Recensione True Blood - Stagione 1

Torna Alan Ball tra vampiri, sangue e morte! True Blood esordisce con una stagione molto convincente e avvincente

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Chi non muore si rivede

Sono passati ben 11 anni dalla comparsa del fenomeno Buffy nelle serie televisive, mai come allora si era dato tanto risalto al mondo dei vampiri nei telefilm e da allora i tentativi di replicarne l’enorme successo, sia di pubblico che di critica, sono stati innumerevoli, ma mai del tutto riusciti.
Destino vuole che a bissare questo successo seriale potrebbe essere un profano del genere, Alan Ball, già creatore di una tra le serie più apprezzate di sempre: Six Feet Under. Premio oscar per la sceneggiatura originale con America Beauty, Alan Ball si tuffa nel mondo dei vampiri consapevole del fascino che queste figure hanno nell’immaginario collettivo. Nello stesso anno in cui il successo di pubblico di Twilight riporta in auge questa figura che si pensava essere definitivamente superata, digerita e accantonata dal modo di pensare occidentale, Alan Ball decide di darne una sua personale visione, sfornando uno dei prodotti seriali più interessanti del momento.

La sigla d'apertura

La sigla d'apertura è stata acclamata come una delle migliori mai fatte nella storia dei telefilm, la canzone è "Bad Things" del finora sconosciuto Jace Everett e calza a pennello con le atmosfere della serie.

Dai libri al telefilm

True Blood è basato sulla collana di romanzi Southern Vampires di Charlaine Harris, una serie di libri, giunti all’ottavo volume, di notevole successo, che in America sono diventati dei veri e propri bestseller. La storia parte dal presupposto dell’invenzione, da parte di una ditta farmaceutica giapponese, di uno speciale sangue sintetico, il True Blood, del tutto simile al sangue umano. Questa importante scoperta getta le basi per l’entrata in società da parte dei vampiri, non più costretti a celare la propria natura, non più costretti a cibarsi degli umani per sopravvivere.
La storia è ambientata a Bon Temps, immaginaria cittadina della Louisiana, dove vive la giovane e bella Sookie Stackhouse, una cameriera dotata di poteri telepatici.
Un giorno, nel locale dove lavora, entra Bill, un vampiro di 173 anni trasferitosi da poco nella sua vecchia residenza a Bon Temps. Tra il vampiro e Sookie nasce da subito una forte attrazione non esclusivamente fisica. Sookie si accorge con gioia di non riuscire a sentire i pensieri di Bill, mentre il vampiro è interessato dal comportamento strano e non tipicamente umano della cameriera. All’amore che nascerà tra i due faranno da sfondo una serie di eventi inaspettati. La cittadina diventerà luogo di perversioni e omicidi che coinvolgeranno da vicino chiunque abbia avuto rapporti con i vampiri, e Sookie si troverà ben presto risucchiata da questo vortice di sangue e terrore.

True Blood. It keeps you alive, it will bore you to death

Alan Ball confeziona da subito un prodotto atipico, totalmente differente da Six Feet Under, che spiazza lo spettatore ad una prima occhiata. Dopo un episodio pilota abbastanza lento, che serve a delineare efficacemente le mentalità dei personaggi, la serie cresce per tutte le sue dodici puntate in maniera totalmente imprevedibile. Sensuale, divertente e molto disinibita, proponendo scene di sesso praticamente ad ogni puntata. I dialoghi sono frizzanti, ricordando spesso i deliranti sproloqui tarantiniani, e i personaggi sono ben caratterizzati. Le storie ruotano principalmente attorno al bar dove lavora Sookie, luogo principale di ritrovo della piccola cittadina, dove la gente di Bon Temps si riunisce per discutere degli eventi del giorno. I poteri telepatici di Sookie fungono anche da geniale trovata per rappresentare gli umori dei cittadini di Bon Temps e le loro piccole grandi/fobie.
Il tema dell’uguaglianza e della convivenza è molto forte e davvero ben realizzato, ma non deve trarre in inganno poiché molto sottile e di facile mala interpretazione.
I vampiri che si vedono in questa stagione sono in maggioranza crudeli e meschini, non accettano di adeguarsi alle nuove regole che vengono loro proposte e di bere, quindi, il True Blood, ma preferiscono restare al loro stato animale, primitivo.
Gli umani, principalmente, li trattano come un qualsiasi fenomeno di costume (abituati dai media in tal senso), con curiosità sessuali spesso morbose, ma senza nessuno spazio per il dialogo.
Manca, insomma, un impegno da parte di entrambe le comunità di venirsi incontro; abbondano i pregiudizi e la spavalderia, da un lato con la totale noncuranza della vita umana da parte dei vampiri, che si ritengono superiori, dall’altro con gli atteggiamenti di isterismo collettivo da parte degli uomini, che spesso vedono in crisi la loro stessa mascolinità, fenomeno non nuovo per gli americani, e qui perfettamente espresso.
Tra le due parti si schierano pochi personaggi, ma anche tra di loro non mancano contraddizioni o ingenuità, come la stessa Sookie ad esempio. I personaggi di Adele (la nonna di Sookie) e Bill, invece, mostrano di possedere una saggezza non comune, nonché una spiccata morale.
Il confine tra vita e morte, come in Six Feet Under, si rivela anche in questa occasione molto sottile. La figura stessa del vampiro, morto e immortale, unita a tutta una serie di metafore più o meno evidenti e più o meno legate al contesto americano, fanno della serie un’opera profonda.

You think they’re capable of loving a person?

Il telefilm coglie il lato più affascinante della cultura vampirica e lo rinnova, mostrandone il mondo pezzo per pezzo, incuriosendo sia lo spettatore più smaliziato del genere, sia chi il genere non l’ha mai apprezzato per il suo prendersi troppo sul serio. Lo stile che pervade la serie alterna elementi horror, gotici, a siparietti trash e divertenti. L’ambientazione è perfetta, intima e spaventosa allo stesso tempo. Gli attori esprimono appieno la solitudine dei loro personaggi, le loro paure, i loro desideri, le loro nevrosi. Come Jason, il fratello di Sookie, che trova sfogo sempre e solo nel sesso. O Tara, l’amica di colore di Sookie, che allontana tutti quelli che le stanno attorno chiudendosi in un scudo di aggressività. O come Sam, il capo di Sookie, innamorato della stessa, ma tremendamente insicuro e preoccupato per lei. Si potrebbe continuare all’infinito perché, come sempre, Alan Ball delinea e caratterizza i personaggi, anche quelli secondari, con cura maniacale. Semmai è la varietà di situazioni ad essere un tantino ripetitiva in questa prima stagione, ma il potenziale è davvero alto.
La regia si mantiene sugli altissimi standard a cui ci ha abituato la rete via cavo HBO, pennellando inquadrature eleganti e avvolgenti anche grazie ad una fotografia curata fin nei minimi dettagli. Il solido montaggio contribuisce moltissimo all’immersione dello spettatore nelle atmosfere torbide della serie.
Le musiche sono superlative, con un ottimo intreccio di archi e percussioni dal sapore tribale, che sembrano provenire dalle viscere della terra.

Le musiche

Le musiche, suggestive e d'atmosfera, sono state composte e suonate da Nathan Barr con una grande varietà di strumenti.
Le canzoni della colonna sonora, invece, sono state selezionate da Gary Calamar (Dexter, Weeds, Entourage) e comprendono brani di artisti conosciuti ad altri locali della Louisiana.

Un nuovo fenomeno in vista?

Si sono create le ottime premesse per una memorabile serie sui vampiri, ma ora come ora è troppo presto per poter parlare di “fenomeno”. Il fatto che la serie sia stata sviluppata da una saga molto ampia di libri garantisce un futuro abbastanza solido alla serie. Gli sceneggiatori potranno così sviluppare al meglio l’evoluzione dei personaggi, e magari giocare di più con le situazioni e con le tematiche, senza correre il rischio di dirigere il prodotto verso vicoli ciechi. Ora come ora abbiamo tra le mani una buona base di partenza: elegante, divertente e spregiudicata senza per questo essere eccessivamente volgare. Un gustoso antipasto in attesa della portata principale. Le tematiche religiose, politiche, sociali che si affrontano rendono la serie parecchio interessante anche ai non fan del genere. Non ci resta che aspettare la seconda stagione, e sperare che tutte le potenzialità della serie vengano ben espresse e amplificate.

True Blood - stagione 1 Alan Ball colpisce ancora nel segno, regalandoci una gradita sorpresa ed una visione del mondo dei vampiri divertente ed intrigante. Tra sangue, pazzia, sesso e romanticismo, questa stagione vi terrà incollati fino allo splendido climax finale. La caratterizzazione dei personaggi, le metafore più o meno evidenti, la splendida cura dei dettagli, tutto contribuisce a creare una splendida stagione di partenza. Ben fatto Alan!