Twin Peaks, più risposte e meno suggestioni: Recensione dell'episodio 3x09

Dopo una delle puntate visivamente più controverse dell'intera serie, David Lynch torna a una struttura lineare per dare risposte ai fan...

recensione Twin Peaks, più risposte e meno suggestioni: Recensione dell'episodio 3x09
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Dopo le suggestioni audio-visive più avanguardiste e sperimentali dell'anno mostrate nella densissima ora dell'episodio 3x08, Twin Peaks è finalmente tornata con una puntata dalla struttura meno sofistica e più lineare per dare ai suoi fan alcune piccole risposte su questioni ancora irrisolte come la sorte del Maggiore Briggs e la connessione ancora poco chiara tra gli eventi della serie originale, quelli del "Blu Rose Case" di Fuoco cammina con me e quelli nuovi di Buckhorn. È in definitiva uno degli episodi più dialogati e fruibili del revival finora, forse inserito apposta in scaletta subito dopo la complessa "Genesi di Bob" per andare incontro all'esigenza di quello stuolo di appassionati più insofferenti all'ermetismo artistico di David Lynch, che fa spesso dell'immagine la vera protagonista della visione, intesa per lo più come esperienza. E allora eccoci arrivare finalmente ai primi denti di un immaginario pettine, dove alcuni difficili nodi dell'intricata trama iniziano a sciogliersi davanti ai nostri occhi, lasciandoci intravedere all'orizzonte un altro pezzo di un quadro generale comunque ancora difficile da comprendere nella sua interezza. [ATTENZIONE, DA QUI IN POI L'ARTICOLO CONTIENE SPOILER]

Briggs me back

Prima dell'esplosione -letterale- che ha innescato l'incredibile concepimento della nemesi principale della serie, avevamo lasciato il dopplegänger di Cooper (da qui in poi lo chiameremo D-Cooper) ripresosi dopo l'attacco degli spiriti della Loggia Nera in quello che sembrava il tentativo di liberare Bob dal suo corpo. Lo rivediamo in apertura dell'episodio incontrare altre due sue conoscenze criminali, probabilmente fatte nel corso degli anni passati sulla terra, che sono Hutch e Chantal, rispettivamente interpretati da Tim Roth e Jennifer Jason Leigh. A questi ordina di uccidere il direttore del carcere Murphy per coprire ogni traccia, per poi andarsene con un furgone rubato. Dall'opening si passa poi velocemente al cuore dell'episodio quando Gordon e il suo entourage ricevono una telefonata che li invita a recarsi a Buckhorn, dove è avvenuto l'omicidio della bibliotecaria Ruth Devenport, la cui testa mozzata è stata posizionata sopra il corpo del Maggiore Briggs. Dopo un esame del corpo, Gordon e Albert decidono di far interrogare William Hastings -creduto colpevole dell'omicidio dell'amante- dall'agente Preston, che lo trova in manette e in un fiume di lacrime. E qui c'è una rivelazione importante proprio da parte di Hastings che va però assolutamente contestualizzata in virtù di un'altra, attesa intuizione dell'agente Truman a Twin Peaks e sempre legata al Maggiore Briggs, file rouge essenziale della puntata e forse del revival.

Cooper al quadrato

Lo sceriffo in compagnia di Hawk e Bobby fa visita alla madre di quest'ultimo per avere informazioni sul marito, soprattutto circa la sua morte, in qualche modo collegata a Cooper. La donna però li ferma immediatamente e rivela che, prima di morire, Garland le aveva predetto il loro arrivo il giorno che Cooper lasciò la città, prendendola da parte e avvisandola di consegnare a Bobby e agli altri un cilindro metallico, senza aggiungere altro. Nella serie originale, il rapporto tra Briggs senior e Bobby era tendenzialmente conflittuale. Il ragazzo, come sappiamo, era il classico figlio di papà in un realtà provinciale, dall'atteggiamento scontroso e di sfida verso ogni "potere" in grado di frenare la sua libertà, dalla riprensione genitoriale alla Legge. Il Maggiore, dal canto suo, era un uomo completamente dedito al suo lavoro, di cui non poteva assolutamente parlare data la classificazione delle ricerche, che hanno portato poi alla scoperta dell'ingresso alla Loggia Nera. Era un rapporto basato purtroppo sull'incomprensione e l'assenza, ma in uno slancio di commozione David Lynch e Mark Frost hanno deciso di riappacificare nella morte padre e figlio tramite catarsi. E la gioia del riavvicinamento emotivo, dell'illuminazione, la leggiamo proprio negli occhi di Bobby nel momento dell'apertura del cilindro, un vecchio gioco rompicapo con il quale si divertiva con il padre in tenera età, rimando a un tempo ormai andato, tra rimpianti e una sincera commozione. Sicuramente tra le sequenza più profonde e sentite della puntata, che come dicevamo fa dei Briggs il perno della narrazione fino all'intuizione di Truman dopo la lettura del bigliettino all'interno dell'oggetto. Cosa c'è scritto? Cooper Cooper. Due volte.

Due agenti. In aggiunta ci sono anche delle coordinate e il disegno di due Picchi. Alla fine, dopo vari sospetti, anche la Legge di Twin Peaks si sta adesso avvicinando alla verità sugli strani comportamenti di Dale e sui consigli della Signora Ceppo, che verrà speriamo già approfondita nel prossimo episodio, a meno di un'altra -intendiamoci, ben accetta!- divagazione ermetico-estetica che continui in qualche modo il lungo flashback della scorsa settimana.

Il pianto dei giusti

Ricollegandoci a quanto dicevamo poco sopra, l'interrogatorio della sinuosa agente Preston a Hastings produce i suoi frutti: l'uomo, immerso in un mare di lacrime e professandosi continuamente innocente, rivela di essersi addentrato insieme a Ruth in "un'altra dimensione", scoperta dopo i vari studi e le ricerche portate a termine durante i loro incontri. In questa nuova e sconosciuta realtà rivela inoltre di aver incontrato proprio il Maggiore Briggs, a quanto pare ibernato lì da anni, e continuando la sua deposizione/flusso di coscienza aggiunge infine di aver sentito direttamente dalla bocca di Garland il nome Cooper, come fosse un avvertimento.

Spaventato e visibilmente terrorizzato, Hastings conclude la storia con il macabro finale della decapitazione improvvisa di Briggs alla pronuncia di Cooper e il buio completo degli avvenimenti successivi, che hanno poi portato alla morte di Ruth, nella nostra realtà decapitata, come se le due dimensioni si fossero sovrapposte. E non è un caso, forse, che nel terzo episodio, in quella che potrebbe essere una parte della Loggia Bianca, proprio Cooper vede passare in un cosmo pieno di stelle la testa di Briggs, che pronuncia le parole "Blu Rose", ovviamente riferiti ad elementi inspiegabili in un caso di omicidio -il suo? quello di Ruth a Buckhorn?- e all'opening di Fuoco cammina con me. Si comincia a intravedere in definitiva il punto di contatto tra i vari plot dell'opera, dove l'incredibile mitologia creata dagli autori e la complessa struttura narrativa procedono sempre più di pari passo, senza importanti inciampi stilistici e anzi camminando a testa alta attraverso la sublime capillarità contenutistica. È un lavoro meditato e attento, quello del revival, che ormai a otto episodi dalla fine è chiaro come sia diviso in due distinte anime: quella tecnicamente assuefacente, straniante ed empirica di Lynch e l'altra più discorsiva e incentrata sul racconto colloquiale di Frost; due Picchi sicuramente congeniali ed immensi, ma non Gemelli agli occhi di un attento osservatore.