sovvertiti, preferendo guerre di draghi ultra-spettacolari ai (segue eventuale spoiler su GoT anche se ormai lo dovrebbe essere) fini fili intricati dall'ei fu Petyr Baelish.
Insomma, GoT è diventato una serie fantasy normale, con una grandissima qualità per carità, con comunque un lascito importante, tra le migliori serie in circolazione eh, ma una serie canonica. Si ma che c'entrano tutte queste chiacchiere con The Expanse? Adesso ci arriviamo.

Qualcosa in più di una space-opera

Con tutte le proporzioni del caso, la serie di Syfy è stata, all'uscita, per la fantascienza quello che GoT è stato per il fantasy. Un fine noir e un thriller politico ambientato nello spazio, dove la componente sci-fi era più un pretesto e un contorno, rispetto al complesso sistema di intrecci, psicologie dei personaggi, e questioni sociali.

Un'universo narrativo credibile e affascinante, dominato dai contrasti tra il pianeta terra e i suoi due figli coloniali, la Repubblica Marziana e le stazioni della Cintura.
Esseri umani sparsi non più solo sul pianeta blu e verde ma allargatosi in tutto il sistema solare, che come sappiamo è disabitato. Niente alieni insomma; niente esplorazioni magnifiche alla Star Trek o No Man's Sky; niente galassie lontane lontane. Ma non era possibile imbastire una serie di questa portata senza inserirci il fascino perverso dell'ignoto, qualcosa di exra-ordinario.
E qui arriva la seconda stagione. Sulla scia degli episodi finali del primo ciclo di episodi, la stagione numero due, disponibile qui in Italia su Netflix, attua lo stesso rovesciamento di forze che abbiamo visto in GoT. Mostri alieni, guerre spaziali, ultra-tute, entrano insomma prepotentemente stilemi tipici del racconto di fantascienza classico che vanno di fatto a sostituire l'atmosfera da noir e hard boiled.
Un solo esempio estetico lampante, Miller (il bravissimo Thomas Jane) passa dal gilet con cappello pork pie, alla più classica tuta spaziale. Quello che differenzia i due salti della quaglia è il modo. Dove improvvisamente GoT ha bruscamente cambiato registro, appiattendo di colpo psicologie e linee narrative, The Expanse mantiene il suo innato equilibrio, attestandosi a livelli di profondità pari alla prima stagione. Perché la vera forza della serie sta nella qualità della scrittura, nel perfetto dosaggio dei vari elementi e dei generi, nell'ottima gestione dei personaggi.

Nel cast principale non troviamo un carattere piatto, ma partendo da basi tipizzate sono poi tutti sfaccettati, tridimensionali nelle loro contraddizioni interne. James Holden (Steven Strait), non si fossilizza nella sua bontà a tutti i costi (in questo ricordava molto Jon Snow per poi evolversi), accecato com'è invece da questo voler fare l'eroe. Così come tutto il resto dell'equipaggio della Rocinante, tra Naomi (Dominique Tipper) divisa tra l'amore per il suo uomo e la sua patria; Amos (Wes Chatham), turbato dalla sua instabilità e Alex (Cas Anvar) marziano "traditore", lontano dalla sua famiglia. Questa stagione ci da modo di ampliare le prospettive, darci un punto di vista inedito, quello marziano, fino ad adesso visto solo come un'ombra nemica. Facciamo allora la conoscenza del sergente Roberta "Bobbie" W. Draper (Frankie Adams) vera sorpresa della stagione, marziana ciecamente convinta della sua causa, donna fragile, curiosa, tradita, poi abbandonata. La vera regina però rimane lei, Shohreh Aghdashloo. La sua Chrisjen Avasarala è ancora una volta il personaggio più interessante e di spessore, grazie sia alla qualità della scrittura che ad un'incredibile performance.

Lo spazio è piccolo e l'uomo è grande

È rimasto un bel guardare The Expanse, certamente la miglior space-opera in circolazione, nonostante la scarsa risonanza mediatica. È più action, più strettamente sci-fi, è vero, ma non rimangono da meno le sovrastrutture politiche. A causa di questa apertura subisce forse una leggera compressione narrativa, che può portare ad un po' di confusione e frenesia, ma tutto sommato dimostra ancora una solidità produttiva eccezionale.
Solidità anche tecnica, con la solita fotografia fredda e metallica ad incorniciare vedute spettacolari, con picchi estetici ancora più sorprendenti della prima stagione. Certo, lo sforzo economico si sente, vista anche l'emittente di secondo piano, e alcune volte ci troviamo con elementi in CGI effettivamente, e stranamente visto la randomicità, scadenti.

Le scene d'azione sono molte di più, come le coreografie spaziali, quindi capiamo queste debolezze, e anzi rimanendo comunque stupefatti per il lavoro di regia e messa in scena che è stato fatto, veramente tra i migliori in tv, soprattutto pensando che Syfi non è una HBO o una Showtime.
Dall'accattivante estetica realistica delle navicelle, alla bellissima resa degli elementi "alieni", tutto sprigiona una coerenza ed una cura impressionanti, impreziositi da un comparto sonoro avvolgente, che rendono la serie una vera gioia per gli occhi.
Già annunciata la terza stagione immaginiamo che proseguirà questo trend di trasformazione della serie, da noir intimista a space-opera epica, ma questo non è necessariamente un male, a patto che non si rinneghi le proprie origini, e si mantenga una qualità e un equilibrio costante. Quindi non ci resta che aspettare, sapendo che al meno per il momento i sognatori dello spazio hanno una serie veramente di livello a loro disposizione, capace di ridare linfa buona ad un genere che molto più spesso offre centinaia di prodotti mediocri.

The Expanse - Stagione 2 Cambia la natura, ma non la sostanza. Nonostante abbia perso i suoi toni da noir spaziale, in favore di un’anima più action, The Expanse si conferma prodotto di grandissima qualità, grazie alla sua profondità e l’equilibrio capace di dosare perfettamente tutti i suoi elementi. Uno spazio vivo e credibile, con la sua lore intrigante fatta di politica e conflitti. Uno spazio ancora una volta reso perfettamente da una realizzazione, non esente da cadute, ma che si attesta tra le migliori in circolazione. Una serie essenziale per chi ha l’atavica necessità di atmosfere interplanetarie, ma caldamente consigliata anche a chi di solito cerca altro.

8