Recensione Tut

Ben Kingsley è il gran visir di Tutankhamon nella miniserie tv in tre episodi diretta da David Von Ancken che romanza con una narrazione avvincente l'ascesa e la caduta del faraone bambino.

recensione Tut
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Prodotta dalla canadese Muse Entertainment (The Kennedys e I pilastri della terra) e trasmessa dal canale via cavo Spike Tv, Tut è una miniserie di tre episodi (per circa quattro ora e mezza di durata complessiva) che ha l'intenzione di raccontarci, con non poche libertà narrative, l'ascesa e la caduta di Tutankhamon, noto anche come il faraone bambino. L'operazione, diretta dal televisivo David Von Ancken, autore nel 2008 anche del bel western Caccia spietata con Pierce Brosnan e Liam Neeson, può contare su un cast di volti giovani e freschi e sulla carismatica presenza del grande Ben Kingsley, qui fondamentale co-protagonista nei panni del visir doppiogiochista.

Per volere degli dei

Tutankhamon è solo un bambino quando su ordine del padre, morente per un avvelenamento, è costretto a sposare la sorellina Ankhesenamun e a salire al trono d'Egitto, affiancato dal consiglio del gran visir Ay. Diventato un ragazzo il regnante sente il bisogno di mischiarsi in incognito alla sua gente: è proprio in questo modo che conosce la bella Suhad, una ragazza Mitanni, e il prode guerriero Lagus, che diventerà uno dei suoi più fidi consiglieri. Ma i confini del regno sono minacciati proprio dall'esercito dei Mitanni e Tutankhamon decide di muovere guerra guidando egli stesso in prima linea i suoi uomini. Durante la violenta battaglia, il faraone rimane gravemente ferito e si salva soltanto grazie all'intervento di Suhad, ancora ignara della sua reale identità. Nel frattempo a Tebe tutti lo ritengono morto e si accendono vecchie rivalità tra i suoi uomini più fidati per favorire i propri interessi e incoronare un nuovo faraone.

Sulla scia di Game of thrones

Per chi è in cerca di veridicità storica, Tut si rivela senza dubbio un prodotto sbagliato. Per chi invece, conscio delle necessità di romanzare la vicenda a fini di mero spettacolo, è in cerca di un'avventura che riporti alle atmosfere dei peplum/sandaloni passati, l'operazione potrebbe destare qualche interesse.
Seguendo la scia dell'ormai conclamato successo di produzioni recenti sulla scia de Il trono di spade, la miniserie opta per un discretamente amalgamato mix di battaglie ed intrighi di potere, intramezzate da qualche sussulto erotico in una gestione del ritmo capace di mantenere sempre alta l'attenzione. A mancare nono sono certamente i colpi di scena e questo è sicuramente un merito non da poco visto che l'epilogo è chiaramente ben noto a tutti coloro che abbiano aperto in vita loro un libro di storia.
David Von Ancken è bravo nell'adoperare un budget non certo esorbitante nella ricostruzione dell'Egitto che fu (le riprese però sono state effettuate in Marocco) potendo contare su un notevole numero di comparse aiutate nelle scene di massa da un non troppo invasivo /artificioso uso di effetti digitali. Laddove si può muovere qualche critica è sul comparto scenografico: se le sequenze in spazio aperto mantengono un discreto fascino visivo, le ambientazioni all'interno risentono di una certa dozzinalità, in una spogliatezza che mal si addice al glorioso impero di un faraone. Elementi che comunque passano in secondo piano rispetto all'evoluzione degli svariati complotti che vanno a riguardare il numeroso cerchio di personaggi principali, tutti (inclusi Tutankhamon) tratteggiati come figure ricche di chiaroscuri nelle quali l'indole benevola è spesso sopraffatta da istinti malvagi.
Il cast svolge il suo compito con diligenza ma senza eccellere, con l'esclusione di un Kingsley che, e non poteva essere altrimenti, brilla di luce propria nei panni del gran visir.

Tut Nonostante i comprensibili dubbi di partenza, la miniserie su Tutankhamon si rivela un prodotto televisivo di buon livello, adempiendo a tutti i canoni ormai classici dei prodotti avventurosi su piccolo schermo: sanguinose battaglie, intrighi di potere, sesso patinato, ma non troppo, sono infatti parti fondamentali nelle quattro ore e mezza di visione. Tut paga solo in minima parte alcune ingenuità tecniche e narrative, tuttavia ha il merito di avvincere con un discreto numero di colpi di scena sino all'esplosiva puntata finale.