Recensione The Pacific - Stagione 1

La nuova serie firmata Hanks-Spielberg fa esplodere la guerra del Pacifico sul piccolo schermo!

recensione The Pacific - Stagione 1
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Volevate la guerra e guerra avrete. Attenzione però: con le armi non si scherza. Arriva su Sky Italia il successo firmato Tom Hanks e Steven Spielberg che ci racconta la guerra del Pacifico. Riuscendo nel proposito di eguagliare il livello di Band of Brothers, questa nuova miniserie HBO se ne smarca abilmente, focalizzandosi sul “lato oscuro” della guerra. Un conflitto che si combatte con anima e corpo e che finisce inevitabilmente per rovinare uno dei due. “Killin’ giaps” (uccidere giapponesi) - ripetono ossessivamente i soldati intrappolati nell’inferno di fango e sangue che è l’arcipelago delle isole Solomon. Chi sono questi “giaps”? Un nemico in carne ed ossa o uno spettro senz’anima su cui incarnare le nostre paranoie?

La guerra del Pacifico

Dopo l’attacco giapponese di Pearl Harbour (7 dicembre 1941) gli Stati Uniti intraprendono una massiccia offensiva nel sud del Pacifico, ingaggiando un conflitto che culminerà nel lancio della bomba atomica sulle città di Hiroshima e Nagasaki il 6 e 15 Agosto 1945. Lo spirito di rivalsa spinge l’America ad impiegare un ingente numero di forze nella campagna asiatica, puntando i riflettori mediatici sugli “eroi del pacifico” che avrebbero posto fine all’espansionismo dell’Impero giapponese. Su questo sfondo seguiamo le storie di tre marine che con una buona dose di lirismo, dirigono il nostro sguardo sugli aspetti psicologicamente più devastanti della guerra. Abbiamo il marine di prima classe Robert Leckie (James Badge Dale), giornalista sportivo amante della letteratura, che combatterà la prima sanguinosa battaglia americana a Guadalcanal e successivamente a Peleilu. Prima di partire per il fronte ha conosciuto la giovane Vera, a cui promette di scrivere e che diventa l’interlocutore immaginario delle sue confessioni morali. Segue il sergente italo-americano John Basilone (John Seda), che grazie alle sue eroiche gesta nella battaglia di Guadalcanal scoprirà i pregi e difetti del suo successo militare. Infine c’è il diciottenne Eugene Sledge (Joe Mazzello), che diventa un mortaista dei Marines per servire la propria patria e finirà catapultato nell’inferno delle più sanguinose battaglie del Pacifico: Peleilu e Okinawa.

"Inumano" troppo umano

Frutto di un lavoro di oltre 7 anni e un budget di 200 milioni di dollari, The Pacific s'ispira principalmente alle memorie dei due soldati protagonisti della serie: Helmet of my pillow di Robert Lackie e With the Old Breed di Eugene Sledge. I due raccontano le sconvolgenti condizioni di vita che il corpo dei Marines ha subito nel corso di quel conflitto. Ad aprire ogni puntata c’è la testimonianza di alcuni veterani che, accompagnando le immagini di repertorio, raccontano la propria percezione del conflitto. La pioggia incessante, l’atmosfera putrida e la vegetazione ostica, diventano dei leitmotiv visivi che i registi Tim Van Patten, D. Nutter e J. Podeswa sfruttano bene. Le panoramiche calibrate e i campi lunghi che sembrano voler scovare il nemico fra l’apparente innocenza di una vegetazione bucolica, rendono The Pacific un brillante esempio di crossover fra serie tv e cinema. Se da questo rapporto la serie guadagna punti sul piano visivo, ne perde sul piano narrativo, con situazioni e schemi a volte banali e paludosi. Attraverso la voice over di Leckie, il movimento lento e inesorabile della camera ricorda le atmosfere di Apocalypse Now e tematicamente quelle di Cuore di Tenebra, da cui il film di Coppola è tratto. L’aspetto “inumano” dell’umanità che Joseph Conrad indaga attraverso la metafora del viaggio nel “cuore di tenebra” del mondo, è qui raddoppiato nel viaggio in solitaria dei marine, i quali più che una “band of brothers” sembrano una “Gang of soldiers”. Fra i commilitoni il cinismo è di regola, e la “legge della giungla” s'impadronisce lentamente dei nostri eroi, lasciandoli vivi ma anche soli. La peculiarità infatti è nell’approccio individualista alla guerra poiché, come scriverà Leckie: “chiedere perdono a dio per queste cose è un conto, ma perdonare se stessi è un altro.”

L'orrore fuori campo

Ed è proprio sull’Altro che The Pacific sfodera il suo repertorio di camuffage ideologico. Tom Hanks che definisce gli eroi della serie come dei “marziani in un territorio sconosciuto”, non manca di ribadire: ”Sin dalla prima puntata, emerge il desiderio di rivalsa nell'aggressione americana, una vendetta fisica, brutale. Scovare i giapponesi, per noi era una missione, un modo per regolare i conti con le paure interiori”. Qual è allora questa paura se non la paura dell’Altro, dell’incontro con un essere che viene percepito come “alieno” (per tornare alla metafora dei “marziani”). In questo senso, la regia rimane fedele al punto di vista dei soldati e in quasi 10 ore di immagini ci offre solo un’unica inquadratura dal punto di vista giapponese. Fra arti mozzati e teste tagliate a metà, l’esercito giapponese è dipinto come un’armata delle tenebre che non si ferma, non può fermarsi, anche di fronte al massacro certo. Con la scusa di raccontare la dis-umanizzazione dei soldati con un sguardo partecipativo che rende lo spettatore “uno di loro” (continue soggettive dei marine, inquadrature a mano, lunghi piani sequenza delle battaglie), The Pacific distoglie l’attenzione sul vero agente che genera questo terribile processo: l’ordine sociale. Ogni Stato in guerra ha spinto i propri soldati a combattere prima di tutto in nome di un ideale e poi per una causa oggettiva. Quello che emerge dalla serie è che i marine percepivano una guerra fra Stati come “La” guerra, dove l’avversario non era un semplice nemico, bensì l’incarnazione stessa del “male”. Ciò che sfugge agli autori, è riportare parte della responsabilità sul piano “diplomatico”, dando per scontato i presupposti della guerra e facendo sottilmente passare l’idea che sia stata una necessità ineluttabile. Ancora una volta il “massimo del realismo”(raccontare gli orrori della guerra) rischia di nascondere il “massimo della finzione”(credere che si siano auto-generati) sfornando un prodotto patriottico e commovente che invece di offrire soluzioni alternative alla violenza, ci fa semplicemente pensare:”speriamo la prossima volta non tocchi a me”.

The Pacific - Stagione 1 Correte al riparo dalle storie romanzate: in The Pacific quando esplode una granata i pezzi vi arrivano in faccia. Il set messo in scena dalla HBO non manca di stupire e far riflettere. Sledge, Leckie e Basilone sono tre marine in cerca di qualcosa “là fuori”, che scopriranno essere “qui dentro”: paura dell’altro, insensatezza della violenza e frustrazione sono i temi caldi che accompagnano gli eroi americani nel sud del Pacifico. Attenzione però: questa non è storia, è memoria. Concentrarsi sull’esperienza terribile di una guerra, non equivale a capirne le motivazioni e rischia paradossalmente di giustificarla. Anyway!