The Walking Dead 7x15: La fine si avvicina Recensione

Il penultimo episodio della stagione conferma le cattive abitudini di scrittura della serie, questa a volta a svantaggio di Rick Grimes.

recensione The Walking Dead 7x15: La fine si avvicina
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Dopo la dilatazione narrativa della scorsa settimana, The Walking Dead torna ad accelerare in vista del prossimo episodio, contenente la tanto attesa (?) ribellione contro Negan, e lo fa con una tripla struttura che ci regala squarci di azione legati a tre gruppi - Alexandria, i Salvatori e la fazione di Gregory - con l'aggiunta di Oceanside per l'inevitabile incontro/scontro con Rick sul tema delle armi, strumento necessario per evitare che Negan e la sua amata Lucille abbiano la meglio tra una settimana. Tre storie, gestite con un ritmo serrato ma anche con la tipica noncuranza dello show per quanto concerne le personalità dei personaggi, ridotti a marionette nelle mani dello showrunner Scott M. Gimple e costretti per l'ennesima volta ad attraversare un episodio intero intrappolati in una gabbia di scrittura meccanica e frustrante. A farne le spese è soprattutto Rick Grimes che a questo punto, nonostante gli sforzi di Andrew Lincoln (visibilmente più a suo agio, qualche giorno fa, sul suolo natio nel sequel di Love Actually), è quasi più interessante come protagonista di varie parodie sul web che come antieroe della serie di punta (!) della AMC.

Tripla delusione

L'impostazione drammaturgica di Something They Need suggerisce un accostamento tutt'altro che banale fra Rick e Negan, due leader molto più simili di quanto il primo voglia ammettere, ma il paragone viene presto sacrificato in nome di una storyline che rimane costantemente in superficie, senza esplorare le zone d'ombra che darebbero la giusta forza alla caratterizzazione del leader di Alexandria e del suo avversario. Certo, nel caso di Rick siamo ormai abituati a questa gestione discontinua che solo sporadicamente si ricorda di usarlo nel modo giusto, ma con Negan si raggiunge in questa sede un livello di incompetenza inaudito, andando oltre il macchiettistico con un arco narrativo abbastanza privo di logica, per lo meno se si tiene conto di quella che dovrebbe essere la personalità del villain di questa annata. Il tutto in funzione di una parte finale che dovrebbe rinvigorire lo show - e il pubblico - in vista di ciò che accadrà fra sette giorni, ma che in realtà non fa che aumentare la frustrazione. L'unica vera consolazione, in base a quanto affermato dai responsabili della serie, è sapere che il finale di stagione sarà un vero finale, senza elementi in sospeso per creare aspettative debordanti per il prossimo autunno. Da lì, forse, potrà essere avviato un processo di ricostruzione narrativa, affinché la premiere dell'ottava stagione - che sarà il centesimo episodio - possa fungere da apripista per qualcosa che valga la pena seguire per (almeno) altri sette anni.