The Walking Dead 7x07: A proposito di Carl

In attesa del finale midseason, la serie dedica un episodio al suo personaggio più insopportabile, con risultati sorprendenti.

recensione The Walking Dead 7x07: A proposito di Carl
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Non è insolito, nel contesto delle serie TV, avere un personaggio che si ama odiare. Spesso si tratta di antagonisti o quasi, e nel caso specifico di The Walking Dead basta pensare a Shane o al Governatore, ma anche a Negan (sebbene lui sia un esempio sul quale conviene sospendere il giudizio, vista la caratterizzazione altalenante negli episodi più recenti). E poi ci sono i personaggi che odiamo e basta, e nella serie zombie creata da Frank Darabont tale concetto è incarnato alla perfezione da Carl Grimes, e non è solo la performance di Chandler Riggs ad essere problematica. È proprio Carl ad essere scritto e usato male, accumulando i peggiori cliché del bambino/ragazzino insopportabile, al punto che la sua esistenza nello show ormai viene tollerata per la creazione di vari meme basati su di lui (in particolare la deformazione dei momenti in cui il padre che lo chiama urlando "Caaaaarrrrrlllll!"), e la perdita di un occhio non è stata accolta con tristezza dalla maggior parte dei fan del programma. Viene da pensare che anche gli sceneggiatori siano pienamente consapevoli di questa cosa, e abbiano impostato il penultimo capitolo della metà autunnale della settima stagione di conseguenza: due puntate fa abbiamo visto Carl in viaggio con l'obiettivo di uccidere Negan, e adesso assistiamo alle conseguenze, in un altro episodio inspiegabilmente extralarge.


"Quello che sta per accedere sarà difficile da guardare"

Sing Me a Song ci porta nel mondo del Santuario, mostrandocene la vita quotidiana in un contesto relativamente normale dopo aver assistito quasi esclusivamente alla prigionia di Daryl nel terzo episodio. Il regno del terrore di Negan continua imperterrito, tra minacce di violenza (sessuale) nei confronti delle consorti, punizioni fisiche prevedibilmente brutali (ferro da stiro in faccia) e, per la gioia dei fan, la tortura mentale di Carl, il cui tentativo di assassinare il tiranno fallisce immediatamente. Ed è abbastanza sorprendente, vista anche la discrepanza recitativa tra Chandler Riggs e Jeffrey Dean Morgan, che la loro interazione estesa sia una fonte efficace di tensione, in particolare nel momento che dà il titolo alla puntata. Una strana sensazione catartica accompagna tutta questa parte centrale, anche se quella che sarebbe la vera catarsi per lo spettatore - l'addio definitivo di Carl alla serie - non è attualmente in programma (per il semplice motivo che la morte del figlio di Rick non genererebbe la reazione desiderata dallo showrunner, come invece è stato per Abraham e Glenn nella premiere della stagione). Ora non ci resta che aspettare il finale pre-natalizio, con l'inevitabile cliffhanger di turno e una risoluzione almeno parziale di alcune delle storyline attualmente in corso. E considerano che in questa puntata sono riusciti a farci stare in ansia per un personaggio che detestiamo, è indubbio che l'attesa per il ritorno dello show a fine febbraio sarà a dir poco insopportabile.