The Walking Dead 7x11: We Are Negan Recensione

La serie zombie decide di approfondire la psicologia di due comprimari, con risultati discutibili ma comunque interessanti.

recensione The Walking Dead 7x11: We Are Negan
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Dopo due episodi di quiete si torna nel territorio potenzialmente più infausto per la progressione qualitativa di The Walking Dead, ossia una puntata con un ruolo centrale per Negan, quell'entità parassitica che tende a fagocitare tutto ciò che è rimasto di positivo a livello drammaturgico in nome di una suspense posticcia e alquanto irritante (come abbiamo già scritto in passato, l'uso eccessivo della presunta imprevedibilità del personaggio ha avuto l'effetto opposto). Eppure Hostiles and Calamities nel complesso funziona, perché nel tentativo continuato di esplorare rami diversi di quel grandissimo albero narrativo che si espande annualmente con l'ingresso di nuovi personaggi è stata fatta la scelta, molto intelligente, di far apparire Negan ma focalizzando l'attenzione non tanto su di lui, quanto piuttosto sull'effetto che la sua presenza può avere sulla psiche umana. Certo, si sarebbe potuto scegliere un personaggio migliore di Eugene Porter da mettere al centro di una puntata così introspettiva, ma a grandi linee l'operazione dà frutti non del tutto trascurabili.

Codardo fino all'osso

Eugene è sempre stato il membro più paradossale del team di Rick da quando ha debuttato nello show, nella seconda metà della quarta stagione: da un lato la sua personalità molto verosimile lo rende teoricamente più apprezzabile da parte del pubblico rispetto ad eroi improbabilmente invincibili come Carol e Daryl, ma dall'altro l'insistenza sulla sua sostanziale incapacità di sopravvivere da solo lo ha inevitabilmente reso una figura piuttosto macchiettistica. È pertanto potenzialmente pericoloso renderlo il personaggio principale di un episodio, soprattutto se lo si mette in contatto diretto con una presenza altrettanto problematica quale Negan. Difatti Hostiles and Calamities è un racconto che funziona più sul piano teorico, per la sua volontà di esplorare il "culto" di Negan dal punto di vista di un esterno facilmente influenzabile, che in termini di vera esecuzione, anche a causa di una trama secondaria incentrata su Dwight che gira per lo più a vuoto. Viene anche il mezzo sospetto che il ruolo esteso per Eugene stia ponendo le basi per un'eventuale uscita di scena ad alto tasso di gore, un esito che francamente non ci dispiacerebbe, in parte perché ormai l'utilità del personaggio sembra giunta al capolinea, in parte perché il maggiore approfondimento psicologico in questa puntata riesce nell'intento di renderlo a dir poco odioso. E questa volta in senso positivo, a differenza dell'irritazione che tende a causare ogni battuta di Negan.