The Walking Dead 7x03: Negan vs. Daryl

Si torna alla storyline principale legata all'antagonista, mantenendo però la componente più intima dell'episodio precedente.

recensione The Walking Dead 7x03: Negan vs. Daryl
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"Se Daryl muore, noi ci ribelliamo." Questo motto dei fan di The Walking Dead ci fa capire fino a che punto Daryl Dixon, personaggio creato appositamente per l'adattamento televisivo e non preso dai fumetti di Robert Kirkman e Charlie Adlard, sia entrato nel cuore del pubblico, rendendolo uno dei tre protagonisti della serie - gli altri due sono Rick e Carl Grimes - che sono ufficiosamente off-limits quando è necessario uccidere qualcuno per motivi drammaturgici. Uno status quo che rende molto intrigante l'idea di un episodio come The Cell, dove l'amato arciere è vittima di varie umiliazioni per mano di Negan, un personaggio che incarna contemporaneamente il meglio e il peggio dello show. E The Cell, per quanto soddisfacente come unità drammatica in sé, è sintomatico del problema principale di The Walking Dead.

Tragedia infinita

In quanto "zombie movie che non finisce mai" (queste le parole di Kirkman), The Walking Dead è destinato a ripetersi costantemente, seguendo uno schema ciclico legato alla minaccia di turno, l'illusione di una situazione migliore dopo aver sconfitto l'antagonista, l'arrivo di un nuovo grande villain, e così via. Le limitazioni del genere - che non prevede, nella maggior parte dei casi, un ritorno alla normalità pre-zombie - rendono particolarmente importante il dover trovare uno stratagemma per uscire dalla ripetitività che caratterizza ogni prodotto seriale ma può essere gestito più o meno efficacemente. L'ingresso di Negan, cattivone imprevedibile e spietato, doveva essere la risposta giusta, e la premiere di questa stagione ha giustamente sconvolto il pubblico fedele grazie alla brutalità del personaggio. Adesso però, vedendolo interagire sia con Daryl , imprigionato e umiliato, che con lo scagnozzo Dwight, di cui scopriamo il passato prima che diventasse la carogna che è oggi, risulta chiaro che tale imprevedibilità sarà presente solo a sprazzi, e che l'arco narrativo legato al Santuario non sarà tanto diverso da Woodbury, Terminus o Alexandria: le condizioni di vita dei protagonisti sono attualmente precarie, ma prima o poi qualcuno - forse lo stesso Daryl - eliminerà Negan e tutto tornerà come prima, in attesa del prossimo problema. Uno schema che di per sé funziona, come dimostra il successo continuo della serie, ma che sta iniziando a mostrare segni di stanchezza. Certo, The Cell come episodio intimo ma tragico funziona, grazie alle interazioni fra Norman Reedus e Jeffrey Dean Morgan, ma diventa sempre più difficile distaccarsi da una minima preoccupazione per ciò che accadrà complessivamente a livello strutturale, a meno che non si sia disposti ad accantonare ragionamenti più profondi ed esperire The Walking Dead come una semplice serie splatter a base di morti viventi, cosa che il programma non è. O almeno, non dovrebbe essere.