Recensione The Widower

L'assassino Malcolm Webster, protagonista di uno dei casi di cronaca più inquietanti degli anni '90 nel Regno Unito, è al centro della vicenda raccontata nella miniserie The Widower.

recensione The Widower
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Spesso sono le figure che incarnano il Male più inaspettato a conquistare il pubblico, sia sul piccolo che sul grande schermo. Non è un caso infatti la sempre più numerosa realizzazione di film o serie tv ispirate a personaggi controversi e diabolici realmente esistiti. Appartiene a questa florida categoria anche la miniserie trasmessa agli inizi del 2014 dal network britannico ITV, The Widower. L'operazione, composta da tre episodi da quarantacinque minuti, è ispirata alla vita dell'assassino Malcolm Webster, apparentemente un tranquillo infermiere che si macchiò dell'omicidio della prima moglie e provò ad uccidere la seconda, figura complessa in una storia di profondo disagio psicologico incapace comunque di giustificare le sue efferate gesta. Il tris di puntate, dirette dall'habitué televisivo Paul Whittington (in passato al lavoro su Vera e Mr. Biggs), è basato su una sceneggiatura scritta a quattro mani da Jim Barton e Jeff Pope che, pur inserendo personaggi di fiction e scelte narrative create per l'occasione, segue abbastanza fedelmente le vicende di questo controverso personaggio calcolatore, interpretato dal bravo Reece Shearsmith (sodale di Simon Pegg e Nick Frost ne L'alba dei morti dementi e ne La fine del mondo).

A letto con il nemico

Malcolm è un tranquillo e rispettato infermiere che convola a giuste nozze con la collega Claire. Tre mesi dopo il matrimonio cominciano però i primi problemi tra i due, con continui litigi che mettono a repentaglio la quiete familiare. La donna inoltre soffre di un inspiegabile stanchezza, ignara che è proprio il marito a drogarla affinché non metta bocca nelle questioni finanziarie. Malcolm è infatti pieno di debiti e non esita a prelevare ingenti somme di denaro dal conto della compagna, arrivando ad un punto di non ritorno quando questa decide di andare a fare dei controlli medici viste le sue sempre più precarie condizioni di salute.

Le due facce del male

Torbido è il miglior aggettivo per descrivere questo drama thriller dalle tinte fosche e inquietanti, nel quale regna un costante senso di apprensione che non abbandona del tutto neanche dopo i titoli di coda dell'episodio conclusivo. A spaventare, come nella più classica delle tradizioni di genere, è proprio la normalità del Male, qui incarnato da una pedina subdola e doppiogiochista, a suo modo geniale nei metodi impiegati per ingannare le sue potenziali vittime. Whittington opta per una regia sobria che evita colpi ad effetto ma si concentra con la corretta tranquillità narrativa nelle derive introspettivo - psicologiche del suo protagonista, vero e proprio alpha e omega trainante dell'intero racconto, pronto anche a imbruttire il suo aspetto pur di riuscire nei suoi intenti omicidi, figura disturbata colma di un amore malato che si trasforma in cieco odio.
The Widower trova nella magistrale interpretazione di Shearsmith il vero e proprio punta di forza dell'intera operazione: pur supportato da un buon cast di comprimari, è proprio l'attore, oggi 46enne, a suscitare una sorta di empatico sdegno che respinge e affascina al contempo, in un generale contesto dl amarezza che permea le oltre due ore di visione complessiva, sottolineata ancor meglio dalla straniante e sinuosa colonna sonora che apre e chiude ogni episodio.

The Widower Malcolm Webster, assassino realmente esistente e condannato all'ergastolo, è la figura chiave di questa miniserie drama-thriller ricca di una sofferta inquietudine che aleggia in tutti i tre episodi. Personaggio dal fascino morboso, quest'uomo dalla mente deviata ma a suo modo geniale nei suoi diabolici magheggi acquista fascino grazie alla magnetica performance del protagonista Reece Shearsmith e a una messa in scena che tratta con il giusto distacco una vicenda tragica di violenza verso le donne. The Widower è un'operazione rispettosa che, pur con le dovute licenze, riporta all'onore delle cronache uno dei casi giudiziari più controversi degli anni'90 nel Regno Unito senza spettacolarizzazioni di sorta.