Recensione Transparent - Stagione 1

Fra le principali novità televisive del 2014, la premiatissima serie Transparent di Amazon Studios, con protagonista l’ottimo Jeffrey Tambor, è un ritratto di famiglia realizzato con sensibilità e delicatezza

recensione Transparent - Stagione 1
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Morton Pfefferman (Jeffrey Tambor), un professore di scienze politiche in pensione, divorziato da tempo dalla ex moglie Shelly (Judith Light), vive in solitudine in un quartiere residenziale nella periferia di Los Angeles. Morton ha un rapporto molto sereno con i suoi tre figli, ciascuno dei quali alle prese - a diversi livelli - con responsabilità e problemi dell'età adulta. Sarah (Amy Landecker), la più grande, è una donna decisa e pragmatica, unita in un matrimonio ormai privo di passione con Len Novak (Rob Huebel) e madre di due bambini, Zack (Zachary Arthur) ed Ella (Abby Ryder Fortson). Joshua (Jay Duplass), scapolo, è un produttore musicale indipendente con qualche insicurezza e una vita sentimentale piuttosto complicata. E poi c'è la più giovane, Alexandra (Gaby Hoffmann), detta Ali, trentenne immatura, con una scarsissima quantità di autostima e un'insanabile difficoltà nel realizzarsi sul piano professionale e su quello privato. Una famiglia decisamente ordinaria, insomma; se non fosse che Morton custodisce un piccolo segreto che è finalmente in procinto di rivelare ai propri figli...

Changes

Con diversi mesi d'anticipo sulla vicenda mediatica di Caitlyn Jenner, che in America ha tenuto banco per tutta la primavera e l'estate del 2015, facendo schizzare alle stelle la popolarità del campione olimpionico precedentemente noto come Bruce Jenner, ma anche sull'uscita dell'apprezzata commedia indie Tangerine (presentata al Torino Film Festival) e del bellissimo The Danish Girl di Tom Hooper (film dedicato alla storia della prima transgender di cui si abbia notizia, la pittrice danese Lili Elbe, interpretata sul grande schermo da un prodigioso Eddie Redmayne), ci aveva già pensato la TV - americana, ovviamente - a rimettere sul tavolo un argomento ancora troppo spesso considerato una sorta di tabù (o, peggio ancora, di spauracchio per bigotti e conservatori): il transgenderismo. Una realtà tenuta ai margini dell'attenzione, spesso confusa erroneamente con l'omosessualità, e sulla quale in tempi recenti sono stati girati vari film degni di nota: basti pensare a titoli importanti come Boys Don't Cry, Breakfast on Pluto, Transamerica, Tomboy e Laurence Anyways. E nel 2014 è stato il turno del piccolo schermo, o per la precisione del servizio di streaming Amazon Studios (a metà strada fra televisione e internet, dunque), che a febbraio ha datto debuttare il pilot di una nuova serie confezionata e resa disponibile nella sua interezza online: Transparent.

All about Maura

Un titolo che non poteva essere più emblematico, grazie all'ambiguità semantica dei vari giochi di parole: Transparent come "trasparente", ovvero invisibile, ma pure come "trans parent". E il genitore trans è lui, Morton, che per anni, lontano dagli occhi dei propri familiari, ha indossato parrucca e abiti femminili per far emergere la sua vera ed intima natura: Maura. Fino al giorno in cui questo comune pensionato settantenne decide che è giunta l'ora di far conoscere Maura ai suoi figli: una scelta che non si realizza con una tipica "scena madre", ma in maniera progressiva, fra incertezze e ripensamenti, alla timida ricerca del sostegno e della comprensione di quei ragazzi diventati dei giovani adulti. Ed è nello sguardo di Morton/Maura, nei suoi gesti pacati da cui trapela una silenziosa richiesta di affetto, nella bizzarra piega all'ingiù della bocca di Jeffrey Tambor, che va ricercata l'anima di uno dei personaggi più belli della TV contemporanea. Una donna benevola, gentile e in fondo determinata, il cui universo interiore è espresso dal magnifico attore - ricompensato con il Golden Globe e l'Emmy Award come miglior attore - mediante una recitazione mirabilmente sotto le righe, senza mai una nota fuori posto: né nei momenti del confronto con i propri figli, né nelle sequenze dei flashback in cui Morton riconosce la sua condizione di donna, con un misto di timore e di entusiasmo.

Modern family

Transparent, però, non è solo la storia, tenera e realistica, del percorso di (tras)formazione di Maura, ma anche un affresco corale su un piccolo gruppo di individui alle prese con le piccole, grandi sfide di ogni giorno e impegnati a intraprendere scelte destinate a influire sulla loro vita. La figura di Sarah, ad esempio, rispecchia quella del padre per il coraggio di mettere in discussione la sua esistenza, attraverso l'improvvisa passione per Tammy Cashman (Melora Hardin), una ex fiamma dei tempi del college, per amore della quale Sarah decide di lasciare il marito. Una maggiore fragilità trapela invece dai due fratelli minori, Joshua e Ali: due personaggi nei quali è sintetizzata la paura dell'età adulta e delle delusioni che essa - inevitabilmente - comporta. Un timore che entrambi tenteranno di superare, lui tuffandosi in una relazione stabile con il rabbino Raquel Fein (Kathryn Hahn), lei sforzandosi di trovare nuovi punti di riferimento su cui far leva per scoprire se stessa. Un quadro ampio e composito, quello della famiglia Pfefferman, in cui rientra pure la simpatica ed eccentrica Shelly, l'ex moglie di Morton, da lungo tempo a conoscenza del crossdressing e del transgenderismo del marito e ben disposta ad offrirgli appoggio in occasione del suo coming out con i figli.

Un dramedy formato Sundance

Questi gli ingredienti alla base di base di Transparent, frutto della penna raffinata della creatrice Jill Soloway, in passato sceneggiatrice di vari episodi della serie cult Six Feet Under (un altro memorabile "gruppo di famiglia" fra dramma e humor), nonché regista ed autrice di una pellicola per il cinema, Afternoon Delight, premiata per la miglior regia al Sundance Film Festival 2013. La Soloway, inoltre, ha diretto sette dei dieci episodi della prima stagione della serie di Amazon (gli altri tre sono stati girati dalla collega Nisha Ganatra), ed è riuscita a sfoderare una chiave narrativa ben bilanciata fra un minimalismo attento alle sfumature e ai dettagli, una sottile ironia che però non sfocia mai nella comicità a tutti i costi e una profondità di sguardo e di analisi raggiunta con sorprendente leggerezza. È evidente in tal senso l'influenza di modelli ben noti, in quanto a costruzione drammaturgica e messa in scena, ripresi da un certo cinema indie formato Sundance, ma ben adattati alle esigenze di un racconto televisivo seriale, condotto con coerenza e senza sbavature. La formula, in pratica, è quella di un dramedy di alta classe, che rinuncia a colpi di scena e a twist clamorosi per mantenere piuttosto un registro ‘medio', ancorato ad una descrizione mimetica della vita reale. Un approccio che speriamo venga confermato anche per la seconda stagione di Transparent, proposta al pubblico americano da Amazon dall'11 dicembre 2015 (mentre in Italia andrà in onda su Sky Atlantic).

Transparent - Stagione 1 Lodatissimo dalla critica fin dal suo esordio, Transparent è stato ricompensato con il Golden Globe come miglior serie comica del 2014 (il primo attribuito a uno show prodotto da un servizio di streaming), il Directors Guild Award, due Critics Choice TV Award e ben cinque Emmy Award: oltre alla statuetta per Jeffrey Tambor, i premi per la miglior regia, per la sigla musicale, per i costumi e per la guest star Bradley Whitford nel ruolo di Marcy, amico di Morton e suo “compagno di travestimenti” all’epoca delle prime sperimentazioni del crossdressing. Riconoscimenti più che meritati per una serie in grado di distinguersi per la sensibilità, la delicatezza e l’onestà nei confronti dei suoi protagonisti: ciascuno impegnato, a modo proprio, in una personalissima ‘trasformazione’ che corrisponde a un necessario percorso di crescita.