Recensione Thirteen

La miniserie Thirteen affronta le conseguenze di un rapimento e del ritorno della giovane vittima, dopo tredici anni, alla vita "normale"

recensione Thirteen
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Una delle miniserie più interessanti della stagione televisiva in corso è una produzione della BBC che, sfruttando uno spunto solo in parte simile al film Room, racconta quello che accade a una ragazza sparita nel nulla per tredici anni.
Thirteen, il progetto creato e scritto da Marnie Dickens non avrà una seconda stagione, ma riesce ad addentrarsi con grande efficacia in una tematica complessa e difficile, anche grazie alla convincente interpretazione della protagonista Jodie Comer, meritando senza alcun dubbio una visione.

Un ritorno alla vita

Una ragazza chiama la polizia da una cabina telefonica sostenendo di essere Ivy Moxam, rapita all'età di tredici anni e rimasta prigioniera per i successivi tredici, rinchiusa in una cantina. A occuparsi del caso sono Lisa Merchant (Valene Kane) ed Elliot Carne (Richard Rankin) e, nonostante i dubbi iniziali, gli esami del DNA confermano l'identità di Ivy. La famiglia e gli amici dell'ormai ventiseienne si trovano quindi alle prese con le conseguenze del suo ritorno; nei tredici anni trascorsi sono infatti cambiate molte cose: i genitori di Ivy si sono separati, la sorella si è fidanzata, il suo ex amore Tim si è sposato, e la sua migliore amica si è rifatta una vita. A complicare ancora di più la situazione è la fuga del rapitore che ha agito di nuovo, portando via una bambina di nome Phoebe, e una serie di indizi che porterebbero a pensare che Ivy conoscesse l'uomo e avesse stabilito con lui un legame, mettendo quindi un dubbio il suo intero racconto.

Una protagonista molto convincente

I cinque episodi di Thirteen riescono a coinvolgere grazie all'ottima interpretazione di Jodie Comer che nel ruolo di Ivy sa mantenere un buon equilibrio tra lo spaesamento vissuto dalla ragazza nel dover confrontarsi con i tanti cambiamenti avvenuti in sua assenza e l'atteggiamento ambiguo che genera sospetti e dubbi nei detective che si occupano del caso. L'attrice riesce a sostenere quasi da sola un progetto che avrebbe avuto bisogno di un cast più equilibrato per quanto riguarda il livello artistico: se Jodie riesce a risultare credibile anche quando la sceneggiatura introduce troppe svolte con eccessiva rapidità narrativa, altrettanto non si può infatti dire degli altri membri del cast che non sono in grado di seguire le evoluzioni dei vari personaggi, risultando statici e poco espressivi.
La sceneggiatura, inoltre, si ferma sulla superficie di molte tematiche e situazioni: le motivazioni che spingono i due poliziotti ad avere degli atteggiamenti opposti e quasi in contrasto non vengono mai realmente approfondite, il rapporto tra i due personaggi è poco credibile e le indagini sembrano guidate più da istinti e convinzioni personali rispetto all'auspicabile rappresentazione di una certa professionalità. Poco curati anche personaggi come Tim (Aneurin Barnard), di cui è innamorata Ivy, o della sua ex migliore amica Eloise (Eleanor Wyld), di cui si rivela solo l'essenziale senza nemmeno rendere credibile il loro senso di colpa. Non del tutto riuscita nemmeno la rappresentazione della sofferenza provata dalla famiglia Moxam durante i tredici anni in cui Ivy è rimasta nelle mani del suo rapitore.
Il difetto principale del progetto è però aver gestito in modo poco equilibrato le puntate a propria disposizione: il progetto inizia infatti con una certa lentezza ed enfasi sulle emozioni per poi, nell'ultimo episodio, accelerare in modo significativo e proporre un rapido susseguirsi di eventi che portano verso un epilogo a sfumature dark soddisfacente ma affrettato. La regia di Vanessa Caswill, a cui sono stati affidati i primi tre episodi, e China Moo-Young, dietro la macchina da presa delle ultime due puntate, riflette proprio questa differenza di ritmo e atmosfera, evidentemente voluta e ricercata, ma il loro buon lavoro non evita di percepire questa spaccatura quasi netta.

Thirteen Thirteen è una miniserie drammatica interessante e coinvolgente che, pur avendo degli evidenti punti deboli, sa raccontare con sensibilità e attenzione la situazione vissuta da una ventiseienne che si ritrova adulta dopo aver vissuto un'adolescenza da reclusa, distante dalle persone care e dalla realtà quotidiana. Senza l'ottima performance di Jodie Comer il progetto avrebbe forse pagato il prezzo dei suoi difetti ma l'attrice sa invece sostenere con talento un ruolo molto complesso.