Westworld 1x10: These violent delights have violent ends

The Bicameral Mind conclude tutte le storyline della prima stagione, ma ci interessa davvero quello che succede?

recensione Westworld 1x10: These violent delights have violent ends
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Non dev'essere stato facile per le alte sfere di HBO pensare al futuro del network senza Game of Thrones. La serie dark fantasy, adattamento dei romanzi di George R.R. Martin, ha avuto un successo globale senza precedenti e la sua fine imminente lascia un vuoto nel palinsesto difficile da colmare. Il progetto Westworld nasce con il chiaro obiettivo di riempire questo vuoto.

Lo show ha circa due anni di tempo per costruire una mitologia abbastanza solida da succedere alla fine delle avventure di Jon Snow, Daenerys Targaryen e compagnia. Figlio dell'omonimo film del 1973 girato da Michael Crichton, Westworld racconta la storia di un fantascientifico parco divertimenti, dei suoi abitanti umanoidi e degli esseri umani che lo gestiscono e lo visitano da anni. Jonathan Nolan e Lisa Joy, le due menti dietro alla serie, sono due figure esperte e creative, due pezzi grossi del settore, tanto che HBO gli ha assegnato un budget stellare, necessario a rendere gli episodi della prima stagione il miglior inizio possibile per un franchise tutto nuovo.

La coppia non ha tradito le aspettative e ha messo in piedi una serie che, dal punto di vista della messa in scena, è francamente maestosa: dal cast alla fotografia, dalla scenografia alle musiche, i valori produttivi sono stellari e dosati con grande gusto, senza mai strafare. La sigla, in particolare, è uno degli esempi più riusciti degli ultimi anni e gareggia senza problemi con i titoli di testa dei cugini più grandi della sala cinematografica.

Welcome to Westworld

Dal punto di vista della costruzione della mitologia, inoltre, il lavoro della produzione è stato paziente ma costante, quasi artigianale: guardando i primi otto episodi si ha proprio l'impressione di assistere ad un gigantesco lavoro di semina, un lento svolgersi di storie apparentemente diverse sul piano temporale, geografico e psicologico. Westworld gira intorno ad un loop narrativo esplicitato solo nella première ma ripetuto in tutte le puntate della serie in maniera sempre diversa, più intricata, sorprendente.

Per gli abitanti del mondo di Westworld non c'è nessuna differenza apparente tra esseri umani e Attrazioni, come per lo spettatore non c'è differenza tra il vero intreccio e una delle linee narrative scritte da Robert Ford, geniale scienziato interpretato dall'ottimo Antony Hopkins. La rottura della linea che separa le due realtà viene continuamente spostata durante gli otto episodi della serie, intrappolando lo spettatore in un meccanismo da cui è facile essere risucchiati. Il ribaltamento guida anche lo sviluppo dei personaggi e ne segna il percorso: gli esseri umani, anche quelli più apparentemente innocenti, sono tutti destinati all'abisso. Quello che li dovrebbe differenziare dalle Attrazioni, la loro coscienza, non gli impedisce di comportarsi in maniera spregevole, come se fossero tutti intrappolati in un cinismo universale irrinunciabile, senza fuga.
Le Attrazioni, al contrario, rappresentano in un certo senso quello che l'umanità potrebbe essere, o almeno questo è quello che pensa uno dei loro creatori. I momenti più alti raggiunti dalla prima stagione della serie scaturiscono sempre dalla ricerca della coscienza, dalla sfuggevolezza della sua definizione e della natura stessa della realtà. Le conversazioni tra Robert Ford e le sue creazioni sono il vero punto di forza della prima stagione di Westworld, interpretate splendidamente e girate sempre con grande gusto.

tra mito e realtà

Per costruire una mitologia vincente, però, tutto questo non basta, servono personaggi vincenti e storie appassionanti che incollino allo schermo. Sciogliere il labirinto di trame e sottotrame sarebbe un notevole esercizio di investigazione e non lo faremo qui, anche per non rovinarvi il personale piacere della scoperta. Il finale di stagione dà praticamente tutte le risposte, ma non aspettatevi nessuna vera grande rivelazione: i colpi di scena erano sotto gli occhi di tutti sin dai primi episodi, nascosti mescolando piani temporali e narrativi, punti di vista e sentimenti. Il continuo cambio di prospettiva, pur essendo eseguito magistralmente, finisce per allontanare gli spettatori dai personaggi. Questa specie di confusione narrativa, inoltre, non è stata sufficiente a impedire ai fan più attenti di indovinare in anticipo quasi tutte le sorprese presenti nella puntata. Westworld tocca vette altissime quando parla della coscienza, dei sogni, della realtà, ma zoppica quando deve districarsi nel labirinto creativo che ha creato puntata dopo puntata.

verso la fine

Il decimo episodio, il season finale, sublima questa doppia natura dello show, esplicitata dallo stesso titolo: "The Bicameral Mind". Le storie di William, dell'Uomo in Nero, di Maeve e di Dolores trovano tutte la loro conclusione, alcune in maniera inaspettata, altre in modo più prevedibile. Praticamente tutti i misteri della stagione vengono risolti ma la fine degli enigmi risulta un po' fine a se stessa, anch'essa incastrata nel meccanismo terribile di Robert Ford e del suo parco. L'unica cosa che resta è la ritrovata coscienza, un risveglio che è tanto delle Attrazioni quanto del pubblico, che alla fine della stagione si ritrova a condividerne sensazioni e desideri. Lo spaesamento dello spettatore è lo stesso delle Attrazioni.

Alla fine della prima stagione di Westworld ci ritroviamo in mano molte più informazioni di quanto ci potessimo aspettare, ma poche certezze. Guardando il finale ci si rende lentamente conto di essere impotenti, di non poter controllare davvero la macchina messa in piedi da Jonathan Nolan e Lisa Joy, gli autori che ci trattano esattamente come gli umani trattano le Attrazioni del parco: non c'è nessun destino più grande, nessun significato pacificatore nel mondo di Westworld. These violent delights have violent ends.

Westworld - Stagione 1 L’ultima puntata della prima stagione di Westworld è girata e recitata con grande maestria, chiude tutte le linee narrative e presenta anche diversi colpi di scena notevoli. La grande complessità dell’intreccio, però, risulta fine a se stessa e fa perdere un po’ di interesse verso i personaggi. I momenti dedicati al risveglio delle Attrazioni e alla loro ricerca di umanità rimangono comunque di qualità altissima e valgono il prezzo del biglietto. Promossa.

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