Recensione True Detective - Stagione 2

Tra le polverose strade della torbida Vinci, si conclude anche questa seconda stagione di una delle serie cult dello scorso anno.

recensione True Detective - Stagione 2
Articolo a cura di
Nicola Della Pergola Nicola Della Pergola da bambino ricevette in regalo una VHS di Indiana Jones e da allora non ha più abbandonato la passione per i film e per le serie tv. Decide però di dedicarsi anche ad altro e comincia quindi una discreta collezione di scacchiere. Legge, scrive e fa siti web. Si annoia raramente e mai quando è da solo [cit.]. Stalkeratelo su Facebook

Da poco conclusa questa seconda stagione di True Detective, non possiamo che constatare che raramente il parere del pubblico è risultato così contrastante. C'è chi esalta l'opera di Nic Pizzolatto e difende a spada tratta l'intera serie e chi, al contrario, sembra essere rimasto estremamente deluso da questi nuovi episodi e che - a parer loro - non reggono il confronto con i precedenti. Secondo noi la verità sta nel mezzo ma, prima di dire se e quanto la serie ci sia piaciuta, vorremo elencare quelli che sono i principali pregi e difetti che abbiamo riscontrato.

I pregi 1 - I personaggi

Entrare nel mondo di True Detective significa addentrarsi in un serial che si basa soprattutto sui percorsi personali dei protagonisti. Gli omicidi su cui questi si ritrovano a lavorare sembrano essere più uno sfondo, una scusa con cui poter affondare nel loro animo. Ovvio, quindi, che la loro caratterizzazione sia sempre molto curata. Anche in questa seconda stagione, le storie che ci troviamo di fronte sono dure, appassionanti, violente, torbide ma comunque sempre interessanti. I personaggi risultano convincenti e - anche se un po' troppo stereotipati in alcuni casi - suscitano, soprattutto nelle ultime puntate, una discreta empatia. C'è però il problema che le loro singole storie non sono affrontate in maniera molto approfondita, lasciando la sensazione che su molti aspetti siano stati tratti in modo superficiale molti elementi. Questa però è una lacuna della sceneggiatura che affronteremo più avanti.

I pregi 2 - La regia

Poche storie: le riprese che questa serie sa regalare sono di stampo cinematografico. Dalla sigla sino ai primi piani, passando per i meravigliosi scorci dall'alto sulle strade di Vinci, che sembrano annodarsi e contorcersi in spire serpentesche, la regia manovrata da più mani ha saputo regalare emozioni. In ogni serie ci sono dei difetti e in questa più che in tante altre, ma il lavoro dietro la macchina da presa è davvero poco criticabile. E pensare che anche in questo caso si erano sprecate le polemiche sin dal momento in cui era trapelata la notizia che quest'anno si sarebbero susseguiti filmmaker diversi alla guida dello show. Il risultato invece è stato impeccabile, omogeneo, con poche sbavature (concentrate per lo più nelle scene di azione). Un ottimo lavoro.

I pregi 3 - La scenografia

Sulla scenografia dobbiamo ammettere di aver cambiato idea in corsa. Nelle prime puntate il cambio di ambientazione non ci aveva convinto ed eravamo sicuri che a fine stagione avremmo rimpianto le desolate lande della Louisiana. Invece, puntata dopo puntata, abbiamo scoperto un certo fascino nelle strade polverose di Vinci, con i suoi casinò, le sue ville arroccate su colline verdeggianti e i suoi squallidi locali. Se guardando una puntata vi è sembrato di rivivere alcune scene dell'indimenticabile GTA Vice City, allora significa che gli scenografi hanno davvero colpito nel segno.

I difetti 1 - La recitazione

Quando sono usciti i nomi degli attori che avrebbero dato vita a questa nuova stagione, sono piovute piogge di critiche preventive. Purtroppo, in questo caso, i cattivi presentimenti avuti erano giustificati. Nessuno dei quattro protagonisti riesce a raggiungere la sufficienza e il voto, in alcuni casi, sprofonda nettamente sotto il cinque. In questo caso il paragone con la prima stagione è impietoso e ci domandiamo come mai si sia deciso di puntare, ad esempio, su di un Vince Vaughn che era palesemente non all'altezza del suo ruolo. Un po' meglio gli altri anche se ci saremmo aspettati qualcosa in più da Taylor Kitsch (che aveva il ruolo con più spettri di emozione) e da Rachel McAdams. Alla fine Colin Farrel ci è sembrato il più credibile dei quattro, pur mantenendo praticamente sempre la stessa espressione - cosa che però si adattava tutto sommato bene al suo personaggio. In ogni caso il grosso passo falso di questa stagione parte tutto da qui: la scelta del cast.

I difetti 2 - Il contorno

Nella passata stagione gli occhi di tutti erano concentrati sulla coppia McConaughey-Harrelson. Vi erano però tutta una serie di presenze secondarie che a nostro parere hanno contribuito in maniera determinante a sancire il successo avuto. In questa seconda stagione, invece, ogni personaggio incrociato è risultato piatto, banale, insignificante. Nel complesso questa è stata la cosa che ci ha deluso maggiormente. In un intreccio così complesso ogni singolo ingranaggio deve avere una propria identità, mentre quelli apparsi sullo schermo sono sembrate pallide ombre incapaci di suscitare il benché minimo interesse. Dal sindaco corrotto, al padre della detective Bezzerides, passando per l'odiosa moglie di Velcoro e per i vari trafficanti di Vinci, quello che ci siamo ritrovati davanti è uno stereotipo continuo e ripetuto, incapace di coinvolgere e che, anzi, risulta stucchevole e noioso.

I difetti 3 - La trama

La sceneggiatura, che era la punta di diamante della prima stagione, è diventata il punto debole di questa. Sono molti gli aspetti che ci hanno lasciato perplessi mentre possiamo contare sulle dita di una mano le scene che ci hanno davvero emozionato (ma che senza dubbio meritano di essere citate). Il primo punto che non ci ha convinto riguarda senza dubbio le storie dei singoli protagonisti: se la base di partenza era buona, la sensazione finale è che, come detto, molti aspetti siano stati trattati con superficialità o con distacco, lasciando pochi interrogativi ma fornendo risposte approssimative e frettolose. Male, anzi molto male, anche la trama generale: all'intero caso manca completamente il mordente e il sentore di putrido che emanava quello affrontato lo scorso anno. L'inutile groviglio che viene pian piano svelato - spesso snocciolando una sequenza di nomi o facendo riferimento a eventi che non hanno mai lasciato il segno nello spettatore - risulta semplicemente banale; una cosa da signora Fletcher o poco più. Normale, quindi, che alla fine della stagione ci si ritrovi a pensare agli omicidi in Lousiana con un po' di nostalgia.

True Detective - Stagione 2 L’elenco che abbiamo fatto comprende tre pregi e tre difetti ma, ovviamente, il peso degli aspetti negativi (recitazione, contorno e trama) è infinitamente maggiore. Tuttavia questo non significa che bocciamo in toto la stagione. I quarantacinque minuti di ogni puntata, alla fine, scorrono abbastanza bene, con qualche scena memorabile sul finale ma con anche molti spezzoni poco azzeccati. L'andamento generale è insomma sufficientemente coinvolgente, con picchi qualitativi concentrati nell'ultima puntata. Avremmo voluto di più da Pizzolatto, è vero, qualcosa in grado di reggere il paragone con la fortunata prima stagione. Purtroppo non è andata così ma le critiche velenose che abbiamo sentito ci sembrano ingiuste nei confronti di una serie che, giunta al suo secondo anno, ha sì molte falle ma risulta comunque superiore a tanti prodotti che passano ogni giorno sui nostri schermi.