Recensione The Secret Life of Marilyn Monroe

Kelly Garner è Marilyn Monroe in una miniserie tv in due puntate tratta dall'omonimo romanzo di J. Randy Taraborrelli. Una biografia narrativamente disomogenea ma ben interpretata.

recensione The Secret Life of Marilyn Monroe
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Sono passati oltre cinquantanni dalla scomparsa della divina Marilyn Monroe, ma il ricordo della diva è sempre vivo nell'immaginario comune, cinefilo e non; tanto che continuano a fioccare produzioni ad hoc dedicate alla bionda attrice, sia su grande che su piccolo schermo. Il progetto più recente è The Secret Life of Marilyn Monroe: una miniserie in due puntate trasmessa lo scorso maggio sul canale televisivo Lifetime.
Le tre ore complessive di visione sono basate sull'omonimo bestseller del New York Times scritto nel 2009 dal giornalista e biografo J. Randy Taraborrelli, autore di moltissimi testi riguardanti celebrità passate e presenti. Dietro la macchina da presa siede la regista Laurie Collyer, già autrice degli inediti Sherrybaby e Sunlight Jr., mentre nei panni di Marilyn troviamo la bella Kelly Garner (vista in Motel Woodstock e Lars e una ragazza tutta sua) in un cast di guest star del calibro di Susan Sarandon, Emily Watson e Jeffrey Dean Morgan in ruoli più o meno secondari.

E' nata una star

La notte prima della sua morte, Marilyn Monroe riceve a casa sua un giovane psicologo, che spera possa curare i suoi problemi di depressione. Inizia così un lungo racconto della sua vita, dal rapporto tormentato con la madre paranoica che l'aveva abbandonata da piccola alle cure della zia, fino alla tormentata relazione con l'ex campione di baseball Joe DiMaggio. E in tutto questo la scalata al successo, non priva di compromessi, che la trasforma in una vera e propria diva di Hollywood: ben presto però l'assunzione esasperata di medicinali e segni di una latente follia ereditaria conducono l'attrice sull'orlo del tracollo psicologico
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Gioco di donna

Opera stratificata che ci conduce in alcune delle pagine meno conosciute dell'esistenza di Marilyn, questa miniserie convince per certe cose e delude per altre. Tra i lati positivi di questa fedele biografia rimane sicuramente la soprendente performance di Kelly Garner, che, pur non potendo competere esteticamente con l'innato fascino di Norma Jean, si cala con un buon mimetismo nell'animo tormentato della diva, riuscendo a farne risaltare tutte le contraddizioni emotive. Lo stesso si può dire per il resto degli interpreti, con una caratterizzazione curata certosinamente anche per i personaggi di contorno, alter-ego di registi e attori realmente esistiti (da Arthur Miller a Mr. Zanuck, da Billy Wilder a Joseph L. Mankiewicz che la fece esordire in Eva contro Eva).
Le tre ore di visione sono inoltre sorrette da una buona gestione del ritmo che, attraverso i continui flashback della protagonista, sviscerano praticamente ogni fase della sua vita (e l'iconica scena del "Happy Mr. President" è saggiamente tagliata fuori) fino a poche ore prima della sua morte. A mancare però è quel guizzo che avrebbe potuto trasformare il progetto televisivo in un nuovo classico sulla vita dell'attrice. La regia infatti è sin troppo anonima, incapace di esprimere solidamente l'ascesa al successo e il tragico declino, attenendosi ad una sobrietà stilistica che invece di porsi come rispettoso omaggio sembra più figlia di una mancanza di idee. Con una colonna sonora pressoché inesistente e alcuni salti temporali un po' troppo affrettati, la stessa narrazione perde di omogeneità finendo per offrirci un ritratto interessante ma mai realmente appassionato della diva.

The Secret Life of Marilyn Monroe Pur svelando alcuni passaggi biografici sconosciuti ai più, The Secret Life of Marilyn Monroe non aggiunge nulla di veramente nuovo al ritratto della leggendaria attrice. A spiccare in questa miniserie registicamente anonima e non sempre omogenea è soprattutto l'intensa performance di Kelli Garner, brava nel calarsi in una personalità non certo semplice come quella di Marilyn. Una certa fretta narrativa e alcuni passaggi ridondanti impediscono il totale coinvolgimento, complice anche una rappresentazione degli scheletri nell'armadio di Hollywood sin troppo all'acqua di rose.

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