The Walking Dead 7x14: Visita medica Recensione

L'andamento narrativo della serie rallenta un po' per regalarci un episodio che sa soprattutto di riempitivo in attesa del finale di stagione.

recensione The Walking Dead 7x14: Visita medica
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La scorsa settimana avevamo parlato di un'apparente volontà da parte di The Walking Dead di accelerare i tempi in vista del finale di stagione, anteponendo le esigenze della trama orizzontale a quelle dell'evoluzione organica dei personaggi (nello specifico avevamo delle riserve sull'uso di Morgan nel tredicesimo episodio). Un'ipotesi che sembrerebbe errata alla luce di questo quattordicesimo capitolo della settima stagione, il cui scopo primario ha tutta l'aria di essere puramente riempitivo, con diverse decine di minuti che si focalizzano su situazioni che non sono particolarmente mutate dall'ultima volta che le abbiamo viste (e ci inducono ancora una volta, complice la gravidanza di Maggie, a porci delle domande sulla progressione cronologica dello show, che sembra dettata soprattutto dagli impulsi degli sceneggiatori).
In altre parole, è un episodio che per più di un motivo avrebbe avuto senso collocare in un altro punto della scaletta della stagione, idealmente nella prima tranche di puntate andate in onda dopo la pausa natalizia. Questo soprattutto alla luce della dichiarazione da parte dello showrunner che il finale del settimo ciclo non finirà con un cliffhanger, ma chiuderà come si deve le storyline principali in corso, e potrebbe quindi rischiare di straripare - anche tenendo conto dell'inevitabile durata extralarge - dovendo recuperare parte della carne al fuoco che avrebbe potuto essere sfruttata in questo capitolo.

Solidarietà fra donne

L'intreccio procede su due binari paralleli, mostrandoci la progressiva erosione dell'autorità di Gregory - il cui ruolo di leader era in realtà già stato ufficiosamente affidato a Maggie mesi fa, rendendo ridondante il discorso portato avanti in questa sede - e il rapporto fra Sasha e Rosita, un elemento potenzialmente stucchevole ma che in questa occasione viene usato in modo per lo più soddisfacente, sebbene in nome di una svolta finale che non giustifica gli oltre trenta minuti di stasi che la precedono. Con questa caduta di ritmo collocata in un punto cruciale della stagione viene da chiedersi, per l'ennesima volta, se non convenga alla AMC valutare l'ipotesi di un cambio di showrunner, poiché l'attuale gestione si concentra prevalentemente su alcuni punti "forti" del palinsesto, guarda caso in prossimità di ascolti potenzialmente da record (premiere, midseason, finale), con una maggiore noncuranza per tutto ciò che viene prima o dopo. Basti pensare all'efficacia discontinua di Negan, il cui regno di terrore dovrebbe, a questo punto, finire definitivamente tra un paio di settimane. Ed è un epilogo che - spiace ammetterlo - accogliamo più che volentieri, poiché ci dispiace vedere l'antagonista più famoso del fumetto trattato in maniera così maldestra, proprio come Gregory, Morgan ed altri personaggi vittime di una scrittura poco organizzata.