The Good Fight: un'occhiata ad uno degli spin-off più attesi dell'anno

CBS torna alla carica con il suo legal drama più famoso: The Good Fight, attesissimo spin-off di The Good Wife, da cui ne riprende lo spirito.

recensione The Good Fight: un'occhiata ad uno degli spin-off più attesi dell'anno
Articolo a cura di
Natale Ciappina Traumatizzato dallo studio di Kierkegaard, è solito nascondere il suo nome fra miriadi di pseudonimi, sommerso com'è fra le sue infinite liste di cose da fare, vedere, ascoltare, leggere e magari anche giocare.

Ci eravamo lasciati definitivamente con The Good Wife lo scorso maggio, con un episodio finale che, come da tipica prassi dei prodotti televisivi seriali, non aveva accontentato tutti; anzi, sono stati in molti a storcere il naso dopo 156 episodi e ben sette stagioni che evidentemente non sono bastati ad accontentare il pubblico più esigente. Eppure, se per quanto le vicende con la "brava moglie" possano dirsi esaurite, il fandom di The Good Wife ha continuato ad essere fervente, a fronte soprattutto di un variegato campionario di personaggi mai sufficientemente approfonditi; come appunto quello di Diane Lockhart, interpretata dalla sempre splendida Christine Baranski. Delle basi solide, che si sono tradotte in The Good Fight, uno spin-off di The Good Wife, con al timone sempre l'affiatata coppia di Michelle e Robert King, che verrà trasmesso, a cadenza settimanale, dalla piattaforma All Access di CBS per le prossime settimane, per un totale di dieci episodi che andranno a comporre una prima stagione che, siamo sicuri, verrà approfondita e rinnovata con altri episodi. Sì, perché al pilot di The Good Fight gli abbiamo già dato un'occhiata, e possiamo confermarvi che si tratta di una serie TV da non perdere, sia per gli appassionati della saga originale che per i novizi.

La realtà che incontra la fiction

Il pilot parte con un avvio singolare, quasi spiazzante: Diane Lockhart davanti alla televisione, silente ed in penombra, che ascolta le frasi con le quali Elizabeth Warren, senatrice democratica, viene allontanata dall'assemblea a cui stava partecipando insieme ad altri colleghi e che aveva, come argomento, l'approvazione della nomina, decisa dal presidente Donald Trump, di Jeff Sessions come procuratore generale (una sorta di corrispettivo del nostro ministro della Giustizia); il motivo? Aver citato Coretta Scott, moglie di Martin Luther King, con l'intento di riferirsi ai comportamenti razzisti che avrebbero caratterizzato il percorso politico dello stesso Sessions, senatore dell'Alabama e repubblicano di ferro.

Concluso il "dibattito", Diane chiude la televisione e si allontana. Chi negli ultimi mesi ha seguito tutto quello che ha seguito l'immediata elezione a presidente degli Stati Uniti d'America di Donald Trump ha già capito qual è stato l'intento degli sceneggiatori di The Good Fight: inserirsi sulla scia già tracciata dalla "Marcia delle donne" e che ha contraddistinto l'insediamento, lo scorso gennaio, di Trump; donne che non si arrendono, dunque, ed a cui i produttori, con questo piccolo espediente narrativo in post-produzione (logicamente gli avvenimenti reali appena descritti si sono verificati una manciata di settimane fa, mentre le riprese di The Good Fight si sono concluse ben prima della fine delle presidenziali americane), hanno voluto dare risalto al know how della serie, ricalcando lo spirito del prodotto originale. Donne a cui, però, Diane Lockhart pare non volersi unire: logora da anni di lavoro, dopo qualche minuto dall'inizio del pilot, svela al CdA del proprio studio legale la sua decisione di andare in pensione. Un modo come un altro, se vogliamo, di dire basta anche all'America di Trump che sta arrivando.

La coralità non manca mai

Purtroppo per Diane le cose non vanno come spera, dato che di lì a poco verrà travolta da uno scandalo finanziario che, senza dilungarci troppo in dettagli da gustare in prima persona, la obbligherà a rimettersi in pista.

A questa vicenda si intrecceranno principalmente le storie di altre due donne: Lucca Quinn, rampante avvocato, interpretata Cush Jumbo, che i fan di The Good Wife hanno già conosciuto per essere stata introdotta con la settima ed ultima stagione della serie canonica; cercando sempre di non soffermarci troppo sui dettagli della trama, possiamo dire che quello di Lucca è un personaggio davvero promettente, che ben si amalgama col resto del cast per via della sua natura pragmatica ma che, almeno in questo pilot, si è mostrata poco. Al contrario di Maia Rindell, interpretata da quella Rose Leslie che gli amanti del Trono di Spade ricorderanno sicuramente per il ruolo di Ygritte, la rossa innamorata di Jon Snow; infatti, al pari di Diane, il personaggio di Maia, giovane e promettente associata da poco assunta nello studio legale della stessa Lockhart, riesce a mettere in mostra, nel solo pilot, già diverse sfaccettature di una personalità interessante e tutta da approfondire.

Appena dieci episodi: pochi ma buoni?

Insomma, la coralità dello staff rimane il perno della produzione, come succedeva anche con The Good Wife. Ritrovato è anche lo stile della serie canonica, che anzi si rinnova nella sua sofisticata essenzialità, con slow motion appena accennati ed una saturazione dei colori sempre perfetta e coerente con l'ambiente circostante. Narrativamente, poi, a The Good Fight potrebbe giovare l'essere stata spalmata in appena dieci episodi, meno della metà rispetto a quelli che componevano ogni stagione di The Good Wife, e che potrebbero dunque avvicinare anche un pubblico magari diverso da quello della serie originale, e quindi non intimorito dalla mole di puntate da recuperare.